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Gazzettino – La Forestale sradica il mais Ogm

Posted by Opzione Zero in Rassegna stampa | 0 Comments

20

lug

2014

PORDENONE – Mais Ogm campi distrutti

Gli agenti sono intervenuti su ordine della Procura di Udine in un terreno a Colloredo di Monte Albano

Stavolta ce l’hanno fatta. Al secondo tentativo, gli agenti della Forestale hanno sradicato il mais Ogm dai terreni di Giorgio Fidenato a Colloredo di Monte Albano, in provincia di Udine. Ieri non c’è stata la resistenza passiva annunciata e attuata dai sostenitori dell’agricoltore pordenonese lo scorso 9 luglio, quando decine di aderenti a Futuragra impedirono l’accesso ai terreni e la Forestale preferì non forzare la situazione e decise di fare marcia indietro.
Gli unici momenti di tensione si sono vissuti all’arrivo di alcuni rappresentanti delle associazioni ambientaliste. Sono volati insulti tra pro e anti-Ogm, ma la massiccia presenza di carabinieri, poliziotti e finanzieri ha impedito l’incontro troppo ravvicinato tra i due gruppi.
Del resto ieri le forze dell’ordine agivano su mandato diretto della Procura di Udine che giovedì scorso ha ordinato il sequestro e la distruzione dei 6500 metri quadrati coltivati a Ogm. Il pm Viviana Del Tedesco vedeva in quei campi coltivati una violazione del decreto legge 91 del 2014 che vieta la coltivazione transgenica sul territorio nazionale fino all’adozione delle misure comunitarie.
«La fioritura è già avvenuta e il mais è stato privato dell’infiorescenza maschile. – ha protestato Leandro Taboga, uno dei proprietari del terreno, iscritto nel registro degli indagati assieme al fratello Luciano e a Giorgio Fidenato – Non pone alcun pericolo per l’ambiente o la salute pubblica».
Soddisfatta, invece, la Coldiretti: «Le leggi vanno rispettate anche per evitare i rischi di contaminazione in un Paese in cui 8 italiani su dieci si oppongono al biotech nelle campagne per difendere ambiente e distintività delle produzioni agricole – ha commentato il presidente regionale Dario Ermacora – Per l’Italia gli Ogm in agricoltura non pongono solo seri problemi di sicurezza ambientale, ma soprattutto perseguono un modello di sviluppo che è il grande alleato dell’omologazione e il grande nemico del Made in Italy».

 

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