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Lo scavo del canale Contorta presentato ai cittadini: fischi e urla all’indirizzo di Paolo Costa. Il clima si riscalda quando il presidente dell’Autorità portuale parla di un «intervento di recupero ambientale. Le barene fermeranno l’erosione».

 

Il presidente dell’Autorità portuale presenta il suo progetto: non solo scavo, ma un intervento di recupero ambientale

Contorta, urla e contestazioni a Costa

LA DIFESA PUBBLICA – Le nuove barene della laguna centrale diventeranno una sorta di nursery per i piccoli pesci e fermeranno l’erosione

«Non è solo uno scavo ma un intervento di recupero ambientale: l’area del Contorta diventerà una nursery per i pesci». Il pubblico che riempie la sala San Leonardo, fino a quel momento composto e silente, esplode in urla e fischi. «Eh basta, ci prendi in giro!?» Il presidente dell’Autorità portuale Paolo Costa ha appena finito di illustrare la proposta del nuovo scavo del canale Contorta. Scende nella fossa dei leoni. In una sala strapiena – con qualche rappresentanza di operatori del Porto e sindacati – per la maggior parte ostile. Spiega che il progetto dello scavo è stato deciso dal Comitatone di metà agosto. «L’unico», cita, «in grado di mantenere l’eccellenza della Marittima e di togliere in tempi brevi le navi da San Marco». Sempre il Comitatone, dice Costa, ha autorizzato la procedura di Via speciale, con i tempi ristretti. E aggiunge, con una punta di polemica: «Richiesta fatta dal sindaco Orsoni». Sullo schermo scorrono le diapositive. Lo scavo, sei milioni e mezzo di metri cubi di fanghi dove adesso c’è un piccolo canale (il Contorta-Sant’Angelo) e si dovrà costruire un’autostrada d’acqua profonda dieci metri e mezzo e larga 120. Si costruiranno però anche velme e barene per 400 ettari. Dunque, la laguna centrale sarà recuperata dal punto di vista ambientale. Il professor Attilio Adami, consulente idraulico del Porto, spiega che si tratta di area «pigra» della laguna, dove le correnti non influiscono granché. «Quale sarà l’effetto del passaggio delle grandi navi?» chiedono dalla platea. «Non so, quei dati li ho lasciati a casa». Primi brusii in sala. Emanuele Zanotto, consulente della Protecno, rassicura sull’impatto ambientale. «Polveri sottili e inquinanti non saranno superiori all’1 per cento, il rumore non oltre i 5 decibel, trascurabile». Costa insiste e si concede anche qualche battuta: «Avanti un altro». Ricorda che lui i tempi e le procedure è abituato a rispettarle, come fu nel 2001 per la ricostruzione della Fenice. Insiste sul fatto che il Contorta «è l’unica soluzione per mantenere l’eccellenza della crocieristica veneziana». Fuoco di fila di obiezioni. «Non parlate di adeguamento, lì non esiste alcun canale», sbotta la professoressa Andreina Zitelli, «chiamatelo con il suo nome, scavo di un canale Marittimo in laguna centrale. Spiegate come si fa a considerarlo un’opera di interesse nazionale». Jane Da Mosto del comitato «Venezia è laguna». Il Porto ne ha parafrasato lo slogan: «Venezia è porto», si legge nella copertina. Roberto Vianello (Municipalità): «Chi pagherà i sottoservizi e che tempi ci vorranno?». Dibattito e polemiche fino a tarda ora.

Alberto Vitucci

 

Diffida ai ministeri firmata dal Gruppo XXV aprile che ha raccolto 30 mila firme sul web

«Troppe forzature, ristabilire l’iter corretto»

