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Nuova Venezia – Pozzi di petrolio vietati in alto Adriatico

Posted by Opzione Zero in Rassegna stampa | 0 Comments

25

mag

2014

Perforazioni sottomarine » il veneto si ribella

«Una legge del 2008 difende Venezia con tutta la costa fino al Po,mala Croazia nelle sue acque può trivellare il mare»

Dagli anni ’50 si estrae metano al largo di Ravenna, ma i vincoli oggi sono insuperabili

PADOVA – Estrarre il petrolio nel golfo di Venezia e nell’alto Adriatico? Non si può. Ma che succede se la Croazia nelle sue acque territoriali avvia le trivellazioni? E come si può fermare questo pericolo che, a giudizio del governatore del Veneto Luca Zaia, «rappresenta un colpo mortale per l’ecosistema marino e il turismo?». In attesa che il nuovo parlamento Ue affronti la questione, sulla base delle norme internazionali, ecco cosa ne pensa il professor Massimiliano Zattin, docente di Geologia del petrolio nel dipartimento di Geoscienze dell’università di Padova. «L’estrazione di metano in Adriatico è iniziata negli anni Cinquanta al largo di Ravenna. Da allora, si sono sfruttati tutta una seria di giacimenti (sia a gas che a petrolio) lungo l’intera costa adriatica. L’esplorazione ha subito una battuta d’arresto nel 1994, quando si è verificato un grave incidente a un pozzo a Trecate di Milano. D aallora è molto difficile ottenere dei permessi di ricerca». Enel golfo di Venezia che vincoli ci sono? «L’attività di ricerca nell’alto Adriatico è stata completamente fermata nel 2008 quando il Governo (ex D.L. 112/2008) ha deciso affidare ad una commissione tecnica l’analisi di una possibile connessione tra estrazione di gas in mare e subsidenza a Venezia. Attualmente l’attività è ferma in tutto l’alto Adriatico fino al delta del Po mentre i permessi di ricerca più sud sono pochi. La norma l’ha voluta il consiglio dei ministri d’intesa con la regione Veneto, ma vale solo per le acque italiane. La Croazia ha recentemente deciso di intraprendere nuove esplorazioni ». Il rischio non è rientrato: le coste croate distano 100 km da quelle venete… «Fino alla recente entrata della Croazia nell’Ue, il monopolio della ricerca e la coltivazione di idrocarburi era affidata ad Ina, compagnia statale che opera in Adriatico dal 1968. Risale al 1996 un accordo con Eni per lo sfruttamento di gas in giacimenti al largo dell’Istria. La Ue ha obbligato la Croazia a liberalizzare il mercato per cui, l’anno scorso, il governo ha deciso di iniziare una nuova fase affidando alla società norvegese Spectrum la revisione dei dati e l’acquisizione di migliaia di km di linee sismiche lungo l’Adriatico ». E sono scattate la proteste? «Certo, l’attività sismica ha destato un certo clamore tra gli ambientalisti perché è stata ritenuta responsabile della morte di decine di delfini e tartarughe. I dati sismici sono ora disponibili e il governo croato ha iniziato le procedure per la messa all’asta delle aree di permesso. Asta per la quale molte compagnie di tutto mondo hanno manifestato il proprio interesse. Attualmente la Croazia supplisce al 65% del fabbisogno energetico di gas e al 20% del petrolio con risorse interne. Si prevede che in 4-5 anni lo sfruttamento di questi nuovi giacimenti porterà la Croazia a diventare paese esportatore di gas. Azioni simili stanno per essere intraprese da Montenegro e Albania. Sia Eni che Edison hanno manifestato interesse a partecipare alla gara ma uno dei nodi è che tutte le royalties andranno ai paesi balcanici, anche per i giacimenti che in parte possono sconfinare in territorio italiano. La geologia non segue i confini nazionali per cui è possibile che le trivelle poste in territorio croato possano drenare idrocarburi da giacimenti in acque territoriali italiane» Che fare? E’ possibile ripartire con una nuova fase esplorativa anche in Italia? «Diciamo subito che l’Italia ha delle forme di tutela ambientale molto importanti, soprattutto per quanto riguarda la problematica della subsidenza. L’area di Venezia sembra essere per ora fuori pericolo e possibili ricerche future nell’area dell’alto Adriatico verranno sviluppate in assoluta sicurezza. Oggi si stanno facendo molti studi riguardo altre forme potenziali di inquinamento (soprattutto chimico). Una valutazione di questi rischi, basata su dati scientifici e libera da posizioni ideologiche, è la condizione irrinunciabile per poter pensare di seguire l’esempio croato. Tenendo presente che il turismo dovrebbe rappresentare il nostro giacimento più prezioso».

Albino Salmaso

 

Zattin è docente a Geoscienze

Le lezioni in inglese

Massimiliano Zattin, è professore associato di Geologia Stratigrafica a e insegna Geologia del Petrolio per il corso di laurea magistrale in Geologia e ha la docenza di Scienze della Terra per la laurea triennale in Scienze Ambientali dell’università di Padova. Dopo il dottorato a Bologna si è perfezionato all’University College di Londra e alla Yale University negli Usa e ha pubblicato quasi 70 articoli con ricerche che spaziano dalla dinamica delle catene montuose alle variazioni climatiche in Antartide. Tra i temi affrontati risaltano le tecniche radiometriche per la datazione della rocce. Tra le aree di indagine la catena delle Ande, le Alpi, gli Appennini, i Carpazi, il Tibet e l’Antartide. Sposato, padre di tre bambini, 43 anni, è anche direttore del corso di dottorato di Scienze della Terra. Tra gli studi più affascinanti ricorda la dinamica delle calotte polari e come sono cambiate dalla loro formazione fino alle variazioni degli ultimi milioni di anni. Il dipartimento di Geoscienze ha ottenuto il massimo punteggio nelle valutazioni ministeriali dell’Anvur, a dimostrazione della qualità eccellente della ricerca svolta al team di cinquanta docenti. Ogni anno si iscrivono circa80 studenti a Scienze geologiche e parte dei corsi della laurea magistrale si svolgono solo in inglese.

 

Beppe Caccia «Orsoni imponga una direttiva Ue»

Salvare Venezia dal disastro ambientale causato dall’escavazione del petrolio in Croazia: tocca alla Ue dire di no. A sollevare il caso sono i consiglieri comunali Camilla Seibezzi e Giuseppe Caccia (foto) che hanno presentato un ordine del giorno in cui impegnano il sindaco Giorgio Orsoni «a farsi promotore di un’iniziativa su scala europea dal momento che la Croazia è a tutti gli effetti Stato membro dell’Unione, per ottenere l’adozione di una direttiva comunitaria col divieto per qualsiasi forma di trivellazione, anche esplorativa, ed estrazione di idrocarburi dai fondali del Mare Adriatico». L’obiettivo è la «tutela del patrimonio naturale e ambientale, per valorizzare le attività tradizionali quali la pesca e il turismo di qualità. Nell’area del Mediterraneo va promosso il ricorso coordinato a fonti energetiche pulite e rinnovabili», scrivono i veneziani Seibezzi e Caccia. A sostegno delle loro tesi sottolineano che anni or sono «i progetti Eni per l’estrazione di metano in Alto Adriatico, sono stati bloccati grazie alla mobilitazione popolare e all’iniziativa delle istituzioni locali, tra cui lo stesso Comune di Venezia: da allora è vietata qualsiasi trivellazione e conseguente prelievo di idrocarburi dai fondali del Mare Adriatico perché rischia di provocare conseguenze irreparabili per le aree costiere, colpite dal fenomeno della subsidenza».

 

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