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Il comitato pressa l’Arpav: serve un piano per dare l’allarme in caso di innalzamento dell’acqua

CASTELFRANCO. Allagamenti da falda, anche se l’emergenza è finita, il problema va tenuto presente per trovare una soluzione.

A chiederlo il Comitato Acqua di Falda che ora si aspetta che il Comune mantenga quanto promesso, ovvero una sensibilizzazione presso gli enti regionali e locali e soprattutto un incontro con l’Arpav anche per capire se ci sono alternative che possano evitare il ricorso alle pompe domestiche. L’uso intenso nei mesi scorsi per liberare garage e scantinati dall’acqua ha portato a sensibili aumenti nelle bollette elettriche, anche di dieci volte rispetto alla media dei mesi “normali”.

Attualmente la situazione nell’area di borgo Padova e frazioni a sud della città murata è tornata sotto controllo, ma fino a quando lo sarà? Il rischio di piovaschi che determinino altri allagamenti non si può escludere.

I dati riportati dal comitato dicono che il livello della falda è sceso di circa 70 centimetri rispetto al massimo del 3 marzo scorso.

In via Ugo Foscolo l’acqua di falda è a meno 3,16 metri sotto il livello stradale, pertanto appena sotto il pavimento dei garage e cantine. E la diminuzione media è stata di circa 1,4 centimetri al giorno. Troppo poco per escludere a priori il rischio di non dover rimettere mano alle pompe.

«Su questo problema», spiega Sandro Folli del Comitato Acqua di Falda, «abbiamo formulato una petizione sottoscritta da seicento castellani che è stata consegnata in Regione e in Provincia. All’Arpav è stata richiesta l’istituzione di un sistema di allertamento di risalita falda, la realizzazione di uno studio sui fattori di innalzamento e su un metodo generale di difesa attiva e passiva per contenere i danni della risalita della falda. Nel mese di maggio ci attendiamo pertanto la convocazione per un incontro con l’Arpav. Speriamo con l’esperienza maturata su problematiche analoghe, si possano avere suggerimenti sulle contromisure da adottare per il contenimento del fenomeno, come ad esempio è avvenuto nel comune di Selvazzano Dentro in provincia di Padova».

Ma il comitato vuole anche capire come mai non ci siano stati vincoli per costruire in questa particolare zona. «Il problema degli allagamenti», continua Folli, «si presenta con ciclicità. Recentemente nel 2010 e, appunto, quest’anno, ma anche in passato si è verificato questo fenomeno. Vorremmo capire se il Comune nel dare il suo ok alle concessioni edilizie in borgo Padova ha tenuto presente questo problema, che ora sta costando parecchio a chi ha scelto di risiedere qui».

(d.n.)

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