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Gazzettino – Porto Marghera si rimette in moto

Posted by Opzione Zero in Rassegna stampa | 0 Comments

12

apr

2014

LA FIRMA L’Eni cede a Regione e Comune 110 ettari. Opportunità per nuovi investitori

Oltre 100 ettari di aree industriali passano dall’Eni al Comune. Ieri Comune e Regione hanno siglato il preliminare che apre la strada alla reindustrializzazione di Porto Marghera. Il governatore del Veneto Luca Zaia ha detto che quello firmato ieri è un accordo storico per l’area industriale. 50 dei 110 ettari complessivi sono disponibili subito, gli altri 60 devono essere bonificati, ma ciò che conta è che l’operazione, che tra l’altro comporta un versamento di Eni alle istituzioni di 38 milioni di euro, sia partita.

PORTO MARGHERA – Nuova raffineria accordo fra Eni Comune e Regione

SINDACO E GOVERNATORE

Orsoni: «Ora gli imprenditori»

Zaia: «Spazio al manifatturiero»

L’INVESTIMENTO – Con 100 milioni una “bioraffineria” userà l’olio delle patatine fritte

INDUSTRIA L’amministratore delegato dell’Eni Paolo Scaroni: «Un esempio per tutto il Paese»

Porto Marghera, la firma della rinascita

Consegnati a Comune e Regione 110 ettari di aree industrializzate, pronte per i privati

Comune di Venezia e Regione Veneto hanno siglato il preliminare per acquisire 110 ettari di aree industriali da Syndial del gruppo Eni. Ora manca solo il rogito dal notaio e poi le istituzioni pubbliche costituiranno una società (newco) per cedere quei terreni a investitori che apriranno nuove attività produttive e creeranno occupazione nei duemila ettari complessivi di Porto Marghera. Storica firma che apre la strada alla reindustrializzazione non più inquinante, dopo almeno due decenni di crisi profonda nel corso dei quali si sono registrate solo chiusure e perdite di posti di lavoro. Hanno firmato Giorgio Orsoni, sindaco di Venezia, il governatore del Veneto Luca Zaia e il presidente di Syndial, Leonardo Bellodi. Con loro sul palco dell’altrettanto storico capannone del petrolchimico, simbolo di decenni di lotte operaie, l’amministratore delegato di Eni Paolo Scaroni e l’ex ministro dell’Ambiente, Corrado Clini. Del Governo non c’era nessuno, anche se Scaroni ha detto che l’operazione aree avviata a Marghera dovrebbe diventare modello per tutto il Paese, «perché non c’è finanza e non c’è ricerca avanzata senza una fabbrica alle spalle».
Gli industriali non sono mai completamente soddisfatti, e Matteo Zoppas, presidente di Confindustria Venezia, ha parlato di «un grande risultato ma dobbiamo eliminare ancora tutte le zavorre burocratiche e risolvere definitivamente la questione delle bonifiche, in particolare del trattamento acque. Per un investitore i costi sono ancora incerti, e senza certezze difficilmente qualcuno verrà a Porto Marghera».
Il governatore del Veneto Luca Zaia, invece, ha detto chiaramente che quello firmato ieri è un accordo storico per l’area industriale «che non ospiterà mai parchi di divertimento o campi da golf, come vorrebbe più di qualcuno, ma valorizzerà il settore manifatturiero perché è il suo luogo ideale grazie alla ferrovia, al porto, all’autostrada e a tutte le altre infrastrutture».
Manifatturiero senza il quale «il Paese non andrà da nessuna parte – ha ammonito Paolo Scaroni, amministratore delegato dell’Eni -. Come Eni abbiamo fatto e continueremo a fare la nostra parte». Cento milioni per trasformare, unici al mondo, una raffineria tradizionale in una bioraffineria (“usando anche l’olio delle patatine fritte del Mc Donald’s”), e duecento per un nuovo impianto di prodotti bio a fianco del cracking che dimezzerà le produzioni di etilene mantenendo, però, l’integrazione con gli altri petrolchimici padani. Questi sono i biglietti da visita del cane a sei zampe, ai quali si è aggiunto quello delle aree: 50 ettari sono disponibili subito, gli altri 60 devono essere bonificati ma ciò che conta è che l’operazione, che tra l’altro comporta un versamento di Eni alle istituzioni di 38 milioni di euro, sia partita. E fino ad un anno fa pochi ci credevano perché all’epoca Orsoni e Bellodi ancora si mandavano vicendevolmente a quel paese accusandosi di boicottare il progetto.
Poi finalmente, anche grazie al veneziano Clini che, con il suo accordo sulle bonifiche dell’aprile 2012, ha spianato la strada, hanno condiviso l’obiettivo di rimettere in moto la macchina produttiva. Tanto che ieri Orsoni ha ringraziato Eni per l’impegno: «Non avremmo mai immaginato che Eni, con i suoi investimenti, potesse addirittura anticipare la riconversione per la quale stiamo tutti lavorando».
I sindacati, come gli industriali, non sono del tutto soddisfatti perché «gli investitori interessati ancora non li vediamo e le istituzioni devono passare dagli annunci ai fatti».
I fatti sono questo accordo, ha ribattuto Orsoni, «ora piuttosto tocca agli imprenditori dimostrare che sanno fare». Anche perché «in quest’area area e con queste possibilità possiamo finalmente puntare all’obiettivo di portare a zero il tasso di disoccupazione» ha aggiunto l’assessore regionale alle Infrastrutture Renato Chisso.
E, tanto per non farsi mancare le sorprese, il presidente del Porto, Paolo Costa, ha fatto presente che, per decidere quali attività si potranno insediare, bisogna rimettere mano al piano regolatore portuale, e chi decide su questo sono Porto e Comune, si spera in fretta.

Elisio Trevisan

 

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