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La collaborazione di Minutillo e Buson si è rivelata utile nella ricostruzione del complesso di illeciti

VENEZIA – L’ex ministro dell’Ambiente, prima, e delle Infrastrutture, poi, sarebbe finito nei guai per gli interventi di bonifica per il rilancio delle aree industriali dismesse di Porto Marghera, lavori per i quali lo Stato ha stanziato oltre un miliardo di euro e per le quali non si è mosso soltanto Altero Matteoli, ma anche il veneziano Corrado Clini (finito in manette proprio alcuni giorni fa per peculato), sia in qualità di direttore generale sia di ministro dell’Ambiente. Già all’epoca avevano fatto discutere i metodi utilizzati, in particolare quello di aver affidato gli appalti da parte del Magistrato alle acque al Consorzio Venezia Nuova, concessionario unico sì ma soltanto per gli interventi per la salvaguardia della laguna e non di tutti i lavori importanti nell’area veneziana. Invece, il Consorzio aveva fatto la parte del leone anche per le bonifiche e tra le imprese la «Mantovani » era stata tra quelle più «fortunate». Non è un caso, quindi, che l’ex presidente del Consorzio e l’ex presidente dell’azienda edile padovana, dopo essere stati arrestati, il primo per associazione a delinquere finalizzata all’evasione fiscale e il secondo per turbativa d’asta, per riottenere al più presto la libertà abbiano vuotato il sacco riferendo anche in quale modo fossero riusciti ad ottenere quegli appalti milionari. E se davvero hanno versato bustarelle non sarebbero arrivate solo così in alto, ma cifre considerevoli si sarebbero fermate anche nelle tasche di altri, che non essendo ministri, finiranno probabilmente sotto inchiesta con il rito ordinario. L’inchiesta dovrebbe subire un’accelerazione nelle prossime settimane proprio sulla base delle dichiarazioni di Claudia Minutillo, di Nicolò Buson e dei due ex presidenti, tutti finiti in manette tra il febbraio e il luglio dello scorso anno. I quattro, alla fine, hanno scelto di collaborare e avrebbero fornito agli inquirenti numerosi riscontri a circostanze che le «fiamme gialle» coordinate dai pm Stefano Ancilotto, Paola Tonini e Stefano Buccini, avevano già ricostruito e anche nuovi elementi, per i quali sono stati avviati altri accertamenti in modo da trovare riscontri alle affermazioni testimoniali.

( g.c.)

 

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