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SANITÀ – Il sindaco di Padova difende il progetto bocciato dalla Regione

«Adesso i conti sul nuovo ospedale di Padova li faccio io». Il sindaco di Padova, Massimo Bitonci, ha deciso: domani la Commissione di tecnici (tra i quali l’ex dg dell’azienda ospedaliera Cestrone e l’ex presidente di Medicina Giorgio Palù) che pensava di aver terminato la sua missione con la redazione dell’ipotesi di fare l’ ospedale nuovo nel sito di quello attuale, sarà convocata nuovamente. Ma con una missione rinnovata.

«Stavolta si passerà alla redazione di un vero e proprio progetto soprattutto dal punto di vista dei costi. Ne ho sentite troppe. Il mio piano non fa spendere più di quello di Padova ovest. I tecnici della Regione e l’azienda ospedaliera hanno dimenticato aspetti fondamentali». Eccoli: l’area di Padova ovest va espropriata, costo 40 milioni. È in una zona di dissesto idrogeologico e per metterla in sicurezza occorrono 85 milioni a detta del Genio Civile. Per portare le strade e il tram fra 50 e 100 milioni. Sulle schede si indicano invece 11.6 milioni per il terreno e 38 per urbanizzazione e viabilità.
Mentre sulla scelta di Bitonci pesano, a detta dei tecnici, i 109 milioni per la demolizione di policlinico e monoblocco (che però andrebbe fatta in entrambe le opzioni) e 180 di costi non cessanti (che ci sarebbero stati comunque per la manutenzione). Il vero problema invece è che la zona è ad alto “rischio archeologico”. A sessanta centimetri sotto le cliniche ci sono già i reperti.
«Nei loro calcoli il mio progetto eccedeva di 280 milioni. Ma proprio per questo unirò alla Commissione degli ingegneri indipendenti e degli specialisti che facciano conti inattaccabili».
L’idea di indicare degli esperti che dicano la parola definitiva era venuta proprio al presidente Zaia verso la conclusione della riunione dell’altro giorno: «Propongo di trovare 3-4 persone di fiducia che ce lo certificano autonomamente». E Bitonci lo ha preso subito in parola.
Ora si riparte da zero. «Sì, ma nel vero senso della parola. Non capisco chi dice che si è bloccato l’ospedale. Non c’era nulla, niente che il Comune avesse fatto, nessuna delibera, se non una variante urbanistica. Per questo andrò ai primi di settembre a chiedere al consiglio comunale di darmi un mandato per modificare l’Accordo di programma. Ma se avessi avuto l’area oggi, già disponibile, i lavori non sarebbero partiti prima del 2017-2018, dunque cosa c’entra la campagna elettorale di Zaia?». Infine: «In quale parte del mondo si costruisce un ospedale vicino a uno stadio dove si fanno concerti rock?»
Ce n’è anche per il project financing. «Qualcuno sa che ne è del vecchio ospedale di Mestre in pieno centro? Lo chiamano “il buco”. È un’area degradata, dirotta a parcheggio. E quello nuovo fuori dal centro è scomodo da raggiungere e in camera si paga pure la televisione. Non è questo che voglio».
Più che il costo è il tempo il vero nemico. La città quasi “respira” oggi attorno al suo ospedale: 104mila accessi al pronto soccorso ogni anno, 6,5 milioni di prestazioni specialistiche, 60mila ricoveri, 4.678 persone che ci lavorano con oltre 3mila e 300 medici. Una macchina che per essere tenuta in efficienza è costata, come ha scritto Palù, dal dopoguerra ad oggi, 800milioni di euro. Gli ultimi 57 milioni si stanno spendendo per l’adeguamento sismico del policlinico e per la terapia intensiva e le nuove sale parto del settore materno infantile.
Ma siccome paga la Regione, Zaia potrebbe avere fretta e cambiare idea, interessando altri sindaci. Un ospedale di 970 posti letto dal costo di 650 milioni, destinato a essere il faro scientifico del Veneto, quanta “ricchezza” porterebbe? C’è l’area di Legnaro ad esempio, 50 ettari dell’Università. Il sindaco Bettini: «Mi piacerebbe ma siamo senza strade». Massimiliano Barison, sindaco di Albignasego: «Disponibili, ma siamo già molto integrati con la città». Massimo Bordin di Montegrotto sposa invece la tesi di Bitonci: «Meglio farlo lì dove si trova». Polemico invece il sindaco di Limena, Giuseppe Costa: «Mi candido ma su questioni così grandi Bitonci doveva convocarci». Infine Luca Claudio, sindaco di Abano: «Sarei contento, ma non abbiamo spazi».

Mauro Giacon

 

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