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Baggio: la Lega sta con l’assessore Conte, no ai veti di Fi e Ncd

Fasoli (Pd): Zaia spieghi perché dopo 32 anni ha bloccato tutto

«Alt ai re del cemento»

VENEZIA «È una vergogna: la Regione ha speso quasi 700 mila euro in due legislature per il nuovo piano cave e non possiamo fallire anche questa volta: basta sprecare soldi per i veti delle lobby e del vecchio Pdl finito in frantumi con i tre gruppi in consiglio: la nuova legge vieta lo stop alle escavazioni in falda, un colpo durissimo per i tre re del calcestruzzo del Trevigiano». Luca Baggio, presidente della III commissione, non ha ancora digerito lo «sgambetto» che Ncd di Zorzato, Fi di Padrin e Fi Veneto di Bond hanno fatto a Maurizio Conte, assessore all’Ambiente, leghista di rito tosiano. Baggio ha un diavolo per capello e ieri ha chiesto ai partiti il via libera per congelare gli oltre cento emendamenti presentati alla legge e al Prac che Conte non è riuscito ad approvare. Può mai spuntare l’asse Lega-Pd a sostegno di una legge fortemente osteggiata dalle categorie economiche, che ne hanno chiesto lo stop? Il vice presidente della commissione, Roberto Fasoli, (Pd) mette sotto accusa la maggioranza. «Al di la degli emendamenti bisogna capire se la maggioranza e il presidente Zaia intendono davvero approvare la legge con relativo Prac o se il tutto dev’essere rinviato alla prossima legislatura. Il Pd ha fatto ciò che doveva e ora non intende partecipare ad un lavoro inutile, che getterebbe ancor più discredito sul consiglio regionale, incapace, dopo 32 anni, di licenziare una nuova legge e il relativo Piano». Le colpe ricadono solo sul centrodestra? Pare proprio di sì. Lo ammette Luca Baggio: «Non possiamo accettare la resa, la Lega vuole dare un segnale chiaro: il territorio va difeso, basta con i laghetti in tutto il Veneto. La legge Conte vieta le escavazioni in falda e impone ai cavatori di realizzare opere di ripristino del territorio. Una sorta di indennizzo che le potenti lobby del Trevigiano non hanno accettato». Sono tre le aziende che hanno il monopolio del mercato della sabbia e della ghiaia, con cui producono calcestruzzo: Mosole, Biasuzzi e Gregolin. Veri colossi dell’edilizia, sostenuti dall’Ance e dagli artigiani. «Non sarà facile rompere il monopolio, ma ci stiamo provando: la nuova legge apre nuovi cantieri nel Vicentino e nel Veronese e segna la fine delle concessioni perpetue: mi rendo conto che le resistenze sono fortissime, ma la difesa del territorio deve prevalere» spiega Baggio. «Il Prac di Conte impone un taglio del 70% dei volumi estratti, si scende da 120 milioni di metri cubi in dieci anni a 32 milioni perché il Veneto ha il record del riciclaggio di materiale edile demolito. Con la nuova legge vengono aboliti i piani provinciali, si fissano dei contingenti annuali e c’è il divieto alle proroghe sine die ai vecchi concessionari che potranno ottenere un solo rinnovo». Ma la commissione ce la farà a portare la legge entro la fine della legislatura? «La prossima settimana ci sarà un faccia a faccia con l’assessore Conte per capire quali emendamenti accettare», conclude Baggio. Secco il commento di Nicola Finco, presidente della commissione Ambiente, trevigiano. «Non è giusto tirare la croce addosso alla Lega, il veto ce l’hanno imposto Marino Zorzato, Leo Padrin e Dario Bond, le tre anime del vecchio Pdl: i loro diktat non passeranno». Finco, giovane e tenace «padano», non ricorda che palazzo Ferro Fini sta rivivendo gli stessi scontri del 1982, quando la sinistra Dc di Fracanzani impose ai dorotei di Cremonese e Bernini il piano cave. Fu una battaglia lunga, vinta dagli ambientalisti. Una vera svolta.

Albino Salmaso

 

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