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LO SPECIALE – Da vecchi amici a grandi accusatori, in tre incastrano Galan e Chisso

TESTI a cura di: Gianluca Amadori, Monica Andolfatto, Maurizio Dianese

L’ASSESSORE «Si è messo a disposizione degli interessi dei privati»

Sono tre i principali accusatori dell’ex governatore del Veneto e dell’assessore. Così Mazzacurati, Baita e Minutillo hanno coinvolto gli amministratori

«L’assessore Chisso si era messo a completa disposizione degli interessi dei privati… Tenuto conto della gravità dei fatti, dell’intensità del dolo, della pluralità delle singole dazioni succedutesi negli anni, la misura della custodia in carcere è di conseguenza l’unica in grado di impedire efficacemente la reiterazione di episodi simili». Lo scrive il Riesame il 28 giugno, confermando per lui il carcere alla luce di un quadro indiziario «solido ed esauriente». Il Tribunale scrive che è «assai improbabile che un assessore regionale tenga i soldi frutto di corruzione in un conto corrente a nome proprio o a quello dei suoi familiari, presso una banca sita nel territorio della Repubblica».

IL RIESAME «Sistematico mercimonio della pubblica funzione»

Galan è un soggetto «dedito al sistematico e continuo mercimonio della pubblica funzione come esercitata e sfruttata allo scopo di ottenere benefici economici della più varia tipologia», e la sua personalità «si palesa come allarmante e caratterizzata da una particolare, pregnante e radicata negatività…»
Il Riesame non è morbido con l’ex governatore del Veneto nell’ordinanza con cui conferma per lui il carcere, ritenendo che vi siano gravi indizi di colpevolezza a suo carico in relazione a «fatti gravissimi, reiterati e perduranti nel tempo…» e che sussistano esigenze cautelari di «eccezionale gravità…. preso atto della vasta ragnatela di interessi, complicità e colpevoli connivenze che hanno accompagnato Galan nell’intera vicenda».
I giudici ritengono però prescritti gli episodi precedenti al 22 luglio 2008, data di esecuzione dell’ordinanza di custodia cautelare: dunque i finanziamenti elettorali consegnati da Baita, i 200mila euro che sarebbero stati versati all’hotel Santa Chiara di Venezia, una parte dei finanziamenti per la ristrutturazione della villa di Cinto Euganeo, i 50mila euro versati nel 2005 presso un conto corrente di San Marino.
La Procura contesta l’interpretazione del Tribunale, sostenendo che, trattandosi di un’unico progetto corruttivo, la prescrizione non va calcolata partendo dalla data di ogni singolo versamento della “mazzetta”, ma dall’ultimo pagamento. Ovvero dal 2010. Nessun episodio, dunque, sarebbe ancora prescritto.

 

