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Il segretario generale nazionale dei chimici della Uil incontra i delegati del Petrolchimico in sciopero

«Se, come ci dice Eni, il mancato riavvio del cracking veneziano di Versalis è un’autorizzazione del ministero che riguarda la centrale termica, che lo risolva rapidamente come ha fatto con il cracking di Brindisi, altrimenti è lecito pensare che la proroga della fermata degli impianti nasconda altre intenzioni ». L’ha detto ieri il segretario generale nazionale dei chimici della Uil, Paolo Pirani, a margine del coordinamento dei delegati Eni di Porto Marghera – tenutosi nella sede di via Bembo a Mestre – a cui era presente anche il segretario generale Veneto della Uil, Gerardo Colamarco. È stata l’occasione per ribadire che la tensione esistente al Petrolchimico di Porto Marghera è dovuta al «nuovo amministratore delegato di Eni, Claudio Descalzi, che ha messo in dubbio la permanenza stessa di un sistema chimico nazionale da parte di Eni e ha messo in campo decisioni mai chiarite sugli investimenti a Porto Marghera». Da giorni i lavoratori del cracking attuano una forma di sciopero a singhiozzo che rallenta e riduce il carico di materie prime (etilene e propilene) smistato dalle navi alla pipe-line collegata ai petrolchimici emiliani. La situazione si è esasperata ulteriormente dopo che la direzione di Versalis ha comunicato di non riconoscere lo sciopero in atto, ricordando che alla fine di luglio è stato siglato al ministero dello Sviluppo un accordo con i segretari nazionali dei chimici di Cgil, Cisl, Uil che doveva mettere fine a tutte le mobilitazioni sindacali. «Quello che abbiamo siglato al ministero il 31 luglio», ha precisato Pirani, «è un accordo politico che impegna i vertici di Eni e delle sue consociate e il ministro Guidi in persona che lo ha firmato. In quell’accordo è scritto che Eni intende rispettare tutti gli accordi già sottoscritti, compreso quello del febbraio scorso che prevede una piano di investimenti per il cracking veneziano e un nuovo impianto di chimica verde. Del resto i manager di Eni hanno scritto al governatore Luca Zaia ripetendo che il mancato riavvio del cracking è dovuto solo a problemi tecnici. Quindi, a settembre, quando come previsto ci rincontreremo, Eni non avrà alibi per sottrarsi alle sue responsabilità ». Sia Pirani che Colamarco hanno insistito sulla necessità di «progetti e investimenti capaci di rilanciare l’industria chimica italiana, invece che affossarla. In gioco ci sono settori strategici per l’economia nazionale e a rischio c’è il sistema industriale dell’intera area padana ». Per Pirani, infine «Eni deve gettare la maschera e non nascondere altre intenzioni dietro accordi già sottoscritti». Al termine della riunione di coordinamento, i delegati dei chimici della Uil veneziana hanno approvato un duro documento in cui auspicano che «le parti riescano a riaprire il confronto a livello locale» e affermano «che il cracking di Versalis, a prescindere dagli inconvenienti tecnici veri o mascherati, deve tornare in marcia per sconfessare possibili alibi pretestuosi, progetti fantasiosi e posizioni aziendali troppo spesso incoerenti. Per questo oggi è prioritaria l’analisi necessaria al superamento del blocco dell’autorizzazione Aia ministeriali, delle altre autorizzazioni necessarie al riavvio del cracking, considerando che si tratta di un impianto importante e complesso che deve avere una data credibile per il riavvio».

Gianni Favarato

 

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