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Il Sfmr inventato da Bernini: domani decolla la linea centrale con 22 corse in più ogni giorno
Chisso e Galan in carcere e Zaia non vuole cerimonie, il nodo Trenitalia-Sistemi Territoriali

Spesi 600 milioni. 130 per acquistare i convogli Stadler-Ansaldo, gli altri per eliminare i passagi a livello, le nuove stazioni, i parcheggi di scambio per gli automobilisti

PADOVA Sfmr, Tav Brescia-Padova, Mose, Salerno-Reggio Calabria e Terza corsia della A4 Venezia-Trieste. Non è l’elenco dello Sblocca-Italia di Renzi, ma delle eterne incompiute che strozzano lo sviluppo del Paese ingabbiato nella rete di infrastrutture del dopoguerra. Da domani qualcosa forse cambia in positivo: il Sfmr, alias la metropolitana del Veneto, debutta sulla Padova-Mestre. 22 corse in più al giorno, un treno ogni dieci minuti grazie ai nuovi Stadler-Ansaldo acquistati da Sistemi Territoriali di Michele Gambato, la società nata per il federalismo ferroviario in Veneto. L’idea cullata da Galan e Chisso, era la fotocopia del modello Ferrovie lombarde che gestisce una quota rilevante del trasporto extraurbano a Milano, Varese e Sondrio. Maroni fa affari d’oro, mentre a Venezia tengono banco le polemiche sui disservizi dei vagoni a gasolio che si fermano con il freddo e della linea Padova-Calalzo eternamente bloccata per il maltempo. Il Sfmr è costato quasi 600 milioni: 130 per l’acquisto dei 22 Stadler, gli altri per le opere sulla rete e i passaggi a livello. Nessuna cerimonia. La metropolitana veneta parte in semiclandestinità, senza cerimonie: Giancarlo Galan è in carcere ad Opera a Milano e non c’è nemmeno Renato Chisso, detenuto a Pisa, così Luca Zaia ha avuto il bon ton di evitare il taglio del nastro. Perché la vera svolta è scattata con l’orario cadenzato voluto da Chisso nel dicembre scorso, una rivoluzione che ha fatto scattare la rivolta dei pendolari: la Regione ha messo sotto accusa Trenitalia e ha poi annunciato di voler mettere in gara la concessione per il trasporto pubblico che scade nel 2014. Si tratta di una torta da 150 milioni che si somma ai 256 milioni per i bus. Il padre è Bernini. Il Sfmr, invece, porta la firma del Doge dc Carlo Bernini che l’ha ideato nel lontano 1990, quando il Veneto era la balena bianca d’Italia e la Lega un manipolo di fedelissimi legati a Rocchetta e Gobbo con Bossi che aveva appena messo piede nel Senato. Il copyright è della Net Engineering di Giovan Battista Furlan, un colosso nel sistema del trasporto ferroviario che ha depositato un progetto ambiziosissimo: collegare il quadrilatero Venezia-Treviso-Padova-Castelfranco, dove vivono 3 milioni di abitanti. Il Veneto come Monaco di Baviera, Parigi e Londra e come Milano e il suo hinterland. La Patreve nasce con l’idea della metro di superficie per mettere in rete le sue università, dislocate sul territorio con le sedi storiche di Padova e Venezia e poi Verona, Vicenza e poi infine Rovigo e Treviso. Ma il terremoto di tangentopoli ’92 modifica il disegno e il Sfmr finisce in un cassetto e quando Galan lo riprende in mano nasce un contenzioso con la Net Engineering che si trascina ancora oggi. Il contenzioso di 30 milioni. Tirate le somme, Furlan attende che palazzo Balbi stacchi un assegno di 30 milioni di euro per chiudere un contenzioso che si trascina dal 1996: «Il sistema metropolitano di superficie è l’architrave dello sviluppo del Veneto» ha spiegato Furlan nella sede di Confindustria Padova, « un’infrastruttura fondamentale, senza la quale è inutile che il Veneto si candidi a eventi internazionali. Per questo lo stallo non giova a nessuno». Ma Zaia ha deciso di resistere in giudizio. Domani si parte Ventidue corse in più sulla dorsale della Patreve, per convincere i pendolari a lasciare l’auto nel garage e a salire sul treno: sono 150 mila i veneti che si spostano sui mezzi pubblici, 30 mila dei quali lungo l’asse Padova-Mestre. Studenti iscritti al Bo, a Ca’ Foscari e allo Iuav e poi i dipendenti della regione e dei ministeri che protestano per i disservizi di Trenitalia che in regime di monopolio fa il bello e il cattivo tempo. I convogli regionali spesso in ritardo, mentre le «Frecce» spaccano il secondo, come se fossimo in Svizzera. Cosa cambia. Il piano, a regime, prevede treni ogni 10 minuti sulla Padova-Mestre e ogni 30 da Venezia a Treviso, mentre i collegamenti tra Padova-Castelfranco e Bassano saranno intensificati appena i binari verranno raddoppiati. Da Venezia, i dirigenti del settore trasporti, scelgono il pragmatismo e invitano all’ottimismo. Sulla Padova-Mestre ogni ora ci saranno 6 treni a tariffa popolare: 4 regionali della metro con l’orario cadenzato e 2 regionali veloci. E poi le Frecce di Trenitalia e Italo-Ntv, che tenta di rompere il monopolio con prezzi stracciati.

