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Ieri vertice a Roma: solo uno dei sette progetti in ballo sarà sottoposto alla Commissione Via

Orsoni: «Sto preparando l’ordinanza per vietare il transito dei grattacieli del mare in Bacino»

SINDACO & MINISTRO Giorgio Orsoni e Maurizio Lupi su posizioni diverse

Sulle Grandi navi saranno i ministri competenti a decidere e a dire l’ultima parola. Si profila infatti la strada della Valutazione di impatto ambientale solamente per il progetto che verrà scelto tra i sette in campo. Intanto il sindaco Giorgio Orsoni a giorni firmerà l’ordinanza per tenere fuori dal Bacino le Grandi navi. E nel frattempo il presidente di Confindustria Zoppas si augura che, in una materia così delicata e in periodo di crisi, si giunga alla migliore soluzione possibile.

LA SALVAGUARDIA DI VENEZIA

GRATTACIELI DEL MARE – In base alle indiscrezioni i ministeri avrebbero ieri concordato la linea: la scelta tra i sette progetti sarà politica, poi interverrà la commissione Via

SVOLTA – La scelta ora diventa prettamente politica

FUORI DAL BACINO – No alla valutazione di impatto su tutti e sette i progetti: la Via solo per quello che sarà scelto

Grandi navi, decidono i ministri

Non più una valutazione di impatto ambientale per tutti e sette i progetti alternativi al passaggio delle grandi navi in Bacino San Marco trasmessi dalla Capitaneria di Porto il mese scorso, ma solo per quello che verrà scelto come soluzione definitiva.
E gli intenti sono che la valutazione si concluda tempi rapidi, nel giro di sessanta giorni.
Sono le indiscrezioni emerse dalla riunione di ieri mattina, attesa con trepidazione, saltata all’improvviso la settimana scorsa per motivi che non sono stati resi noti, rinviata e non più annunciata. Ma alla fine il confronto a tre, nei meandri dei palazzi romani c’è stata: il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Maurizio Lupi, l’unico ancora in carica dal governo precedente, ha fatto gli onori di casa al Ministro dell’Ambiente Gianluca Galletti e al Sottosegretario ai Beni Ambientali Ilaria Borletti Buitoni, seguiti dai tecnici dei rispettivi dipartimenti. Un incontro durante il quale sono state prese in esame le diverse proposte elaborate, alla luce dell’ordinanza del Tar che ha sospeso il decreto sul divieto di transito alle grandi navi e dell’incidente di sabato scorso in Marittima. Un vertice in questo caso più politico che tecnico, durante il quale è stata analizzata la situazione attuale, che vede una riduzione su base volontaria dei transiti, ma comunque la stagione della crocieristica che si apre e sta entrando nel vivo.
Di fatto ora la scelta diventa prettamente politica e sarà presa collegialmente dai tre ministri, si ipotizza una soluzione immediata prima di arrivare alla decisione definitiva. E forse per snellire la procedura, se in un primo momento le dichiarazioni d’intenti propendevano per la comparazione tecnica – peraltro difficile, visti i diversi livelli di avanzamento progettuale – di tutte le ipotesi, ora la valutazione sarà in primo luogo politica e solo successivamente se ne valuterà l’impatto ambientale, che comunque resta imprescindibile. Un terreno minato, tenendo conto dell’ordine del giorno approvato dal Senato all’unanimità in cui si chiede che tutti i progetti siano tenuti in uguale considerazione. L’accordo tra i ministri è quello di valutare tutti gli aspetti per raggiungere un voto condiviso. Facile immaginare le pressioni a cui saranno sottoposti in questi giorni, schiacciati dalle istanze di mantenimento dei livelli occupazionali e della tutela dell’ecosistema lagunare, in una città che ha votato nel suo Pat l’estromissione delle navi non compatibili con la laguna di Venezia.
Sullo sfondo, comunque vada, l’investimento di centinaia di milioni di euro: nell’ipotesi di scavo del Canale Contorta, caldeggiato da Autorità portuale che è emanazione del Ministero delle Infrastrutture, come nell’ipotesi di scavo della tangenziale dietro alla Giudecca prediletta da Scelta Civica di Enrico Zanetti, dai porti off-shore in bocca di porto del Lido firmati De Piccoli e Comune di Mira, all’ipotesi Marghera di Roberto D’Agostino, che rifarebbe le banchine a Marghera per far stazionare i grattacieli del mare.