I vecchi amici che hanno incastrato Galan e Chisso

Sono tre i principali accusatori di Giancarlo Galan e Renato Chisso: si tratta dell’ex presidente del Consorzio Venezia Nuova, Giovanni Mazzacurati, dell’ex presidente dell’impresa di costruzioni Mantovani, Piergiorgio Baita, e dell’ex segretaria dell’allora Governatore del Veneto, Claudia Minutillo, poi diventata amministratrice di Adria Infrastrutture, società del gruppo Mantovani. Le loro confessioni, arrivate tra marzo e luglio del 2013, hanno fornito alla Procura i riscontri – ritenuti attendibili – ad una lunga attività di indagine svolta dalla Guardia di Finanza attraverso pedinamenti, servizi di osservazione e numerose intercettazioni ambientali e telefoniche. In relazione all’assessore Chisso sono molti i colloqui registrati dalle Fiamme Gialle: parlando tra di loro, ad esempio, Mazzacurati e Baita definiscono Chisso come «il nostro»: circostanza che, secondo il gip Scaramuzza è segno di «assoluta colleganza di interessi» tra di loro. Galan ovviamente non è stato intercettato, in quanto parlamentare. Ma lo sono state alcune persone a lui vicine, tra cui il commercialista e prestanome Paolo Venuti.
Baita ha quantificato in «12 milioni di euro» l’ammontare delle tangenti pagate complessivamente da Mantovani e Adria infrastrutture (non tutte destinate a Galan e Chisso), di cui la metà messe a disposizione attraverso il meccanismo delle false fatturazioni. Nell’interrogatorio del 28 maggio 2013 l’ex presidente della società di costruzioni riferisce ai magistrati che fu Mazzacurati a dirgli di aver ricevuto una richiesta da parte di Chisso, a nome di Galan: 900mila euro per la Valutazione di impatto ambientale relativa al progetto per le dighe in sasso del Mose, e altri 900mila per il via libera al progetto definitivo da approvare in commissione di Salvaguardia. Baita spiega di aver messo a disposizione metà della somma, di cui 600mila consegnati tramite un collaboratore di Mazzacurati, Luciano Neri e 300mila attraverso la Minutillo. Baita precisa che non si pagava il partito, ma la singola persona: «Per quanto riguarda Chisso – ha messo a verbale – fino al 2005 ha sempre provveduto la dottoressa Minutillo direttamente; dal 2005 al 2010 ha provveduto pure la dottoressa Minutillo; dal 2010, quando noi abbiamo interrotto i rapporti con Bmc (la società di San Marino di Colombelli che fabbricava false fatture per la Mantovani, ndr), ho provveduto io».
Claudia Minutillo, nell’interrogatorio del 19 marzo 2013 dichiara che «con il denaro delle false fatturazioni ho pagato, direttamente o indirettamente, politici e funzionari della Regione Veneto affinché i progetti della Mantovani non avessero intoppi nel loro percorso e nelle fasi di approvazione ed esecuzione».
E ancora: «A Giancarlo Galan venivano consegnate, anche più volte all’anno, somme ingenti di denaro… anche all’assessore Chisso il Baita era solito corrispondere più volte all’anno somme ingenti di denaro… le somme venivano portate da Federico Sutto, Casarin Enzo e a volte da Mazzacurati in persona… I pagamenti a Chisso rientravano in una continuativa e ordinaria corresponsione…».
Nel precedente interrogatorio, quello del 4 marzo, l’ex segretaria del Presidente della Regione aveva raccontato che «Baita a volte si lamentava di quanto veniva a costare Galan…»
Successivamente, il 9 aprile aggiunge altri particolari: «Ricordo che Renato Chisso in più occasioni ebbe a lamentarsi del fatto che Mazzacurati gli corrispondeva somme di denaro solo alle feste comandate. Lo diceva ridendo, ma era chiaro che voleva essere remunerato più frequentemente…».
A chiudere il cerchio sono le dichiarazioni di Mazzacurati. Nell’interrogatorio del 31 luglio 2013 l’ex presidente del Cvn parla di consegne di denaro a Chisso, avvenute anche in Regione. Mazzacurati racconta di un pagamento durante un pranzo all’hotel Monaco, a Venezia. E riferisce che in alcune occasioni a consegnare il denaro sarebbe stato il suo collaboratore, Federico Sutto.
Quanto a Galan, Mazzacurati precisa di non avergli fatto consegne direttamente: «Le ho fatte a Chisso, non a Galan… avevamo bisogno un po’ della Regione… c’è un Comitato tecnico che approva i progetti; per noi questo flusso era una cosa abbastanza importante, essenziale, che fosse veloce, che fosse… Ecco nell’ambito di questo ragionamento abbiamo cercato di fluidificare questo settore…».
