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Nuova Venezia – Fiumi veneti bocciati pochi depuratori

Posted by Opzione Zero in Rassegna stampa | 0 Comments

12

ago

2014

Mare e spiagge salve

Le criticità alle foci dell’Adige a Rosolina e del Brenta

Peggio di noi Friuli e Sicilia, mentre la Sardegna è al top

Serena Carpentieri e Luigi Lazzaro di Legambiente: 11 le zone monitorate

Anche Venezia rischia la procedura di infrazione dei tecnici di Bruxelles

VENEZIA – I fiumi del Nord Est bocciati da Goletta Verde, la sentinella di Legambiente che monitora le acque italiane, in collaborazione con Coou, il consorzio obbligatorio degli oli usati. Il Veneto è risultato tra le peggiori regioni italiane per quanto riguarda l’inquinamento di reflui urbani trovati nei fiumi con carica batterica off limits. Alle nostre spalle nella graduatoria degli «inquinatori» ci sono Friuli Venezia Giulia e Sicilia, ai primi posti per impianti eccellenti invece Sardegna e Toscana. Questo non significa che oggi il mare è inquinato, ma che l’acqua che scorre nei fiumi andrebbe depurata meglio, altrimenti si rischia che con il tempo il problema si ritrovi anche nelle zone balneari, come dimostrano le analisi dell’Arpav. Non è bastato l’allarme plastica lanciato nei scorsi giorni, ora arriva anche quello per i reflui urbani che non risultano trattati da impianti adeguati. Ieri mattina a Venezia la portavoce della Goletta Verde Serena Carpentieri e il presidente Legambiente Veneto Luigi Lazzaro hanno ribadito l’urgenza di mettersi in regola con le direttive Ue per non incorrere nelle infrazioni e pagare le multe: il verdetto che arriva dalle analisi di Goletta Verde in 11 comuni del litorale veneto sono impietose. La direttiva europea. Se non si risolve il problema rapidamente, arriveranno multe salatissime dall’Unione Europea che ha già condannato l’Italia nel 2012 e nella primavera del 2014 per illegalità negli impianti di depurazione e nelle reti fognarie e per il mancato dimensionamento degli impianti in base ai turisti nelle stagioni estive (Direttiva del 1991, 91/271/Cee). Attualmente è in corso un’altra indagine conoscitiva (Eu Pilot 1976/11/Envi) che potrebbe tradursi in un’ulteriore condanna. «Vogliamo ricordare» hanno detto Carpentieri e Lazzaro «che ci troviamo di fronte all’ultimo avviso prima delle migliaia di euro che l’Italia potrebbe trovarsi a versare per i 900comuni nona norma». 37 di questi sono in Veneto e la multa varia da un minimo di 12 mila a un massimo di 700 mila euro al giorno per ogni giorno di ritardo nell’adeguamento alla direttiva. Impianti depurativi. Tra i 37 agglomerati urbani che non hanno impianti adeguati, l’unica città è Venezia, i restanti provengono in gran parte dal Bellunese nelle aree di Longarone, Cadore e Falcade. Considerato che Venezia si trova in un’«area sensibile» con una media di 97 mila persone tra residenti e pendolari (senza contare i turisti), la capacità dell’impianto di trattamento è inferiore al carico di entrata. Reflui urbani. La Goletta Verde lavora in collaborazione con un laboratorio ambulante, installato su un furgone che segue la nave dalle coste. L’obiettivo era capire quanti reflui urbani sono presenti. Per reflui si intendono batteri fecali come l’enterococco intestinale e l’Escherichia coli. Sul furgone sono stati analizzati campioni delle acque di 11 località, estratti il 30 luglio, il 3 e il 5 agosto a Rovigo a Bonelli, Caleri, Rosolina Mare per l’Adige e poi a Venezia a Isola Verde di Chioggia, al Lido, Cavallino, Jesolo, Eraclea, Porto S. Margherita e Porto Falconera di Caorle, Brussa e Bibione Pineta di Porto Baseleghe. Questo il verdetto: «Fortemente inquinate» la foce del fiume Piave a Jesolo, la foce del Brenta all’Isola Verde di Chioggia, la foce dell’Adige a Rosolina e quella del Po a Porto Tolle. Inquinata Porto Falconera di Caorle, i restant prelievi sono entro i limiti. L’inefficienza depurativa generale conferma i dati Istat 2012: in Veneto solo il 48,8 % dei carichi urbani confluiscono in impianti di depurazione, rispetto a una media già bassa del Nord Est del 57,9 %, contro quella italiana del 57,6 %. La mappa completa si può consultare su www.Legambiente. it o il blog Goletta Verde, oppure sui siti dei quotidiani veneti del Gruppo Espresso

Vera Mantengoli

 

Sono 37 i comuni finiti nel mirino delle norme Ue

Sono 37 i comuni del Veneto finiti nel mirino di Goletta Verde e quindi a rischio multa per infrazione delle norme Ue. Si tratta di Arquà Polesine, Arsiè, Borca di Cadore, Bressanvido, Camposampiero, Ca’ Tiepolo, Cencenighe Agordino, Comelico superiore, Erbè-Sorgà, Falcade, Follina, Gaiarine, Isola della Scala, Lamon, Longarone, Mareson Pecol, Maserà, Mel, Montegrotto, Noventa vicentina, Ormelle, Pederobba, Ponte nelle Alpi, Salgareda-Chiarano, San Pietro di Cadore, San Pietro di Morubio, Santa Caterina di Luisiana, Santo Stefano di Cadore, Sappada, Sossano, Taibon, Thiene, Valle di Cadore, Venezia, Villa Bartolomea-Castagnaro, Zero Branco, Zoldo Alto Mareson Pecol. Sotto la lente degli ambientalisti tutta la fascia pedemontana e soprattutto Venezia, sotto accusa per i suoi impianti di depurazione. Nel dossier si parla di una « capacità dell’impianto di trattamento inferiore al carico in entrata e non è dimostrato che tutto il carico generato in questo agglomerato riceve un adeguato trattamento (violazione articolo 5). Le Autorità indicano che nessuna riduzione dell’azoto è applicata», si legge ancora. La depurazione non funziona o quanto meno deve essere rivista in base alle norme Ue.

 

L’assessore Conte «Il Garda resta la vera priorità»

La situazione è ben conosciuta in Regione, tanto che l’assessore Maurizio Conte ha incontrato il ministro dell’Ambiente per chiedere dei finanziamenti e andare incontro alle necessità dei Comuni. «Proprio due settimane fa ci siamo attivati con il ministero. Abbiamo messo in evidenza non solo le priorità del territorio, ma anche la pressione che ci sta facendo l’Unione Europea che esige l’aggiornamento degli impianti in base alle direttive. Ci sono impianti che devono essere messi a norma e lo sappiamo. Abbiamo stilato una lista di quelli cantierabili che possono partire da subito. L’incontro ha avuto un buon esito perché verranno stanziati 8 milioni che, non appena arriveranno, verranno subito distribuiti ai Comuni». Non sono solo le foci a dare problemi, anche le falde presentano acque inquinanti che devono essere protette con acquedotti adeguati alle reti idriche. «Dobbiamo sostituire una condotta sul lago di Garda e per farlo bisogna partire dal depuratore che coinvolge sia la Lombardia che il versante Veneto. Per questo il ministero ha dato 200 milioni, 120 alla Lombardia e 80 a noi». A novembre è in programma l’incontro sui contratti di fiume , un accordo volontario tra vari soggetti che individua una attività operative utili alla salvaguardia del fiume e delle attività economiche e sociali connesse.

 

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