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Dai files rubati le accuse al manager «infedele»

Anonymus svela le contestazioni all’ex numero 2 della finanziaria Veneto Sviluppo

«Peretti faceva parte di un gruppo d’attacco alla società, ha gettato discredito»

Rivelate mail al presidente del Consiglio regionale Valdo Ruffato e al leghista Luca Baggio

Passava all’esterno Informazioni riservate per favorire un socio privato a scapito della società pubblica

VENEZIA Ripetute violazioni della riservatezza, un’abile condotta di discredito nei confronti della società, una continuata azione di sabotaggio verso le strategie aziendali, frequenti fughe di notizie, un comportamento nel suo complesso teso a danneggiare Veneto Sviluppo. Sono i termini delle contestazioni che il direttore generale della finanziaria regionale Veneto Sviluppo, Gianmarco Russo, ha rivolto all’ormai ex vicedirettore generale Antonio Peretti nell’ambito di un contenziosto tuttora aperto e volto a sciogliere il contratto di lavoro del manager. Dall’incursione di Anonymus nei files del consiglio regionale affiora anche la lettera di contestazioni, datata 27 marzo scorso, rivolta dal vertice di Veneto Sviluppo a Peretti. E si fanno più chiari i motivi del suo allontanamento dall’incarico di vertice. Il punto è una profonda divergenza sul tema della «riassicurazione del credito », una delle operazioni che più ha impegnato la finanziaria regionale negli ultimi mesi. Ma le divergenze riguardano anche la «sgr» appena costituita con la Regione Friuli Venezia Giulia. Il caso Peretti scoppia quando il capo di gabinetto della presidenza del Consiglio, Giuseppe Nezzo, consegna al presidente di Veneto Sviluppo, Giorgio Grosso, una mail riservata inviata da Peretti a Clodovaldo Ruffato, presidente del consiglio regionale. «Ti segnalo – scrive Peretti – che il nuovo Presidente ed il nuovo Vice Direttore Generale di Veneto Sviluppo stanno disattendendo in pieno» gli indirizzi contenuti da una risoluzione del consiglio regionale del giugno 2012. «L’incredibile comunicazione – scrive Russo nella contestazione – apriva uno squarcio allarmante su gravi vicende di alcuni mesi precedenti delle queli Lei appariva come il responsabile ». Veneto Sviluppo, dunque, congela la casella postale e sigililla telefono, personale computer e ufficio di Peretti, sospendendolo dal servizio in via cautelativa. Secondo la lettera di contestazioni, Peretti nel periodo da marzo a maggio2013 avrebbe «posto in essere una iniziativa di vero e proprio sabotaggio» del progetto Riassicurazione del credito che la Regione stava varando. L’accusa è di aver suggerito alla Terza commissione regionale, presieduta dal leghista Luca Baggio, una serie di spunti per mettere in cattiva luce l’operazione. A seguito della convocazione di presidente e direttore davanti alla commissione regionale, i vertici di Veneto Sviluppo «si trovarono di fronte ad un fuoco incrociato di domande, accuse e rilievi» da parte dei consiglieri regionali, evidentemente imbeccati. Nello stesso periodo la società «si è dovuta difendere da pesantissimi attacchi esterni, enfatizzati dalla stampa, che sono stati possibili solo grazie a continue rilevanti fughe di notizie riservate dall’interno della società». Per il direttore di Veneto Sviluppo, due diversi accessi alla casella di posta elettronica aziendale di Peretti hanno comprovato «un reiterato comportamento diretto a danneggiare la società». Anche il «rapporto privilegiato con singoli consiglieri» regionali appare censurabile e frutto di un atteggiamento volto a raggiungere «un obiettivo personale di ritorsione». Le conclusioni sono trancianti: per Gianmarco Russo l’ex vicedirettore Antonio Peretti partecipava «ad un gruppo di attacco della attuale direzione operativa della società». Di più: gran parte dei contenuti di una lettera anonima, giunta nell’ottobre 2013 nelle redazioni dei giornali, sarebbero farina del sacco di qualche talpa interna. Peretti insomma sarebbe stato un manager infedele che, per ritorsioni personali, ha cercato di danneggiare l’attuale vertice della finanziaria regionale in tutti i modi, al «solo possibile scopo di danneggiare l’azienda e di avvantaggiare potenzialmente uno dei soci privati».