L’ex presidente del Cvn racconta ai magistrati di come andò l’approvazione della Valutazione ambientale per le scogliere del Mose: «Galan era fuori, rientrò e la cosa ebbe un effetto chiamiamolo positivo, nel senso che lui intervenne e riuscì a far approvare quelle scogliere…».
Per quanto riguarda i pagamenti, Mazzacurati spiega che parte delle somme erano decise assieme a Baita. «Un milione l’anno… per dare al Governatore oppure per dare a chi voleva il Governatore, nel senso che… per esempio poteva entrarci anche Chisso nella cosa…».
Alle dichiarazioni dei principali accusatori si aggiungono quelle rese dal vicepresidente del Consorzio Venezia Nuova, Roberto Pravatà, che ascoltato dai pm il 22 luglio 2013 riferisce di aver appreso da Federico Sutto che alcune delle somme «erano destinate all’assessore Renato Chisso e al governatore Giancarlo Galan, anche in parte per le campagne elettorali…».
Per finire, la conferma del ruolo di Sutto quale “postino” delle mazzette, arriva dal responsabile amministrativo della Mantovani, Niccolò Buson, il quale, il 4 aprile 2013, ha ammesso di avergli consegnato somme di denaro.
Agli atti c’è anche un episodio “registrato” in diretta dagli inquirenti: la consegna di 150mila euro che l’allora assessore regionale Chisso avrebbe ricevuto proprio dalle mani di Sutto. In quel periodo la Guardia di Finanza era al lavoro da tempo con pedinamenti, servizi di osservazione, intercettazioni ambientali e telefoniche. Ed è grazie a questa attività che le Fiamme gialle, seguono minuto per minuto, prima gli accordi e gli incontri tra Sutto e Buson, nonché quelli tra il consigliere del Cvn per conto del Co.Ve.Co, Pio Savioli e il responsabile della cooperativa San Martino, Stefano Boscolo Bacheto, impegnati a definire la consegna delle somme che le varie società aderenti al Consorzio si erano impegnate a versare per contribuire ad “oliare” i politici. Il 31 gennaio del 2013 viene stabilito un incontro per il successivo 6 febbraio, nel corso del quale Boscolo consegna 150mila euro a Savioli (lo ha confessato l’imprenditore dopo l’arresto). Lo stesso giorno Buson promette 10mila euro a Sutto, prima tranche di una somma dovuta da un’altra società. Il 7 febbraio Savioli incontra Sutto, gli consegna i 150mila euro e ne promette altri 100 per il successivo marzo. Mezz’ora dopo Sutto incontra Buson e, nel pomeriggio, telefona alla segretaria di Chisso che, dopo aver sentito l’assessore, gli dice di passare subito. «L’incontro avviene – scrivono i giudici del Tribunale del riesame, nell’ordinanza con cui confermano il carcere per Chisso – i soldi sono consegnati e lo conferma la telefonata del giorno dopo, quando Savioli, parlando con Rismondo, riferisce di aver consegnato “150” al partito della Brotto (l’ingegnere del Cvn che si occupa della progettazione del Mose, ndr), cioè al Pdl».
Chisso ha dichiarato che quell’incontro fu uno dei tanti tra persone che si frequentavano da tempo, negando che vi sia mai stata una consegna di denaro. Soltanto il processo potrà accertare come sono andate veramente le cose e se Galan e Chisso siano effettivamente dei corrotti.

7 – Continua (Le precedenti puntate sono state pubblicate il 10, 15, 17, 23, 24 e 30 agosto)

 

Enzo Casarin, fedele collaboratore con gravi precedenti

L’EX SEGRETARIA «Politici e funzionari pagati con il denaro delle false fatture»

Assieme a Chisso, in carcere il 4 giugno è finito anche il suo più stretto collaboratore, Enzo Casarin: secondo la procura, infatti, parte delle presunte “mazzette” destinate all’assessore «venivano veicolate attraverso il suo capo segreteria».
Il 28 giugno il Tribunale del Riesame conferma la misura cautelare nei suoi confronti, ritenendo che sussistano sia in gravi indizi di colpevolezza che il rischio di reiterazione del reato: «Malgrado questi gravissimi precedenti (è stato condannato per corruzione e concussione nell’ambito della Tangentopoli del Veneto) è stato scelto da Chisso quale capo della sua segreteria ed in tal modo ha potuto così continuare a trafficare con le tangenti, così come aveva fatto all’inizio degli anni ’90», scrivono i giudici.

 

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