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SPECIALE MOSE

Un fiume di denaro per “comprare” i vertici del Magistrato alle acque

TESTI a cura di: Gianluca Amadori, Monica Andolfatto e Maurizio Dianese

L’EURODEPUTATA – Lia Sartori, finanziamenti illeciti per 225mila euro

LE CONTESTAZIONI – Alla donna di ferro uno “stipendio” annuale di circa 400mila euro

Secondo l’accusa centinaia di migliaia di euro a Maria Giovanna Piva, Patrizio Cuccioletta e all’ex giudice Vittorio Giuseppone per mettersi a disposizione del Consorzio Venezia Nuova

È agli arresti domiciliari dal 2 luglio, dopo la decadenza da europarlamentare. Lia Sartori, 67 anni, vicentina, esponente di spicco di Forza Italia, già presidente del Consiglio regionale del Veneto, è accusata di finanziamento illecito per aver ricevuto nel 2009 un contributo elettorale di 25mila euro da parte del Consorzio Venezia Nuova, soldi provenienti da false fatturazioni, e formalmente corrisposta dal Co.Ve.Co; nonché di altri contributi pari a 200mila euro, di cui 50mila a lei consegnati personalmente da Mazzacurati il 6 maggio 2010.
La Sartori respinge ogni addebito e annuncia di volersi difendere con ogni mezzo, «affinché la propria immagine pubblica e privata rimanga specchiata».

 