Daniele Ferrazza

 

Il blitz della rete internazionale di hackers

VENEZIA. Il blitz degli attivisti di Anonymus è di qualche giorno fa. Con una minuziosa opera di hackeraggio gli attivisti della rete internazionale che si batte per la trasparenza sono entrati nel server del Consiglio regionale del Veneto, pubblicando migliaia di mail, corrispondenza e files riservati della Regione. Anonymous si batte a tutela dell’ambiente e contro le grandi opere che «sistematicamente comportano corruzione e inefficienza» rileva il loro sito ufficiale. Per il Veneto «ci siamo battuti contro Tav, Mose, rigassificatori, centrali nucleari, inceneritori. Quindi riteniamo doveroso manifestare la nostra contrarietà ad un opera come il Mose» ma è nota la contrarietà anche all’attraversamento del centro storico di Venezia da parte delle gigantesche navi da crociera e la difesa di tutte le battaglie contro i project e le grandi opere infrastrutturali al centro dell’inchiesta della Procura di Venezia.

 

Meneguzzo lascia le cariche al figlio

Al via il riassetto di Palladio Finanziaria: i soci liberi di vendere le quote, gli scenari per Generali

VICENZA – Passaggio generazionale obbligato dentro a Palladio Finanziaria, il «salottino» della finanza veneta travolto dall’arresto del suo presidente Roberto Meneguzzo nell’ambito della inchiesta sul Mose. Nei giorni scorsi si è svolta l’assemblea degli azionisti di Sparta, la holding che controlla la finanziaria vicentina, e il presidente – già autosospeso da tutte le cariche dal giorno dell’arresto – ha deciso di fare un passo indietro nominando al suo posto il figlio. L’assetto di Palladio è attualmente il seguente: Roberto Meneguzzo controlla, attraverso il veicolo Pfh1, il 51 per cento, i partner industriali Ricci, Spiller, Bocchi e Bernardi il 21, 65%, i partner bancari Intesa San Paolo (9%), Veneto Banca (9,8%), Banco Popolare e (8,6%), Mps (0,5%) il restante 28%. Secondo quanto scrive «il Sole 24 Ore» il riassetto di Sparta, varato il 5 agosto scorso, ha modificato lo statuto sociale liberando tutti i vincoli al trasferimento delle azioni da parte dei soci. Un «liberi tutti» che consentirà a tutti gli azionisti di valorizzare le proprie quote. Il riassetto di Palladio avrà delle ripercussioni, nelle prossime settimane, anche nell’assetto di alcune partite rilevanti della finanza nordestina: in Generali, soprattutto, di cui la partecipata Ferak controlla circa l’1 per cento e un altro 2,15% attraverso Effeti. Agli attuali valori di Borsa, si tratta di un pacchetto che vale 500 milioni di euro. Gli azionisti, oltre a Palladio, sono Veneto Banca, la famiglia Amenduni (Acciaierie Valbruna), la Finint di Enrico Marchi e Andrea De Vido, la famiglia Zoppas. Il riassetto di Palladio Finanziaria, dunque, inciderà negli equilibri del Leone di Trieste. Tutto da decidere anche il destino stesso di Palladio, che detiene un portafoglio di partecipazioni rilevante. Nell’attesa di definire la posizione giudiziaria di Roberto Meneguzzo, attualmente agli arresti domiciliari, la merchant bank vicentina dunque si guarda attorno. Da definire anche il ruolo dell’altro amministratore delegato Giorgio Drago, che controlla direttamente il 4,47% della cassaforte vicentina. Meneguzzo è accusato di aver fatto da tramite tra Giovanni Mazzacurati del Consorzio Venezia Nuova e l’ex portaborse dell’ex ministro dell’Economia Giulio Tremonti, intascando una «mazzetta» di 500 mila euro nella sede milanese di Palladio. Per questo l’inchiesta è stata trasferita a Milano.

 

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