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Lazzaro: «Non lasciare soli gli amministratori locali»

STORIA DI 20 ANNI – Lo studio sarà subito consegnato alla magistratura

Cinquantatre pagine che finiranno direttamente sul tavolo del pubblico ministero Federico Frezza che si sta occupando del caso del sindaco di Caorle minacciato per una concessione edilizia. Cinquantatre pagine che sono la fotografia spietata di quel che è successo – di brutto – nel Veneto Orientale nell’ultimo ventennio, a cominciare dalla speculazione edilizia per finire con le infiltrazioni della camorra e le complicità della politica.
La ricerca sul Veneto Orientale, curata da Claudia Mantovan e Marco Baretta, e finanziata dalla Provincia di Venezia, dimostra l’impegno e il coraggio di Paolo Dalla Vecchia, l’assessore all’Ambiente che non si è mai piegato allo strapotere di tante società che volevano saccheggiare il territorio. Non era nemmeno entrato in ufficio che già lo avevano avvertito che doveva liberarsi del dirigente delle Politiche ambientali, Massimo Gattolin. Ufficialmente perchè non era schierato politicamente essendo stato nominato a suo tempo dal verde Ezio Da Villa, ma il motivo vero era che Gattolin non era “malleabile”. Paolo Dalla vecchia aveva resistito alle pressioni – anche della presidente Zaccariotto che gli aveva parlato dell’opportunità “politica” di far fuori Gattolin, salvo convincersi a lasciarlo al suo posto quando Dalla Vecchia aveva minacciato le dimissioni – e nel giro di qualche mese l’assessorato all’Ambiente della Provincia di Venezia aveva fermato il raddoppio dell’inceneritore Sg31 e la richiesta di Alles, già approvata dalla Regione, di raddoppiare le tonnellate – da 100 a 180 – di rifiuti da trattare a Marghera. E, infine, ecco lo stop a Valle Ossi, quella che potrebbe rivelarsi la più grande speculazione urbanistica del litorale.
Ma Dalla Vecchia ha finanziato anche questa ricerca – prima di andarsene definitivamente visto che la Provincia è stata soppressa – per lasciare a futura memoria, scritto nero su bianco, “il disastro che è stato fatto nelle zone di Caorle ed Eraclea”. Dalla Vecchia punta il dito sull’area grigia, quella dei professionisti, degli amministratori pubblici e dei funzionari comunali, e dice che bisogna stare attenti, che bisogna alzare la guardia, ma anche che i piccoli Comuni non vanno lasciati soli altrimenti finiscono stritolati dalle grandi società. Perchè la storia del sindaco di Caorle, Luciano Striuli, è assolutamente esemplare. Appena salta fuori la voce che il sindaco – d’accordo con due consiglieri di minoranza, Alessandro Bordin e Marco Favaro – ha deciso di bloccare la speculazione edilizia sul cosiddetto Villaggio Terme, arriva la telefonata anonima di minacce sulla quale per l’appunto indaga la Procura di Trieste. Che poi tanto anonima non deve essere, almeno per il sindaco, visto che l’ha presa subito per buona ed ha immediatamente sbloccato il progetto che poche ore prima aveva stoppato. Non solo, in un sms a Borin, il sindaco parlava chiaramente di minacce serie anche alla sua famiglia.
«Queste vicende – si legge nella ricerca – evidenziano i pericoli di un approccio alla pianificazione urbana che, nel caso di Caorle come in altri comuni del litorale veneto e non solo, dagli anni ’50 presta il fianco a grosse speculazioni edilizie ed utilizza pratiche gestionali poco trasparenti». Il punto è esattamente questo – la poca trasparenza nelle decisioni politiche – sottolineata in primis da Legambiente con il suo presidente regionale Luigi Lazzaro e messa in luce in molti passaggi dalla ricerca di Baretta e Mantovan, tenuta a battesimo dall’Osservatorio ambiente e legalità del Comune di Venezia.

 

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