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Nuova Venezia – Mantovani e la storia segreta dell’Expo

Posted by Opzione Zero in Rassegna stampa | 0 Comments

11

apr

2014

L’INCHIESTA DELL’ESPRESSO

PADOVA – C’è una storia segreta per l’Expo. La ricostruisce Fabrizio Gatti sul settimanale «L’Espresso» in edicola, parlando della preoccupazione che l’inchiesta che, nel febbraio dell’anno scorso decapitò il vertice della impresa Mantovani, portasse al fallimento dei lavori di Expo 2015. Effettivamente, l’impresa della famiglia padovana Chiarotto detiene l’appalto più consistente dell’intera piattaforma Expo, del valore di circa 200 milioni di euro. Con l’arresto dell’ex manager Piergiorgio Baita tutti gli ambienti legati ad Expo ebbero la preoccupazione che saltasse la tempistica per la consegna dei lavori di realizzazione della piastra. Per questo, dopo una serie di vertici in prefettura a Milano, la stessa prefettura milanese chiese al Ministero di «snellire» le procedure per i controlli antimafia. La richiesta venne accolta dal ministro dell’Interno Angelino Alfano nell’ottobre scorso, «salvando » la tempistica dei lavori milanesi e «salvando» anche la Mantovani stessa. Ma l’impresa padovana, che era stata definita dal giudice per le indagini preliminare che autorizzò l’arresto dell’ex poliziotto bolognese Giovanni Preziosa come un «gruppo economico criminale » , dopo l’arresto di Baita sostituì quasi completamente il management affidando a un ex questore, Carmine Damiano, la presidenza. Adesso, però, i lavori nel cantiere dell’Expo sono entrati nel vivo: e lo snellimento delle procedure per i controlli antimafia, teme il commissario unico per l’Expo Giuseppe Sala, sta portando all’ingresso nel mega cantiere di Rho di decine e decine di imprese che, in subappalto, stanno realizzando i lavori di costruzione. Insomma, il cronoprogramma è stato rispettato. Le normative antimafia, forse, un po’ meno.

 

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