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Gazzettino – La Suprema Corte. Mose, Chisso resta in carcere.

Posted by Opzione Zero in Rassegna stampa | 0 Comments

26

set

2014

MESTRE – Renato Chisso resta in carcere. La Corte di Cassazione ieri ha respinto il ricorso presentato dall’avv. Antonio Forza ed ha giudicato giusta e motivata la disposizione del Tribunale del riesame di Venezia che ha deciso di tenere dietro le sbarre Chisso, dal momento che ci sono “gravi indizi di colpevolezza” nei suoi confronti. Dunque, per tornare almeno ai domiciliari, l’ex assessore alle Infrastrutture ha una sola strada, quella di invocare i motivi di salute. Altrimenti la sua carcerazione durerà come minimo fino al 4 dicembre, sei mesi dal momento dell’arresto.
Saranno dunque i medici incaricati dal Gip Roberta Marchiori a valutare se le condizioni di salute di Chisso rendono rischiosa la sua permanenza dietro le sbarre, tanto da consigliare per lui gli arresti domiciliari. Dopodomani, domenica, in carcere a Pisa arriverà un esercito di medici per vagliare le sue condizioni di salute. Saranno in nove, tre della Difesa, tre incaricati dall’Accusa e tre dal Giudice per le indagini preliminari. I consulenti della Difesa sostengono che l’ex assessore regionale alle Infrastrutture è in pericolo di vita, mentre i consulenti dell’accusa sostengono che, pur essendo a rischio, si trova nel posto migliore per le cure, dal momento che a Pisa c’è un centro specializzato in patologie cardiache. Dunque saranno la dott. Silvia Tambuscio, il dott. Paolo Jus e il dott. Davide Roncali a dire l’ultima parola dal momento che sarà sulla base della loro relazione medica che Roberta Marchiori deciderà se mandare Chisso ai domiciliari o se tenerlo in carcere.

(M.D.)

 

LETTERE AL DIRETTORE – Galan, fiducia ai magistrati al di là di amicizie e sospetti

Caro direttore,
alcuni giorni fa è stato pubblicato sul Gazzettino uno scambio epistolare tra l’ex assessore Renato Chisso, oggi in carcere, e un noto giornalista delle tv venete: il tema era l’amicizia, al di là delle questioni che riguardano un’indagine giudiziaria. È nota a molti la mia amicizia di lunghissima data con Giancarlo Galan e la mia lunga collaborazione con il presidente in ruoli “europei” per la Regione Veneto: ma non sarà questo mio rapporto a inficiare un’opinione sempre più convinta nel definire l’inferno carcerario un evidente quadro del collasso del nostro sistema giustizia, tra cui troviamo i “condannati preventivi”, vera ignominia per uno Stato di Diritto. Conosciamo bene le motivazioni per cui sono nate queste misure preventive, ma è il loro uso fuori da ogni controllo a rendere odiosa tale misura. Il codice richiede tra i presupposti di applicazione della misura i gravi indizi di colpevolezza, ma la logica emergenziale, le pressioni dell’opinione pubblica e la speranza di una “confessione” portano a utilizzare il carcere nei confronti di indagati per reati contro il patrimonio, apparentemente al di fuori delle esigenze cautelari prescritte. Questa inflazione carceraria colpisce una persona che, stando alla nostra Costituzione, non va considerata colpevole fino a sentenza definitiva. Io non voglio vivere in un Paese che continua ad avere un ennesimo record negativo: il 40% dei detenuti è in attesa di giudizio, mentre la media europea è del 25%. Chi ripagherà mai la distruzione di una vita umana e professionale in caso di leggerezza o di errore? Bene ha fatto quel giornalista a rendere pubblica la corrispondenza con un detenuto eccellente, in virtù di un’amicizia non disconosciuta. Per me è lo stesso: spero che gli “amici” dei detenuti in attesa di giudizio non spariscano nel nulla.
Gianlorenzo Martini

Venezia

——
Caro lettore,
l’amicizia non è un semplice sentimento, è un valore. Ma, come accade per molti altri valori, non sempre regge l’urto dei tempi e delle avversità. Uno scrittore americano, Ambrose Bierce, oltre un secolo fa mandò alle stampe un disincantato e lucidamente cinico testo dal titolo: “Dizionario del diavolo”. Alla lettera A il libro di Bierce recitava: «Amicizia: una nave abbastanza grande per portare due persone quando si naviga in buone acque, ma riservata a una sola quando le acque si fanno difficili». Purtroppo, credo sia amaramente vero.
Quanto al resto: lei ha ragione quando afferma che in Italia c’è un uso smodato, ingiustificato e spesso anche forcaiolo della carcerazione preventiva. Tuttavia, nel caso di Giancarlo Galan, da quanto è emerso, i magistrati ritengono che, in libertà o agli arresti domiciliari, l’ex governatore (uno degli imputati chiave dell’inchiesta sul Mose) potrebbe alterare o inquinare le prove e ciò, come prevede la legge, giustifica la sua carcerazione. Non ho ovviamente gli elementi per valutare se questo sia vero, ma credo che la correttezza e la serietà finora dimostrate dai magistrati della Procura di Venezia nella conduzione di questa difficile inchiesta, meritino rispetto e considerazione. Anche questi sono valori liberali.

 

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