Quel fiume di denaro per “comprare” i vertici del Magistrato acque

I FAVORI – Al manager romano un aereo privato dal Cvn per andare al convegno

Il loro compito era quello di controllare i lavori per la realizzazione del Mose: invece, secondo la Procura, avrebbero svenduto la propria carica, mettendosi a disposizione del Consorzio Venezia Nuova in cambio di denaro. Sotto accusa sono finiti due presidenti succedutisi al vertice del Magistrato alle acque, Maria Giovanna Piva e Patrizio Cuccioletta, nonché un giudice all’epoca in servizio alla sezione controllo della Corte dei conti del Veneto, Vittorio Giuseppone.
Maria Giovanna Piva aveva fama di essere una donna di ferro, tutta d’un pezzo; dura e inflessibile. Ora è accusata di corruzione in relazione all’attività svolta dal 26 luglio del 2001 al 30 settembre del 2008. La procura le contesta di aver ricevuto uno “stipendio” annuale di circa 400mila euro (di cui 200 versati da Baita), nonché di aver avuto l’incarico di collaudaure alcune opere dell’ospedale di Mestre, ricevendo compensi per complessivi 327mila euro. Le somme illecite sarebbero state percepite dal 2006 al 2012 in cambio di atti contrari a doveri d’ufficio. In particolare alla dottoressa Piva viene contestato di aver delegato Maria Brotto, responsabile della progettazione del Mose per conto del Consorzio Venezia Nuova, e altri dipendenti del Cvn, alla predisposizione formale e sostanziale di atti del Magistrato alle acque, omettendo la dovuta vigilanza, e operandosi per accelerare l’iter di approvazione dei vari interventi. Come dire che il controllato predisponeva i documenti che il controllore doveva poi firmare.
L’ex presidente del Magistrato alle acque respinge con decisione ogni addebito e, nel corso dell’interrogatorio successivo all’arresto, dichiara che nel corso della sua attività si era messa in posizione di forte contrasto con il Consorzio Venezia Nuova, in particolare per quanto riguarda la scelta relativa alle “cerniere” delle paratie mobili: potrebbe essere questo il motivo del suo coinvolgimento nell’inchiesta. Una sorta di ritorsione, insomma. A puntare il dito contro di lei vi è, però, anche la confessione resa dal successore, Patrizio Cuccioletta, il quale ha raccontato ai pm Stefano Ancilotto e Stefano Buccini che Giovanni Mazzacurati gli disse di aver pagato anche la Piva. Dopo 20 giorni di carcere, dal 23 giugno, la lady di ferro è agli arresti domiciliari E il 3 settembre è tornata in libertà per decorrenza dei termini di carcerazione preventiva.
Romano, in pensione da tre anni, Patrizio Cuccioletta, è accusato di corruzione in relazione all’attività svolta dal 1 ottobre del 2008 al 31 ottobre del 2011 al Magistrato alle acque. La Procura lo accusa di aver percepito uno “stipendio annuale” di circa 400mila euro (di cui 200mila versato pro quota da Baita); di aver incassato una ulteriore somma di 500mila euro, versata tra il 10 dicembre 2012 e il 15 gennaio 2013 su un conto estero intestato alla moglie; di aver procurato un contratto di collaborazione a progetto con il Cvn per la figlia Flavia, dal 12 settembre 2007 all’11 settembre 2008 per un importo di 27.600 euro. Successivamente la figlia fu assunta da Thetis spa, società vicina al Consorzio. Inoltre gli viene contestato di aver procurato nel 2012, al fratello Paolo Cuccioletta, un contratto di 38mila euro tramite Co.Ve.Co, pagato con fondi del Cvn, nonché di aver beneficiato personalmente, o attraverso i familiari di pranzi e alloggi in ristoranti e alberghi di lusso, oltre a voli con aerei privati. I presunti pagamenti illeciti sarebbero proseguiti dal 2007 al 2013.
I legami tra Cvn e Cuccioletta erano così stretti che, pur di consentire al presidente del Magistrato alle acque di partecipare ad un convegno, Mazzacurati gli mise a disposizione un aereo privato per andare a Venezia e tornare la sera stessa a Malaga (dove si trovava in vacanza) al modico costo di oltre 20 mila euro.
Arrestato nel blitz del 4 giugno, Cuccioletta resiste poco: dopo 12 giorni ammette tutto davanti agli inquirenti: «Quando tornai a Venezia nel 2008 a ricoprire il ruolo di Presidente del Magistrato alle acque di Venezia, l’ing. Mazzacurati mi disse che mi avrebbe corrisposto una somma di circa 200 mila euro all’anno e che alla fine del mio mandato mi avrebbe consegnato un riconoscimento finale ammontante ad alcuni milioni di euro».
Nel verbale del 16 giugno incastra Luigi Neri e Federico Sutto, i due “postini” di Mazzacurati, gli uomini che il presidente del Cvn utilizzava spesso per la consegna delle mazzette e che finora si sono trincerati dietro il più assoluto silenzio. «Io imbarazzato accettai quanto promessomi e fin da subito iniziai a ricevere un paio di consegne di denaro all’anno effettuate dai più stretti collaboratori di Mazzacurati. Ricordo in particolare che presso la mia abitazione si recarono tre volte il signor Neri tra il 2008 e il 2009 e successivamente il dottor Sutto tra il 2010 e il 2011, portandomi in contanti le somme promesse».
Il racconto di Cuccioletta non è finito: «Dopo il mio pensionamento ricevetti su un conto estero l’accreditamento di somme per quasi 500 mila euro… Tale somma rappresenta il riconoscimento finale promessomi dal Mazzacurati… ammetto di aver ricevuto dal Mazzacurati altri favori quali il pagamento di cene, vacanze e di aver sollecitato a quest’ultimo incarichi a mio fratello Paolo e l’assunzione di mia figlia».
In cambio il Magistrato alle acque non creava mai problemi al Cvn: «non ricordo del respingimento di riserve presentate dal Consorzio», ha precisato Cuccioletta.
Del suo predecessore, la dottoressa Piva, aggiunge che Mazzacurati si adoperò per farle avere «importanti collaudi di opere pubbliche». Ma aggiunge che tra i due ci fu un violento scontro in relazione alla questione tecnica delle “cerniere” del Mose a seguito del quale Mazzacurati chiese «la sostituzione della Piva e la mia nomina». Versione che coincide con quella fornita ai magistrati dalla stessa Piva.
In questo filone, assieme ai due ex presidenti del Magistrato alle acque, risultano indagati anche Mazzacurati e i suoi più stretti collaboratori, Luciano Neri e Federico Sutto; l’imprenditore veronese Alessandro Mazzi, consigliere di Cvn, Piergiorgio Baita (Mantovani) e il responsabile amministrativo della sua società, Nicolò Buson; Stefano Tomarelli (Condotte), Pio Savioli (direttivo del Cvn), Gianfranco Boscolo Contadin, Mario e Stefano Boscolo Bacheto (Coop San Martino), Nicola Falconi (Bo.Sca), Andrea Rismondo (Selc Sc), Maria Teresa Brotto (responsabile progettazione Mose)
Il terzo pubblico ufficiale accusato di corruzione è il romano Vittorio Giuseppone, un magistrato in servizio fino al 2013, prima alla Corte dei conti di Venezia, sezione controllo, e poi passato alla sezione centrale di Roma. La Procura gli contesta di aver percepito, tra il 2000 e il 2008, uno “stipendio” annuale oscillante tra 300mila e 400mila euro consegnati con cadenza semestrale, nonché di aver ricevuto non meno di 600mila euro tra 2005 e 2006: il tutto per accelerare le registrazioni delle convenzioni da cui dipendeva l’erogazione dei finanziamenti concessi al Mose e ammorbidire i controlli di competenza della Corte sui bilanci e gli impieghi delle somme erogate al Cvn. Giuseppone, in pensione da più di un anno, è tornato in libertà a metà agosto. In questo filone risultano indagati anche Mazzacurati e il suo collaboratore Luciano Neri; l’imprenditore Alessandro Mazzi, Piergiorgio Baita (Mantovani) e il responsabile amministrativo della sua società, Nicolò Buson, Stefano Tomarelli (Condotte), Pio Savioli (direttivo del Cvn), Gianfranco Boscolo Contadin, Mario e Stefano Boscolo Bacheto (Coop San Martino).

