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ROVIGO. Legambiente Veneto chiede al governo di fermare lo sfruttamento petrolifero deciso dal governo croato nell’Adriatico. «Bene Zaia, ma ora tutta la giunta regionale resista alle spinte della parte più miope e retriva dell’industria veneta e si esprima ufficialmente». Sotto i mari italiani vi sarebbero 22 milioni di tonnellate di petrolio, un terzo dei 63 milioni di barili consumati dall’Italia nel 2013. Quindi petrolio sotto il mare per 4 mesi, da estrarre in 6 anni. «Mettere a rischio miliardi di euro di PIL legato a pesca e turismo lungo la costa adriatica, la costa a più alta densità turistica d’Europa, è pura follia» denuncia il presidente di Legambiente veneto, Luigi Lazzaro. «È questo, chiede Legambiente, il grande piano per garantire l’autosufficienza energetica del Paese? Per queste ridicole quantità si vuole mettere a repentaglio il giro d’affari di 17 miliardi di euro annui generato dal turismo nella sola regione Veneto, con la conseguente perdita di posti di lavoro?» «L’economia veneta “green” in questi anni ha viaggiato a vele spiegate ed è stata l’unico settore in controtendenza in questi decenni di crisi – commenta Luigi Lazzaro Presidente regionale di Legambiente – Agricoltura biologica, turismo, energie rinnovabili, risparmio energetico, ristrutturazione edilizia delle abitazioni sono comparti che hanno segnato un segno positivo stabile, e con investimenti comparabili a quelli che si dovrebbero mettere in campo per estrarre queste quattro gocce di petrolio. Che se ne fa Confindustria Veneto di un “delegato alla Green Economy” se non è in grado di valutare il peso di questi settori economici?» «Sono sconcertanti le dichiarazioni apparse in queste giorni sui maggiori quotidiani. Da Confindustria a parte del mondo politico italiano, compreso il Ministro Guidi, che da Confindustria proviene, e si vede, le estrazioni off shore vengono dipinte come un’opportunità imperdibile. Ma si tratta solo dell’ennesimo tentativo di mantenere in vita un modello di sviluppo vecchio, anacronistico, utile solo creare ingenti guadagni per pochi a danno della collettività. Non bastano – chiede Lazzaro – rigassificatori, progetti di porti off shore e il gigantismo navale a perpetrare lo scempio dell’Alto Adriatico?».

 

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