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Nuova Venezia – Aperture festive, due strade per limitarle.

Posted by Opzione Zero in Rassegna stampa | 0 Comments

1

mag

2014

Zanon (Confcommercio): meglio il testo della Camera che il referendum cui guarda la Regione Veneto

VENEZIA. Negozi, centri commerciali, outlet aperti persino il primo maggio, festa del lavoro e dei lavoratori. Quel che fino a poco tempo fa sembrava una bestemmia adesso appare la realtà: gran parte dei centri commerciali e dei principali supermercati oggi sono aperti. Proprio a ridosso di queste aperture straordinarie, il consiglio regionale, attravero la commissione Affari istituzionali, ha approvato la richiesta di indizione di un referendum abrogativo della liberalizzazione selvaggia decisa dal governo Monti nel 2012. Plaude la Confcommercio: «Mettiamoci d’accordo: se applaudiamo il Papa quando dice che la troppa ricchezza è lo sterco del diavolo e che è giunto il momento di cambiare stile di vita, poi non possiamo aprire i templi del consumismo sfrenato 24 ore su 24 festività comprese» spiega Massimo Zanon. «Ma attenzione – avverte – un referendum è costoso, ha tempi incerti e spesso lunghi. Meglio sarebbe accelerare l’iter del provvedimento che regola le aperture festive e che è già all’esame della Commissione per le Attività Produttive della Camera».

Dopo la Regione Abruzzo, dunque, anche il Veneto si appresta a promuovere un referendum popolare per abrogare la liberalizzazione selvaggia degli orari degli esercizi commerciali e ripristinare la possibilità per le Regioni di normare orari di apertura e chiusura, chiusure festive e infrasettimanali. Con il via libera dato all’unanimità dalla commissione Affari istituzionali all’iniziativa legislativa unitaria sottoscritta da una decina di capigruppo di diverso colore politico, primo firmatario Pietrangelo Pettenò (Federazione della Sinistra veneta), il Consiglio regionale del Veneto mette in calendario – per la prima seduta utile dopo la pausa elettorale – la richiesta di referendum, da approvare ai sensi dell’articolo 75 della Costituzione. Basterà che altri tre consigli regionali sottoscrivano la medesima richiesta per sottoporre alla Corte di Cassazione il quesito referendario che dovrà portare gli italiani alle urne in merito al rispetto degli orari di apertura e chiusura di negozi e pubblici esercizi, delle chiusure domenicali e festive e delle mezze giornate di chiusura infrasettimanale. «La Costituzione riconosce anche ai Consigli regionali (almeno 5) la prerogativa di proporre referendum abrogativi – commenta Pettenò – Il Veneto, con il voto espresso dalla commissione, dà prova di voler sostenere la legge di iniziativa popolare di Confesercenti, sostenuta anche dalla Conferenza Episcopale Italiana, per abrogare le norme che hanno sottratto alle Regioni ogni possibilità di regolamentare il settore. In Umbria e in altre Regioni la proposta è già all’ordine del giorno. Credo che si tratti di una buona occasione per provare a mettere insieme tanti soggetti che in modo trasversale si stanno battendo contro la liberalizzazione selvaggia e per restituire condizioni di lavoro dignitose a negozianti, commesse e ai tanti operatori del commercio coinvolti».

Soddisfatto, naturalmente, il promotore Pietrangelo Pettenò: «Aderiamo così sostanzialmente alla proposta di Confesercenti, appoggiata dai vescovi della Cei. Dopo l’Abruzzo, anche Umbria, Calabria ed Emilia sono pronti a chiedere il referendum abrogativo. La legge sulla liberalizzazioni è una follia: non ha prodotto nuovi posti di lavoro né un aumento dei consumi. Ha invece aumentato la precarietà».

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