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Gazzettino – Marghera. Il Vega vede la fine del tunnel

Posted by Opzione Zero in Rassegna stampa | 0 Comments

29

giu

2014

IL PARADIGMA – Via le aziende decotte spazio a chi innova

Nuove aziende si insediano nel Parco scientifico che sta affrontando il buco da 20 milioni

L’AMMINISTRATORE DELEGATO  «Un’area urbana attorno al centro»

«Dal fallimento abbiamo colto un’opportunità per rilanciare il Vega. Vogliamo che l’intera area che gli sta attorno diventi urbana» spiega Tommaso Santini, l’amministratore delegato di Vega Scarl.

LA SCOMMESSA  «Puntiamo anche alla residenza con il “campus” dell’innovazione»

SALDO POSITIVO – Affittati spazi a nuovi clienti tra cui il gruppo Saipem

Il Vega Parco scientifico ha invertito la tendenza. Ora finalmente ci sono più aziende che si insediano rispetto a quelle che se ne vanno. La società ha affittato 650 metri quadrati di spazi a nuovi clienti, 8 imprese in più tra le quali anche il gruppo Saipem, per 110 mila euro l’anno di canoni su un totale di oltre 3 milioni di euro.
Si può dire che è fuori dal tunnel? Assolutamente no. Si può dire, invece, che «dal fallimento abbiamo colto un’opportunità per rilanciare e assicurare lo sviluppo al Vega e all’intera area che gli sta attorno e che vogliamo diventi urbana» spiega Tommaso Santini, l’amministratore delegato di Vega Scarl.
Vega, per uscire dallo stato fallimentare in cui versa, ha chiesto il concordato in continuità, nessuno dei creditori ha fatto opposizione anche perché il piano prevede il soddisfacimento integrale delle loro richieste, quindi si presume che il Tribunale fallimentare di Venezia non avrà difficoltà ad omologare la richiesta. Ora la società deve vendere parte degli immobili che possiede per racimolare una ventina di milioni di euro.
In questa fase si inserisce lo studio realizzato da Santini assieme ai tecnici e con la collaborazione di Andreas Kipar, uno dei protagonisti mondiali della svolta verde in architettura che sin dai primi anni Novanta sta lavorando su e per la rinascita di Venezia. Lo studio sarà pronto a giorni e presto verrà presentato ai mercati immobiliari internazionali. «Parte la fase della ricerca di fondi, attraverso sponsor e risorse europee, in sinergia con le aziende insediate al Vega e i proprietari dei terreni che, per intenderci, vanno da Fincantieri sino al canale Brentella» continua Santini.
Il bisogno di trovare 20 milioni di euro per sistemare la situazione patrimoniale del Vega, in definitiva, ha scatenato un processo virtuoso che può far nascere quel che in altre città europee con water front come Amburgo o Bilbao è realtà da anni: la riqualificazione di vecchie aree industriali ormai agonizzanti e la loro trasformazione in nuovi pezzi di città dove ci sono lavoro (e questo al Vega c’è già, dato che occupa circa 1500 persone, il 20% dell’intera Porto Marghera, con 85 imprese in settori innovativi che producono un fatturato di 220 milioni di euro l’anno) e case a prezzi accessibili anche ai giovani. «In sintesi qualità della vita – continua Santini -. Il Vega è andato in crisi perché era come una cattedrale nel deserto, gran lavorio di giorno ma mancanza di vitalità di sera, di servizi e funzioni che possano connotare un tessuto urbano, e anche di una viabilità decente e di connessioni con il resto della città».
Dove ci sono già imprese innovative, nei settori green, smart, ict (tecnologia dell’informazione) è chiaro che ne arrivano delle altre, soprattutto se si crea il tessuto urbano che garantisce la vita 24 ore su 24, in termini tecnici chiamato mixitè funzionale. «È come all’Aev Terraglio, dove ci sono già tanti super e iper mercati, con altri che si vogliono insediare. Ecco, al Vega vogliamo fare lo stesso, aggiungendo però la qualità urbana che all’Aev non c’è».
Le case, però, non ci sono ed è difficile pensare che si possano costruire su aree inquinate da scarti industriali. «Bisogna pensare all’area vasta, come del resto stabilisce il Pat che mette a sistema le aree del Vega, di via Torino e di Forte Marghera. Spazio per la residenza, dunque, ce n’è. E in ogni caso, anche limitandoci agli spazi del Parco scientifico, una residenza temporanea è possibile: stiamo pensando a un Campus dell’innovazione per chi lavora nelle imprese».

 

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