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MALCONTENTA – Il presidente della Municipalità Dal Corso ha scritto al governatore del Veneto Zaia

Uno degli effetti dell’inchiesta sul Mose è il blocco dell’accordo tra istituzioni, privati e cittadinanza

«Il Vallone Moranzani si riduce a una discarica e a nuovo asfalto» dice preoccupato e allarmato Flavio Dal Corso, presidente della Municipalità di Marghera.
Avanti di questo passo, in effetti, si rischia che il progetto del Vallone Moranzani si riduca a un grande intervento sulla viabilità di Malcontenta. Il che da un lato è un bene, perché altrimenti buona parte dei 500 camion giornalieri che nel giro di un anno entreranno e usciranno dai cancelli del nuovo terminal per i Traghetti di Fusina, andranno ad intasare il centro del paese. Dall’altro lato, però, è un male perché Malcontenta, in cambio di una nuova gigantesca discarica per i fanghi dei canali industriali, otterrà solo nuove linee ferroviarie, strade e svincoli per raggiungere direttamente la Romea senza passare per il centro abitato. Perderà, cioè, la possibilità di ottenere un nuovo parco cittadino sopra alla discarica, un bosco, la sistemazione idraulica del territorio per evitare di finire sott’acqua, il trasferimento della San Marco Petroli lontano dal centro abitato e l’interramento dell’elettrodotto.
Perciò Dal Corso ha scritto una lettera al governatore del Veneto Luca Zaia, chiedendogli di sbloccare lo stallo in cui versa l’Accordo di programma. Anche perché quello del Vallone è un progetto che ha fatto storia in Italia, e in vari ambienti europei, dato che è il risultato della collaborazione tra istituzioni, aziende e cittadini i quali hanno accettato di avere appunto una nuova discarica nel loro territorio in cambio, però, di interventi a loro favore.
L’interramento dell’elettrodotto è compromesso già da un bel pezzo, a causa di problemi burocratici e dei privati che hanno presentato ricorso contro Terna per il nuovo elettrodotto Dolo-Camin e hanno vinto. Siccome il rifacimento della linea che passa sopra a Malcontenta fa parte dello stesso intervento, anche questo è bloccato e al momento non c’è nessuna speranza che Terna ripresenti due progetti separati.
«Al problema di Terna ora si aggiunge l’inchiesta sulle tangenti legate al Mose che, tra gli altri, ha visto arrestati due dei protagonisti del Vallone, l’assessore Renato Chisso e, soprattutto, il nuovo commissario al Recupero territoriale e ambientale Giovanni Artico (rimesso in piena libertà a fine giugno ma destinato ad altro incarico in Regione ndr.)» spiega Dal Corso che lamenta come alla fine, quindi, rimangano solo i pur importanti lavori che sta realizzando l’Autorità portuale veneziana sulla viabilità.
«Il governatore ha nominato un nuovo dirigente al posto di Artico, Alessandro Benassi, ma non abbiamo alcuna notizia di sue iniziative – conclude Dal Corso -. Zaia potrebbe, piuttosto, rinominare l’ingegner Roberto Casarin, l’ex commissario che ha creato il Vallone Moranzani, altrimenti davvero rischiano di saltare non solo gli interventi previsti ma l’intero Accordo di programma. E l’impatto delle nuove attività logistiche legate al terminal traghetti, senza gli interventi ambientali, diventerà molto pesante per i cittadini».

 

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