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LA LAGUNA, L’ECONOMIA

LA STRADA – Proposta da portare in Comitatone

I NUMERI – Investiti 14 milioni in 14mila metri quadrati

L’INCONTRO  L’assessore Farinea ha spiegato il progetto al circolo Pd Cannaregio

Riduzione del 32% in Marittima. Entrata e uscita dal canale dei Petroli

Ecco il piano del Comune per le crociere a Marghera

Il Comune scopre le carte sulle crociere a Marghera. Anche se Ca’ Farsetti non ha mai concretizzato la propria posizione in un progetto – tra quelli in attesa della valutazione di impatto ambientale – l’altra sera a Cannaregio durante un dibattito organizzato dal Pd sono state illustrate nel dettaglio le “ipotesi di indirizzo” di Ca’ Farsetti, che punta a far arrivare le grandi navi da crociera a Marghera appunto. Erano invitati il Comune, con l’assessore allo Sviluppo Economico Alfiero Farinea accompagnato da alcuni tecnici dell’Urbanistica, ma anche l’ex assessore all’Urbanistica Roberto D’Agostino, che ha invece redatto un progetto tra quelli in lizza al Ministero. La soluzione Marghera, secondo il Comune, avrebbe il vantaggio di essere di rapida realizzazione, con l’obiettivo di ridurre il traffico in Bacino del 32 per cento nel giro di 6-7 mesi, ha esordito Farinea. Transito unico per il traffico crocieristico e quello industriale, dalla bocca di porto di Malamocco, percorso lungo il canale dei Petroli e arrivo fin da subito a Marghera con due navi, in una prima fase. Necessaria la realizzazione di un bacino di evoluzione, per permettere ai colossi una manovra di entrata e uscita. Successivamente se ne potrebbero aggiungere altre procedendo per fasi successive. E attraverso il risezionamento del Canale Vittorio Emanuele o all’allargamento del canale che costeggia l’isola delle Trezze si potrebbe arrivare anche in Marittima. «Un modo – secondo l’assessore Farinea – per tutelare il rispetto dell’ambiente con le esigenze economiche della città. Ma è necessario uno studio specifico e soprattutto un’attenta programmazione nella portualità». Tenendo conto che la Marittima è ormai alla saturazione mentre Marghera potrebbe rappresentare un polo in espansione e che, come è stato illustrato durante il dibattito, nei grandi porti europei non c’è una distinzione tra il traffico crocieristico e quello commerciale. Resta il fatto che il Comune non ha “armi” procedurali in mano per far valere le proprie linee di indirizzo, se non in un Comitatone.
Al dibattito è stato presentata anche l’ipotesi D’Agostino. Che punta alla creazione di un terminal vero e proprio a Marghera, con la realizzazione di banchine adeguate alle proporzioni delle navi. Visto che quelle attuali, pur recenti non sarebbero più sufficienti. L’ipotesi Marghera, poi, rilancia il tema delle aree che si andrebbero ad occupare, ovvero la Pilkinton e la raffineria Eni e non sono mancati i dubbi in sala. Nessun cenno, invece, alla riduzione delle dimensioni delle navi da far transitare prevista anche dal Pat. Intanto c’è attesa per quello che il sindaco Giorgio Orsoni ha promesso per domani: se da Roma non dovessero arrivare notizie dai Ministeri sullo sblocco della vicenda il primo cittadino potrebbe emettere un’ordinanza di divieto di transito ai grattacieli del mare in base alle proprie competenze di incolumità pubblica, sicurezza urbana o tutela sanitaria.

 

Oggi De Piccoli presenta all’Ateneo il suo porto

I tempi si stringono e la competizione si fa più stretta, anche se alla fine non sarà la popolazione veneziana a decidere, ma il Governo. Oggi alle 11 Cesare De Piccoli presenterà il suo progetto all’Ateneo Veneto. Si chiama “Venis cruise 2.0″ed è una proposta compiuta sposata dalla Duferco Italia Holding spa, un’azienda bresciana leader nel campo della produzione e del commercio di materie prime siderurgiche con oltre 800 addetti e un fatturato annuo pari a 700 milioni. Per l’ex viceminmistro alle Infrastrutture  questa soluzione ha il vantaggio che si può realizzare in tempi veloci, un paio di anni, e che salta l’ipotesi della fase transitoria. Il progetto, che potrà essere realizzato per fasi modulari, prevede a pieno regime di poter ospitare almeno lo stesso numero di navi della Marittima. Il dettaglio dei costi non è ancora noto, ma De Piccoli ritiene che si possa andare abbondantemente al di sotto dei 170 milioni preventivati per lo scavo del canale Contorta.

ALLA MARITTIMA – E intanto Venezia Terminal Passeggeri inaugura la più grande banchina del Mediterraneo per una singola nave

Vtp non ha nessuna intenzione di spostare i suoi terminal crocieristici altrove. I suoi rappresentanti lo hanno sempre detto e lo hanno sempre affermato anche con i fatti. Il motivo è presto detto: il vecchio porto merci è stato trasformato in meno di 15 anni in una moderna stazione passeggeri con terminal dedicati per ogni nave. Per quest’operazione Vtp ha investito finora 150 milioni di euro e non intende rinunciarvi tanto facilmente.
Ora, alla vigilia di una decisione del Governo che potrebbe potenzialmente cambiare gli scenari, la società che gestisce il porto passeggeri presenta il completamento di un progetto ultradecennale. Martedì prossimo sarà inaugurato il nuovo terminal ospitato nel fabbricato 109/110 sulla banchina Tagliamento. Non uno qualunque, ma il più imponente per estensione di tutto il Mediterraneo, con i suoi 14mila metri quadrati destinati ad una sola nave. La realizzazione dell’ottava stazione passeggeri nel luogo in cui c’erano i magazzini per lo stoccaggio del cotone ha comportato un investimento da parte di Vtp di 14 milioni.
A questo punto ognuna delle grandi navi che arriverà in banchina avrà a disposizione un terminal dedicato, in grado di velocizzare al massimo le operazioni di sbarco e di imbarco di passeggeri e bagagli, parallelamente a quanto accade nei maggiori aeroporti del mondo. Questo porterà presumibilmente la capacità di accoglienza ben sopra i due milioni di passeggeri attuali e in diretta competizione con lo scalo di Barcellona per il primato del traffico nel Mediterraneo.
Se l’Autorità portuale (e quindi il Ministero delle Infrastrutture) con i suoi soci privati spinge verso questa direzione, evidentemente qualche ragione ci sarà. Certo è che una Marittima così congegnata sarebbe pronta ad accogliere il “ritorno” delle navi extra large una volta scavato il nuovo canale d’accesso dalla bocca di Malamocco. Cosa, però, tutt’altro che scontata se il Governo manterrà la parola di effettuare una valutazione d’impatto ambientale per tutte le 7 alternative presentate.
Nel caso in cui si optasse per un terminal dedicato alle maxi navi in mare (il progetto degli ambientalisti e di De Piccoli) o a Marghera (come vorrebbe il sindaco Giorgio Orsoni), una Marittima così strutturata potrebbe invece apparire sovradimensionata.

Michele Fullin

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