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Nuova Venezia – Primo maggio, lo shopping non si ferma

Posted by Opzione Zero in Rassegna stampa | 0 Comments

30

apr

2014

 

LA POLEMICA »  LE FESTIVITÀ NEGATE

Le Barche, Panorama e Billa non rinunciano all’apertura. I sindacati protestano: «Non si vende il diritto al riposo»

Resteranno chiusi i centri commerciali che hanno lavorato a Pasquetta e il 25 aprile

È il giorno in cui si festeggiano in quasi tutto il mondo i lavoratori per ricordare l’impegno del movimento sindacale e gli storici diritti conquistati, dentro e fuori i posti di lavoro, con dure e lunghe battaglie, come quella sull’orario di lavoro giornaliero e settimanale.

Ma proprio domani, 1 maggio, torna la polemica sulle aperture nei giorni festivi dei centri commerciali, ma con un “tacito” accordo di rotazione dei turni di apertura festiva per garantire a tutti un po’ di lavoro, visto che il grande numero di centri commerciali – ultimo nato il gigantesco “shopping center” la Nave de Vero a Marghera – a fronte di consumi sempre più ridotti e la sovra-offerta di prodotti alla clientela. Stavolta a tenere aperte le porte aperte ai clienti anche nel giorno in cui si festeggia il lavoro, saranno i negozi e locali ospitati nei sei piani del Centro le Barche di Mestre, il grande ipermercato Panorama di Marghera e tutti i supermercati del gruppo Billa esistenti in centro storico a Venezia.

In compenso resteranno chiusi domani altri centri commerciali – come l’Auchan a Zelarino, la Nave de vero a Marghera e Valecenter a Marcon – che hanno tenuto aperto sia a Pasquetta e il 25 aprile scorsi. Dal canto loro, gran parte dei lavoratori e i loro sindacati di categoria continuano a protestare con l’appoggio sostanziale anche delle Diocesi, di parroci e vescovi che difendono il diritto al riposo nei giorni festivi.

«Ricordiamo a tutti che il contratto nazionale di lavoro del commercio» di Luca Zuin, segretario generale della Fisascat-Cisl «stabilisce che non c’è alcun obbligo lavorativo durante le festività previste dal calendario. Si tratta, peraltro, di una regola molto chiara sostenuta anche da sentenze, con le relative e circostanziate motivazioni, della Corte di Cassazione». «Questo significa» aggiunge Zuin «che anche se il dipendente di un centro commerciale che obbliga i suoi dipendenti a lavorare anche di domenica o nei giorni di festività infrasettinali si rifiuta di lavorare, ha il sacrosanta diritto ad avere la sua retribuzione anche per quella giornata festiva e comunque nessuno può contestargli l’assenza e tantomeno giustificare un provvedimento disciplinare contro di lui».

I sindacati dei lavoratori del commercio, proprio per il 1 maggio, hanno in programma una serie «di iniziative di mobilitazione» che saranno concentrate con la partecipazione alla manifestazione nazionale di Cgil, CIsl, Uil a Pordenone e a quella veneziana prevista per domani pomeriggio in piazza Ferretto a Mestre. «In entrambe le iniziative» spiega ancora Luca Zuin «la presenza delle lavoratrici e dei lavoratori del commercio sarà ben visibile. Infatti, ogni lavoratore sfoggerà un adesivo con lo slogan: Domeniche No Grazie, già distribuito ieri nel corso del convegno regionale di Padova».

Lunedì scorso a Padova più di 300 delegati e delegate sindacali del commercio di tutto il Veneto hanno partecipato a Padova all’assemblea intitolata «Not for sale» (Niente è in vendita) che ha chiesto di modificare le norme introdotte dal Governo Monti sulla completa liberalizzazione degli orari».

