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POSTI DI LAVORO IN BILICO – Per i biocarburanti       e la “chimica verde” a Porto Marghera erano previsti 100 milioni di investimenti

RAFFINERIA – Andrea Martella, deputato Pd, chiede la convocazione dell’amministratore delegato

L’ACCUSA  «A rischio il futuro di Porto Marghera e di altri siti»

Convocare al più presto i vertici di Eni e capire le reali intenzioni del “cane a sei zampe” sulle sue attività di raffinazione in Italia.
Il deputato veneziano Andrea Martella, vicepresidente del Pd alla Camera, ha chiesto al presidente della commissione Attività Produttive, Guglielmo Epifani, di convocare Eni e sindacati. L’annuncio di Claudio Descalzi, nuovo amministratore delegato di Eni, di una riorganizzazione nel settore della raffinazione ha mandato in fibrillazione i lavoratori degli impianti italiani.
«Questo piano – spiega Martella – metterebbe a rischio il futuro di realtà industriali importanti come Porto Marghera, Gela, Taranto e Livorno, oltre ad una serie di impianti petrolchimici come Priolo e Brindisi. Tale decisione tra l’altro verrebbe assunta in palese contraddizione con il piano industriale del management precedente che, invece, aveva assicurato una serie di investimenti proprio in alcuni dei siti oggi a rischio chiusura, come ad esempio Gela (700 milioni di investimenti) e Porto Marghera (100 milioni), per produrre biocarburanti e realizzare impianti di chimica verde. Tutto questo – conclude Martella assieme ai parlamentari del Pd Luigi Taranto, Dario Ginefra, Elisa Mariano, Marco Donati, Fausto Raciti, Giovanni Burtone e Marco Carra – ovviamente comporta il serio rischio di perdere centinaia di posti di lavoro con tutto ciò che ne consegue. La rottura della trattativa tra Eni e organizzazioni sindacali ha già fatto scattare proteste tra i lavoratori provocando serie tensioni in un settore strategico per l’industria italiana».
Infatti, a Venezia è già attivo lo stato di agitazione, che in questi giorni ha portato al blocco degli straordinari e all’abbassamento progressivo della portata della pipeline dell’etilene. Domani il coordinamento sindacale nazionale si riunirà per decidere eventuali nuove forme di protesta, mentre è in via di definizione lo sciopero di due ore del prossimo 29 luglio, rivolto a tutti i dipendenti italiani del gruppo Eni.

 

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