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Paolo Costa convoca a sorpresa una Conferenza dei servizi sulla posa dei cassoni

«Conca troppo piccola, danni provocati dal Consorzio». E scoppia la polemica

«Stop» ai lavori del Mose. La conca non è pronta, il Porto potrebbe subire danni e ritardi dai lavori. Dunque «è necessario convocare con urgenza una Conferenza di Servizi e ridiscutere tutto». L’altolà ai lavori del Consorzio Venezia Nuova arriva stavolta da colui che ne era stato – da sindaco e ministro – uno dei massimi sostenitori. Il presidente dell’Autorità portuale Paolo Costa ha firmato un «decreto presidenziale » che già fa discutere.Convocando per giovedì prossimo alle 15 una riunione straordinaria della Conferenza dei servizi per la definizione del «programma di posa dei cassoni del Mose alla bocca di Malamocco ». Un atto di imperio che ha già sollevato perplessità negli enti destinatari dell’invito,Magistrato alle Acque e Consorzio Venezia Nuova. «Il programma dei lavori è già stato approvato ed è ben conosciuto anche dall’Autorità portuale », ribattono. Curioso anche che i due enti (Autorità portuale e Magistrato alle Acque) dipendano dallo stesso ministero, le Infrastrutture rette da Maurizio Lupi, e siano già ben esposti nella polemica per le alternative alle grandi navi. Ma Costa, com’è suo costume, va avanti deciso. Qualche settimana fa aveva inviato una lettera-diffida al Consorzio Venezia Nuova, chiedendo in sostanza i danni per le operazioni di posa dei cassoni, già ultimate alla bocca di Lido. E chiedendo anche nei giorni scorsi che i lavori richiesti dal Porto per rendere sicura la conca di Navigazione di Malamocco fossero rifinanziati dal Magistrato alle Acque. Perché ci si è accorti che la famosa conca – chiesta al Comitatone proprio dal Comune quando Costa era sindaco, nel 2002 – costata quasi duecento milioni di euro, adesso è «troppo piccola» per consentire l’ingresso alle grandi navi. Secondo il progetto della conca, realizzata dal Consorzio Venezia Nuova nella bocca di porto di Malamocco, le dimensioni massime di una nave che può passare di là, durante i lavori del Mose o il funzionamento delle barriere mobili, è di 280 metri di lunghezza, 39 di larghezza, 12 di altezza. In sostanza la conca non serve per le grandi petroliere, né per le grandi portacontainer, né per le navi da crociera. Dunque? Per le merci il Porto spinge per realizzare la piattaforma off shore, ma il problema si potrebbe presentare anche per i passeggeri se dovesse passare l’ipotesi Marghera o il canale Contorta chiesto dall’Autorità portuale. Ecco perché, citando la legge 241 del 7 agosto 1990, Costa ha deciso di convocare tutti. «Un solo rappresentante per ente», specifica nella lettera. Uno per il Magistrato alle Acque, il Consorzio e Fincosit, uno per la Capitaneria e uno a testa per armatori, spedizionieri, raccomandatari, terminalisti, rimorchiatori, piloti, ormeggiatori, che dunque saranno in maggioranza. «La Conferenza dei servizi», conclude la lettera di Costa, «sarà presieduta dal Presidente». Secondo il Porto si dovrà stilare un calendario condiviso dei lavori. Ma anche, dal momento che i lavori «determinano una temporanea diversa organizzazione della navigazione, e in particolare del servizio di rimorchio, ormeggio e pilotaggio », bisognerà «valutare i diversi interessi coinvolti». Un atto insolito. Che Costa ha firmato puntando evidentemente a una ridiscussione delle modalità dei lavori. E anche alla possibilità di risarcire le imprese portuali a spese del Consorzio – e dunque dello Stato – per i ritardi e le «interferenze » della grande opera con l’attività economica dello scalo veneziano.

Alberto Vitucci

 

Baruffe lagunari, un’altra grana per Lupi

Lo scenario: la lite Porto-Consorzio nell’ambito dei progetti per l’off shore, il Mose, le grandi navi

Un’altra grana «lagunare» sul tavolo del ministro Lupi. Il responsabile delle Infrastrutture, si dice, non ne può più di dover affrontare le «baruffe veneziane ». Prima il Porto contro il Comune, gli ex amici Paolo Costa e Giorgio Orsoni divisi dalle alternative alle grandi navi in laguna. Poi Vtp, la società delle crociere, contro la Capitaneria di Porto. Ricorso al Tar contro l’ordinanza che metteva limiti al passaggio delle navi. Adesso la querelle tra il Porto e il Magistrato alle Acque, entrambi uffici dello Stato che dipendono dal ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. Cosa farà Lupi dovendo decidere della richiesta danni del Porto per i lavori del Mose? Potrà stanziare nuovi fondi dello Stato per il Magistrato alle Acque per poi girarli all’Autorità portuale? Questione intricata, che si inserisce nel complesso panorama dei lavori e dei progetti in laguna. Se il governo manterrà l’impegno preso, il prossimo Comitatone dovrebbe riunirsi entro la metà di giugno per discutere dell’alternativa al passaggio delle grandi navi davanti a San Marco. Sul tavolo i progetti del nuovo canale Contorta, per cui spinge il Porto (bocciato però nella sua versione preliminare dalla commissione Via). Poi gli attracchi a Marghera, come chiede il Comune, con possibile arrivo in Marittima tramite il canale Vittorio Emanuele, da adeguare ai nuovi pescaggi. Oppure le soluzioni del porto in bocca di Lido. Il progetto De Piccoli-Duferco, unico «promosso» in via preliminare dalla stessa commissione. Masi dovrà decidere anche dei finanziamenti per la piattaforma off shore per petroli e merci in Adriatico. Due miliardi di lavori, in parte finanziati dallo Stato. E adesso anche della richiesta di danni per Mose, progetto da cinque miliardi giunto all’80 per cento della realizzazione nelle tre bocche di porto di Lido, Malamocco e Chioggia. Uno scenario sempre più complesso.

 

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