Albino Salmaso

 

Gli orari. Invariati i biglietti: 3,30€ per il regionale, 15 per le Frecce e 8 per Italo

Un treno ogni 10 minuti sulla linea

PADOVA Il primo treno-navetta della metro di superficie partirà domani, 8 settembre, dal nuovo binario metropolitano 2 della stazione alle 6.49. Arriverà a Mestre alle 7.24 (tempo di percorrenza 35 minuti) con fermate a Ponte di Brenta, Vigonza- Pianiga, Dolo e Mira-Mirano. Le corse successive partiranno alle 8.49, 9.49, 11.49, 12.49, 13.49, 14.49, 15.49, 16.49, 17.49 e 19.49 (vedi tabella qui a fianco). In pratica, con orario cadenzato, i nuovi 11 treni partiranno sempre al minuti 49. Da Mestre, invece, il primo treno del Sfmr partirà alle 7.35 con arrivo a Padova alle 8.10. Gli altri alle 8.35, 9.35, 11.35, 12.35, 14.35, 15.35, 16.35, 18,35 ed, infine, alle 19.35. In totale altre undici corse nella direzione opposta. I 22 nuovi treni che circoleranno solo nei giorni feriali e non al sabato e alla domenica, si vanno a sommare ai treni regionali che viaggiano sulla Padova-Mestre, raddoppiata nel 2006 con la nuova linea ad alta velocità/capacità dove corrono a 250 km l’ora le «Frecce Argento» e gli «Italo-Ntv» per Roma oltre alle « Frecce Bianche»per Verona, Milano e Torino. Ci sono poi anche i treni regionali veloci, che arrivano da Verona e Vicenza e da Bologna-Ferrara-Rovigo che non fermano in nessuna stazione intermedia. E poi ci sono tre locali, provenienti sempre da Vicenza e Rovigo, definiti ad andamento lento, che effettuano tutte le fermate intermedie. Insomma un treno ogni 10’. Il prezzo, comunque, resta lo stesso: 3.30 euro sia se si sale su un regionale veloce che su un locale che effettua tutte le fermate. Naturalmente biglietti più cari con una Freccia Argento o Bianca. In seconda classe si devono sborsare 16 e 15 euro, mentre Italo ha abbassato la tariffa a 8 euro da Venezia a Padova. Felice Paduano

 

“E’ un’eterna incompiuta. Zaia non ha strategia”

