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Mozione dell’ex ministro Bray sottoscritta da 22 parlamentari: «Trasparenza»

Il ministero assicura: «Tutti i progetti in Legge obiettivo»

Il ministero delle Infrastrutture assicura: «Tutti i progetti sottoposti a Valutazione di impatto ambientale come soluzione per allontanare le grandi navi seguiranno la procedura della Legge obiettivo». L’affermazione è categorica e punta a spegnere le polemiche sull’opportunità, da parte del ministero dell’Ambiente, di iscrivere alla procedura di Via in Legge obiettivo il progetto del Contorta. Ma c’è chi denuncia una “grave scorrettezza istituzionale” e invita il commissario Vittorio Zappalorto e le forze politiche a fare istanza al Ministero dell’Ambiente perchè revochi in autotutela la procedura di Via “strategica”. Carlo Giacomini, docente Iuav, sottolinea come sia necessario seguire un iter preciso per inserire un progetto in legge obiettivo. «L’opera dev’essere identificata – puntualizza Giacomini – mentre in questo caso ci si riferisce a “interventi per la sicurezza dei traffici delle grandi navi nella laguna”. E poi l’allegato di opere pubbliche su cui il Cipe ha dato parere favorevole non è ancora approvato dalle Camere. Ragion per cui l’inquadramento in Legge obiettivo per ora è priva di presupposti e quindi illegittima. Dovrebbe essere rigenerata come procedura ordinaria». Anche Silvio Testa, per il Comitato No Grandi Navi, invita il commissario Zappalorto a pretendere il rispetto del Pat, il piano di assetto del territorio, che prevede l’estromissione delle navi incompatibili dalla laguna, perchè il piano portuale non può essere in contrasto con il piano urbanistico. Sulla vicenda hanno preso posizione anche il senatore 5Stelle Giovanni Endrizzi con una mozione in cui impegna il Governo a garantire che gli interventi siano coerenti con l’ordine del giorno del Senato di febbraio, chiede di iniziare la graduale estromissione delle grandi navi e di escludere il ricorso alle procedure di legge obiettivo. Sulla stessa lunghezza d’onda l’ex ministro ai Beni Culturali Massimo Bray, che in una mozione sottoscritta da 22 deputati Pd, denuncia il «ruolo e la competenza impropri che la Capitaneria di Porto di Venezia ha ritenuto di assumere nell’istruttoria tecnica di esame dei progetti» e il «conflitto di interessi in capo all’autorità portuale che si presenta come progettatore, istruttore e in parte decisore». Secondo Bray si è in un «contesto di scarsa chiarezza che fa temere che si innestino procedure contorte e ai limiti della liceità anche penale sulla scia di quanto già successo per le vicende criminali del Mose» e chiede che il Governo si attivi perchè il processo sia garantito dal confronto pubblico, con la trasparenza dovuta.
Il progetto dello scavo del Contorta sarà presentato dal Porto lunedì 29 alle 17 in sala San Leonardo.

 

L’OPINIONE – Il Canale Contorta altererebbe l’equilibrio idrodinamico della laguna

Torno non senza qualche disagio sulla questione del Contorta. Ovviamente per ribadire con forza la mia opinione assolutamente contraria, ma anche per sottolineare gli svantaggi obiettivi della decisione. La Laguna – diceva qualche settimana fa Paolo Costa, presidente dell’Autorità portuale – è un ambiente naturale in cui però l’opera dell’uomo ha fatto e disfatto nei secoli fino a ridurla alla attuali condizioni. Secondo questa impostazione i danni dello scavo del nuovo canale sarebbero limitati, se pure esistenti, e in ogni caso si tratterebbe di un ulteriore intervento tra i tanti del passato remoto e recente che sarebbe doveroso coniugare con gli innegabili vantaggi dell’opera. Non intendo affatto negare che il canale realizzerebbe una strada celere e diretta verso la Marittima, consentendo ai gestori del porto la possibilità di mantenere in attività e magari di aumentare ancora il traffico delle grandi navi. E’ un vantaggio? Forse sì sotto il profilo economico sempre importante e oggi praticamente preponderante. Posso del resto testimoniare da Consigliere Comunale di maggioranza (ma senza rinuncia all’autonomia personale, soprattutto con riferimento alle opere riguardanti la città) che tutte le volte che si è votato a Cà Farsetti sulle grandi navi, il partito di maggioranza e ancora di più quelli dell’opposizione hanno sempre fatto pesare in modo determinante l’aspetto economico. Mai il Pd si è fatto promotore di una mozione contro il traffico delle grandi navi e addirittura una volta sono rimasto il solo su 46 a votare decisamente contro, soprattutto perché nel documento mancava – e non certo per caso o per errore – una data finale oltre la quale il transito doveva ritenersi bloccato. Ancora oggi il profilo economico e occupazionale appare prioritario, e purtroppo non solo tra i poteri forti e le autorità. Ma basta questo a giustificare lo scavo? Certamente no. Malgrado le teorie di Costa sulla laguna, da decenni si sono compiuti studi importanti che hanno portato a risultati definitivi. La legge 171 del 1973 è appunto il frutto di quegli studi, e se quella normativa dice senza equivoci che l’unità della laguna deve essere garantita, e così il suo equilibrio idrodinamico, è necessario attenersi alle regole ivi dettate per evitare disastri ecologici che comprometterebbero per sempre la sopravvivenza della città e del bacino che la circonda. Forse il problema può essere espresso in modo più semplice. La legge speciale è superata o è ancora oggi un irrinunciabile termine di riferimento? Se non è superata, e nessuno lo sostiene, a quanto mi consta basta probabilmente confrontare il canale con la legge e dedurne che l’opera è compatibile con le sue norme oppure che sicuramente il canale, così come progettato, rappresenta una clamorosa violazione delle sue direttive. Siccome la verità, del tutto incontestabile, è la seconda, non occorre altro per bocciare l’opera. E non occorre neppure verificare gli effetti dello scavo perché in termini giuridici questo controllo risulta già eseguito a monte, quando si è detto in sede di approvazione della legge che l’unità e l’equilibrio idrodinamico del bacino sono valori intoccabili, e che esigono il più assoluto rispetto. Ora il Contorta taglia in due, brutalmente, la laguna sacrificandone l’unità, e certamente ne altera l’equilibrio idrodinamico, come risulta innegabile se si tengono presenti la sua lunghezza, larghezza e profondità. In pratica il Contorta porta o avvicina il mare alla laguna facendo o facilitando proprio quello che con la legge si è voluto impedire. Il canale dei petroli aveva già provocato danni estesi e gravi, e proprio per questo si è approvata la 171, ora il Canale Contorta minaccia di moltiplicarli fino alla rovina della città e della sua laguna. E’ questo che si vuole? Personalmente trovo che c’è un solo modo per giustificare l’opera. Si riesamini la legge 171, e se questa risultasse superata o in qualche modo derogabile il canale potrà essere scavato. Ma in uno Stato di Diritto, che ha fatto con sofferenza le sue scelte, non si può procedere contro la legge, specie se si tratta di una legge essenziale e di vitale importanza; anzi di preminente importanza nazionale, come si è detto a suo tempo, proprio con riferimento ai principi che oggi si pretende di violare con disinvoltura o con colpevole leggerezza. Al contrario, se la legge viene abrogata o modificata sarà stato il Paese ad assumersi la responsabilità della deroga, sarà un grave errore (dal mio punto di vista), ma almeno tutto avverrà nel rispetto delle regole in vigore.

Ennio Fortuna

 

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