 

IL COMUNE – Orsoni: «Stiamo preparando l’ordinanza per tenerle fuori»

Il sindaco va avanti. Perplessità di alcuni esponenti del Pd, no dell’Udc

Il presidente di Confindustria Zoppas: «Tenga conto del momento di crisi»

(E.T. / R.V.) Il sindaco non è un comandante di navi, ci mancherebbe altro, e non ha nessun potere sulla navigazione, tantomeno delle navi. Giorgio Orsoni, però, non pensa ai bastimenti, pensa ai monumenti e ai palazzi della millenaria città sull’acqua, e a chi ci vive dentro. E su quelli di poteri ne ha eccome, per cui l’ordinanza sarà proprio per tutelare pietre e persone da possibili danni, anche se fosse solo una possibilità remota.
Da Roma, insomma, ieri non è arrivata una fumata bianca ma la notizia di una riunione fra i tre Ministeri peraltro aggiornata alla prossima settimana (ne parliamo a fianco). Perciò, come aveva promesso, il sindaco Giorgio Orsoni ha deciso di passare al piano B, o meglio O come ordinanza.
In modo forse provocatorio contro l’immobilismo romano, con l’intenzione di dare una scossa su un tema sotto gli occhi del panorama mondiale, questa mattina Orsoni darà il via alla redazione dell’ordinanza in base ai poteri conferiti al sindaco dal testo unico degli enti locali. In particolare all’articolo 54 del documento si fa presente che il primo cittadino, quale ufficiale del Governo, sovrintende «all’emanazione degli atti che gli sono attribuiti dalla legge e dai regolamenti in materia di ordine e sicurezza pubblica» e può adottare «con atto motivato provvedimenti urgenti per prevenire ed eliminare gravi pericoli che minacciano l’incolumità pubblica e la sicurezza urbana».
Chiaro che è un provvedimento esposto a tanti possibili ricorsi al Tar perché, comunque, è un parlare a nuora perché suocera intenda ma intanto smuove le acque stagnanti della laguna. «Movimentiamo un po’ la faccenda» ha detto ieri a margine dell’accordo con l’Eni per le aree di Porto Marghera, intendendo appunto che i tempi di Roma sono troppo lenti rispetto a quelli imposti dall’opinione pubblica mondiale per cui «avviamo le procedure per l’ordinanza».
Mentre parlava sorrideva con le labbra ma gli occhi erano serissimi, e dev’essersene accorto anche Matteo Zoppas quando ha salito i gradini del palco allestito nel capannone del petrolchimico per andarlo a salutare. Matteo Zoppas, anche lui sorridendo per le telecamere, ha stretto la mano a Orsoni, chiedendogli se davvero avesse intenzione di procedere, non ha nemmeno nominato la parola ordinanza, troppo urticante per gli interessi e i valori in ballo.
Il sindaco ha risposto che non c’è nessuno scherzo, insomma che è suo dovere intervenire, senza drammi.
Alla fine della cerimonia, qualcuno ha fatto una battuta sulle Grandi Navi al presidente di Confindustria e lui ha tagliato corto, secco: «Spero che non si facciano scherzi, perché in questo momento di crisi non ce n’è proprio bisogno».
L’intenzione è stata ribadita ieri sera in una riunione di maggioranza (Pd e Udc, gli altri erano assenti), durante la quale il sindaco ha di nuovo insistito sul trasferimento a Marghera delle navi più grandi (si parla di spazio per tre) come unica soluzione nel breve periodo. Sull’ordinanza, una buona parte degli esponenti del Pd ha manifestato perplessità, mentre l’Udc si è detta contraria, dicendo che se il sindaco firmerà l’ordinanza se ne assumerà la responsabilità anche economica.

 

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