PADOVA «La metro del Veneto? Resta un’eterna incompiuta perché prima Galan e ora Zaia non hanno mai voluto investire le risorse necessarie per completare almeno il primo tratto: collegare il quadrilatero Venezia-Treviso-Castelfranco-Padova». Bruno Pigozzo, vicepresidente della commissione Trasporti della regione Veneto, è convinto che non ci sia proprio nulla da festeggiare. E dello stesso avviso è anche Stefano Peraro dell’Udc, più che mai convinto che qualsiasi tipo di cerimonia fosse fuori luogo e inopportuna. «Non ho ricevuto nessun invito e ci mancherebbe altro, sono passati 25 anni da quando Bernini e Cremonese hanno presentato il Sfmr e 15 da quando sono iniziati i primi lavori. La mia impressione è che non farà molti passi in avanti perché le risorse non ci sono. Il secondo lotto Mestre-Quarto d’Altino- Portogruaro ha ottenuto 10 milioni sui cento previsti, i fondi sono stati dirottati alle opere per ricostruire l’Aquila e l’Abruzzo dopo il terremoto. E la Regione non vuole aggiungere un euro al fondo nazionale del trasporto pubblico: non c’è nessuna strategia», dice Peraro. Ma quale autunno si annuncia per i pendolari? «Mi auguro che la qualità del servizio possa migliorare notevolmente», spiega Bruno Pigozzo (Pd) «anche se gli errori dell’orario cadenzato voluto da Chisso non sono stati corretti: la linea per Portogruaro lascia senza collegamenti i pendolari delle prime ore del mattino mentre Belluno e Rovigo rischiano l’isolamento totale. Ecco, da quando Chisso è uscito di scena per l’inchiesta del Mose, la delega ai Trasporti l’ha voluta il presidente Zaia e ora vedremo quali interventi saprà mettere in campo. La questione centrale riguarda il rinnovo della concessione che scade a fine anno. Le proteste per i disservizi di Trenitalia sono state utilizzate come un pretesto da Zaia per minacciare la fine del rapporto con l’azienda pubblica italiana. La gara sarà aperta non solo a Ntv-Italo ma a tutti i partner europei, tedeschi in primis». E il Sfmr vedrà mai la fine? «I timori sono più che fondati», aggiunge Pigozzo, «per completare il primo lotto va raddoppiata la linea Mestre-Castelfranco: ora i doppi binari si fermano a Maerne e bisogna investire 70-80 milioni. Poi va ripensata l’intermodalità per cancellare le sovrapposizioni gomma-rotaia che penalizza Belluno e Rovigo. L’ultima questione riguarda il futuro di Sistemi Territoriali: credo ci debba essere un soggetto unico per la gestione del servizio ferroviario in Veneto, i doppioni comportano sprechi e confusioni. Meglio semplificare e il rinnovo della concessione mi pare l’occasione perfetta per decidere la nuova governance», conclude Pigozzo. Ultimo capitolo: l’alta velocità. Il dossier è sul tavolo del ministro Lupi che ha deciso di sbloccare il nodo stazione di Vicenza: i 100 km da Verona a Padova, secondo i calcoli Rfi-Italfer del 2003, richiedono un investimento di 3,3 miliardi di euro, cui vanno aggiunti 800 milioni per modificare la linea a cavallo dei Berici e altri 1.150 milioni per la nuova stazione di Vicenza.

Albino Salmaso

 

“L’incubo orario cadenzato”

PADOVA «La Filt Cgil del Veneto saluta con favore l’avvio domani delservizio ferroviario di metropolitana di superficie Padova Mestre con il potenziamento negli orari diurni. L’offerta ferroviaria nella città metropolitana Padova Venezia si adegua ai bisogni e alla potenziale domanda che sale dal territorio. Bene ma da sola non basta», dice Ilario Simonaggio, segretario regionale. «Finalmente dopo 24 anni, si incomincia.    Il servizio ferroviario metropolitano regionale Sfmr è lungi dal considerarsi minimamente realizzato. Bisogna che la Regione si ponga con drammatica urgenza l’obiettivo di completare almeno la prima fase del quadrilatero centrale del veneto. Non si può considerare realizzata la prima fase perché manca la chiusura del quadrilatero Mestre–Treviso–Castelfranco– Padova senza la quale il progetto è monco.    Le migliorie promessa dalla Regione, dopo il «fallimento» del servizio denominato orario cadenzato sono al palo. Non è accettabile che passino molti mesi senza vedere le tante promesse del presidente della Regione tramutarsi in risultati. Dovevamo in pochi anni realizzare le quattro fasi del Sfmr. Invece ci troviamo a considerare positivo, dopo ben 25 anni, l’inizio della prima fase». «Non osiamo nemmeno pensare cosa sogni il cittadino di tanta parte del veneto, fuori dall’asse Padova Venezia che ogni sacrosanto giorno fa i conti con la realtà del servizio. Riteniamo sia una drammatica priorità per il governo regionale dare risposte su un cronoprogramma realistico di interventi che completi le fasi realizzative» conclude Ilario Simonaggio .

Felice Paduano

 

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