Gianni Favarato

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Arriva la disdetta del contratto aziendale 150 euro in meno ai dipendenti del Billa

I supermercati Billa appartengono al gruppo tedesco Rewe che è uno dei più importanti in Europa, attivo da tempo nel campo della grande distribuzione e del turismo, con circa 323.000 dipendenti sparsi in 13 paesi europei e in 15.700 punti vendita – dei quali che hanno generato nel 2013 un fatturato di oltre 48 miliardi di euro. Tutti i supermercati Billa non solo impongono l’apertura domenicale e in tutti i giorni festivi ai suoi dipendenti, ma hanno anche disdetto recentemente il contratto integrativo, tanto che Il prossimo 17 maggio tutti i sindacati di categoria dei lavoratori del commercio di Filcams-Cgil, Fisascat-Cisl, Uiltucs hanno indetto una giornata di sciopero a livello nazionale. «I dirigenti di Billa Italia si sono permessi anche di disdire, a livello unilaterale, il contratto di secondo livello con tuto ciò che contiene a livello aziendale – spiegano i sindacalisti –. Si tratta di un taglio sostanziale del salario, già modesto malgrado le tante giornate e ore di lavoro che farà perdere ai dipendenti 150 euro di salario al mese». Per i sindacati «non si possono sciogliere gli accordi come si vuole, senza dire niente a nessuno, come non si può fare beneficenza pensando di risparmiare sulla pelle dei lavoratori che già devono rinunciare alle loro feste sancite per contratto». Il coordinamento nazionale dei delegati sindacati delle Rsu di Billa Italia che ha indetto lo sciopero del 17 maggio un «atto provocatorio e strumentale, in violazione dell’accordo sottoscritto in data 23 Giugno 2009. In questo modo i dirigenti di Billa scaricano su occupazione e salari gli effetti negativi della crisi e l’incapacità dell’impresa di far fronte, con adeguate politiche aziendali, alle mutate condizioni di mercato ed alla concorrenza».

 

«In centro negozi chiusi per gli affitti alti»

Dibattito al Palco sul commercio. Il vicesindaco spiega i motivi della crisi, ma l’Ascom non è d’accordo

Nessuno screzio ai negozi di vicinato, nessuna beffa al centro città, nessun favoritismo nei confronti della grande distribuzione. «All’inaugurazione de La Nave de Vero era chiesto una presenza istituzionale e sono andato io».

Sandro Simionato, vicesindaco di Venezia, non ci sta e, dopo le critiche per la sua “comparsata” alla pre-apertura del nuovo centro commerciale di Marghera, risponde ancora una volta alle accuse di chi vede in lui e nella giunta gli “amici dei centri commerciali”. «Non sono andato lì per esaltare la struttura», continua Simionato durante un dibattito sul commercio organizzato a “Il Palco” di piazzetta Cesare Battisti alla presenza di una cinquantina di persone – ma anzi, per portare anche una voce critica. Anche in relazione all’impatto dell’opera sulla città, esserci era un dovere istituzionale».

Il dibattito sulle tante serrande abbassate in centro e in periferia vede confrontarsi, oltre al vicesindaco, anche il segretario di Ascom Mestre, Dario Corradi, l’immobiliarista Nino Vincenzi e il commerciante Paolo Cuman, all’interno di un incontro organizzato e promosso da Matteo Montagner, Alvise Ferialdi e il titolare del Palco, Stefano Ceolin. L’incipit di Vincenzi descrive la situazione del commercio mestrino. «In centro il 30% dei negozi è chiuso – spiega l’immobiliarista», in periferia il rapporto è capovolto, ogni dieci attività sette hanno le serrande abbassate».

Cosa fare per invertire la tendenza? Dario Corradi lancia il “la”, sottolineando, come più volte, che «se continuiamo a dare di Mestre l’immagine di una città irraggiungibile, si svuoterà sempre di più. Non ci sono indicazioni di dove si trovi il centro, non ci sono parcheggi. La grande distribuzione è accessibile e ha parcheggi gratis per tutti».

Paolo Cuman appoggia la tesi in pieno, attacca i park scambiatori e ricorda la Mestre anni ’60, «con la sua offerta commerciale meravigliosa e con le frotte di clienti che andavano da Coin e da Pettinelli». Simionato prova a spiegare le strategie della giunta, difende le zone a traffico limitato, confida le difficoltà che si vivono con i cittadini anche solo quando si vuole realizzare un parcheggio, come in piazzale Leonardo Da Vinci e in via Costa. Poi però si rivolge ai proprietari dei negozi. «Li richiamo a quella responsabilità sociale contenuta negli articoli della Costituzione», chiosa il vicesindaco, «alcuni negozi del centro chiudono non perché non hanno clientela, ma perché pagano affitti troppo alti». Il ragionamento, però, non ha convinto né Cuman, né Vincenzi.

Gianluca Codognato

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