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Caro direttore, si parla in questi giorni di un intervento per la pista ciclabile sul ponte della Libertà; è la prima parte della pista ciclabile promessa dall’ultima giunta. Dato il momento, è lecito chiedersi se il beneficio che ne verrà, vale il milione e 400mila euro previsti. Perché diciamolo, potrebbe essere un errore molto prima che uno spreco. Ad averlo pensato prima, ad aver avuto un progetto, la pista ciclabile si sarebbe dovuta realizzare all’interno del plurimilionario intervento per il tram sul Ponte della Libertà. Avremmo avuto una pista ciclabile che servisse anche da corsia di emergenza. Siccome non ci si è pensato non abbiamo né l’una né l’altra. Si è cercato di rimediare con un questo progetto assai zoppicante, pensata da qualcuno che forse, in bicicletta non è mai andato. Già l’idea di unire Piazzale Roma -dove non esiste uno straccio di deposito per le biciclette- alla Stazione di Mestre -non certo località turistica- è un’idea strana. In compenso si è deciso di lasciare fuori da questo tortuoso circuito i due punti “verdi” più importanti della città: il Parco di San Giuliano e Forte Marghera. Il suggerimento al Commissario Zappalorto è quello di impiegare meglio soldi che si stanno per spendere. Rendere più agibile il Ponte della Libertà -e solo quello- vuol dire migliorare un percorso che, sia pure sofferto, esiste già e che, oggi come oggi, da Piazzale Roma conduce, alla fine del Ponte, ad un intrico di strade e cavalcavia che per i ciclisti è tra i più pericolosi del Veneto. I recenti lavori per il tram hanno, se possibile, peggiorato la situazione. Il sentierino il “troso”che, al termine del ponte della Libertà, portava al cavalcavia verso San Giuliano è diventato la sede dei piloni del tram. Sul cavalcavia, i nuovi guard-rail sono collocati in modo tale da non lasciare neanche un minimo passaggio: tra supporti, pozzetti dimenticati aperti, segnali stradali abbandonati, la sola possibilità per i ciclisti è quella di impegnare la carreggiata. Mai come in questi momenti il ciclista si sente vicino agli autisti di ACTV e dei mezzi pesanti. Troppo difficile fare qui una passerella? Forse no. Ma se così fosse, perché non pensare a impiegare meglio i fondi a disposizione? Sul Ponte può bastare un decimo della cifra prevista e si potrebbe realizzare un deposito per le bici dei turisti che arrivano a Venezia. Si potrebbe fare a Santa Marta. Oggi ci scandalizza nel vedere arrivare le biciclette sino a piazza San Marco ma, chiediamolo, ci sono alternative? E ancora, perché non realizzare una pista ciclabile da Piazza Barche a Forte Marghera? Assieme al parco di San Giuliano Forte Marghera è il luogo del tempo libero per eccellenza ed è bizzarro che, dopo tutti i milioni spesi, ci si possa arrivare solo in auto. I grandi progetti urbani partono dall’attenzione ai mille “piccoli” progetti con cui ognuno si confronta ogni giorno. Forse, prima di decidere cosa sia meglio, non sarebbe male fare, tutti assieme, un bel giro in bicicletta. Architetto Marco Zordan Venezia Gentile lettore, il suo racconto è preciso e anche poco rassicurante circa la pista ciclabile che – messe così le cose – pare davvero essere inutile perché appunto poco praticabile. Giro dunque le sue riflessioni al Commissario Zappalorto perché le tenga, se crede, nel giusto conto.

p.fiorani@nuovavenezia.it

@FioraniP

 

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