8 – Continua (Le precedenti puntate sono state pubblicate il 10, 15, 17, 23, 24, 30, 31 agosto)

 

MOSE – I PROBLEMI DEL SISTEMA

Mi riferisco all’intervento di Antonio Gesualdi, il 30 agosto scorso, relativo al Mose. Sono un ingegnere in pensione della Snamprogetti-Saipem, società ben note anche nel mondo offshore, che per una decina di anni si è occupato delle problematiche offshore e quindi con qualche competenza in materia. Sarebbe utile che questo signore andasse a leggersi la relazione che una società di modellistica francese ha stilato anni fa su invito – se non ricordo male – dell’allora sindaco Cacciari, nella quale vengono rilevate alcune criticità del sistema, quali ad esempio il fatto che le paratoie si sollevino contro il verso della marea, la possibilità che in alcune condizioni di frequenza dell’onda possano entrare in risonanza con problemi sul dimensionamento delle cerniere, e così via. Questo giusto per dire che non è tutto così scontato come sembra di capire dal citato intervento.

Giovanni Zanon

 

GIAMPIETRO MARCHESE – Soldi anche al Pd, tramite il consorzio Coveco

Il 4 giugno finisce in carcere, poco meno di due mesi più tardi, pur continuando a respingere ogni accusa, concorda con la procura il patteggiamento di 11 mesi di reclusione. Giampietro Marchese, 56 anni, già consigliere regionale, a lungo segretario organizzativo del Pd e ancora nel consiglio di amministrazione della Fondazione Rinascita 2007 che amministra e possiede una settantina di immobili del vecchio Pci per un valore vicino ai 3 milioni di euro, è accusato di finanziamento illecito per un contributo di 58mila euro ricevuto nella campagna elettorale del 2010, formalmente versato da Co.Ve.Co (33mila) e da società Selc Sc (25mila); in realtà messi a disposizione da Cvn attraverso false fatturazioni. La Procura gli contesta poi altri finanziamenti di 4-500mila euro, nonché un’assunzione fittizia alla società Eit, per un ammontare di 35mila euro.
L’interrogatorio a seguito del quale gli vengono revocati gli arresti domiciliari, a fine luglio, viene considerato dalla Procura un tassello importante per l’inchiesta: la prova che i contributi agli esponenti politici sono finiti per anni non soltanto a chi stava al governo della Regione, ma anche all’opposizione. E, dunque, un importante riscontro a quanto raccontato finora dai principali accusatori. Ciò anche se le ammissioni di Marchese sono soltanto parziali: da un lato sostiene che i 58mila euro ricevuti “in bianco” dal Coveco sono regolari. Dall’altro, per quanto riguarda i finanziamenti “in nero”, precisa di aver ricevuto solo 150mila euro da Pio Savioli (ovvero dal Coveco, la componente “rossa” del Consorzio Venezia Nuova) a fine campagna elettorale 2010 per coprire le spese effettuate in eccesso, negando di aver mai ricevuto soldi da Mazzacurati.

 

 

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