«Troppe irregolarità e forzature. La procedura di Via per il Contorta va riportata nell’alveo della legalità». Parole pesanti quelle spese da Marco Gasparinetti, portavoce del comitato XXV aprile. Che dopo aver raccolto 30 mila firme on line contro lo scavo del canale ha inviato ieri una diffida al ministero per l’Ambiente e ai ministeri di Infrastrutture e Beni culturali firmata dall’avvocato Alberto Pagnoscin. Viene contestata la competenza dell’Autorità portuale a «proporre, finanziare e realizzare un intervento come quello proposto, mancando allo stato la disponibilità delle aree, la loro destinazione portuale e il via libera dei Piani regolatori». Viene anche contestata la legittimità del ricorso alle procedure accelerate della Legge Obiettivo. «Anche un verbale di una riunione», si legge nella diffida, «non può bastare a qualificare l’opera proposta come infrastruttura strategica». Una questione non da poco. Perché proprio riferendosi alla Legge Obiettivo e alla definizione del’opera come «strategica e di interesse nazionale» i proponenti scrivono che si può superare l’impatto esistente dovuto allo scavo. Una battaglia legale avviata anche da alcune associazioni. Che hanno presentato osservazioni alla procedura di Via. Tra queste la docente Iuav Andreina Zitelli, Ecoistituto del Veneto, Ambiente Venezia e Italia Nostra. Ieri la presidente della sezione veneziana Lidia Fersuoch ha inviato una lettera al ministro dei Beni culturali Enrico Franceschini. Invitandolo a esercitare le sue «competenze irrinunciabili», previste dalla legge, sulla tutela di Venezia e della sua laguna. Italia Nostra ricorda anche le indicazioni date al governo italiano non più tardi di tre mesi fa dall’Unesco. Che invitava a tutelare oltre alla città patrimonio dell’umanità anche la sua laguna, minacciata dallo scavo di nuovi canali. E la lettera inviata all’ex ministro Massimo Bray. Firmatario in questi giorni di una mozione sottoscritta da 40 deputati e presentata al governo. Insomma, un groviglio di iniziative. Tra cui spicca anche quella di segno contrario sottoscritta da deputati di Forza Italia e Ncd che invitano a «tutelare la Marittima e la crocieristica veneziana». Ma altre diffide stanno arrivando in questi giorni al ministero per l’Ambiente. Che avrebbe invitato il Porto a controllare le procedure. Il direttore della sezione Via Massimo Grillo ha inviato il 18 settembre la lettera che dà il via alla procedura. La commissione del ministero, comunica, è stata integrata con il dirigente della Regione Giuseppe Fasiol, arrestato per lo scandalo Mose-Mantovani e poi scarcerato. Resta indagato anche se, precisano i suoi legali, il giudice del riesame ha ritenuto insufficienti gli elementi a suo carico.

(a.v.)

 

Chioggia. Accordo con l’armatore per rinunciare al secondo arrivo a novembre

Il sindaco Casson: «Prima dobbiamo sistemare il terminal e scavare il canale»

Stop alle navi da crociera. Via ai lavori alla banchina

CHIOGGIA – Stop alle navi da crociera fino alla primavera 2015. Comune, Camera di commercio, Ctc (Chioggia terminal crociere) e armatore Thomson hanno deciso di rinunciare all’arrivo della seconda nave previsto per inizio novembre per procedere con la sistemazione definitiva della banchina e con l’escavo dei canali per consentire l’arrivo, dal 2015, di navi anche più grandi della Majesty (1.600 passeggeri, 40.000 tonnellate). I lavori sulla banchina di fronte alla stazione passeggeri, ad opera del Genio civile opere marittime, sono già iniziati. Tutti gli attori coinvolti, che si sono ritrovati attorno ad un tavolo lo scorso giovedì per tirare le somme del primo arrivo, esaminando punti di forza e criticità, hanno convenuto che era meglio “perdere” una nave adesso per finire i lavori che garantiranno una migliore accoglienza piuttosto che “accaparrarsi” questa ma magari dover rinunciare ad una continuità importante nella prossima primavera a causa di cantieri aperti. «Meglio puntare sul lungo termine», spiega il sindaco, Giuseppe Casson, «certo faceva gola avere subito una’altra nave ma noi dobbiamo lavorare perché l’arrivo delle navi diventi una cosa ordinaria e non per averne una ogni tanto. Lo stesso armatore ci ha suggerito di completare i lavori in programma per avere una stazione decorosa e funzionale in modo che gli arrivi di primavera possano trovarci pronti». L’intervento, in corso, riguarda il consolidamento delle banchine e la sistemazione dei piazzali. Un progetto da cinque milioni di euro curato dal Genio civile. In un paio di mesi i lavori dovrebbero concludersi. In questo lasso di tempo il sindaco spera anche che ci possano essere gli adeguamenti dei fondali per far entrare più agevolmente in porto le navi come la Majesty e magari anche qualcuna un po’ più grande. «Non parlo dell’escavo per scendere a -11 metri», spiega Casson, «su cui attendiamo risposte dal Ministero e che ho sollecitato anche in sede di Comitatone chiedendo che si trovino delle economie all’interno del Mose, parlo di una sistemazione dei canali che consenta di entrare con più facilità. Per carità già ora le navi delle dimensioni della Majesty possono arrivare, ma vorremmo garantire la massima tranquillità agli armatori. Questi mesi ci servono per attrezzarci al meglio perché vogliamo che Chioggia diventi meta fisse nelle crociere di primavera. La Thomson ci ha confermato il pieno interesse su Chioggia e il test del 22 settembre, con la Majesty, è stato soddisfacente per tutti con qualche criticità, burocratica, che speriamo non si ripeta più».

Elisabetta B. Anzoletti

 

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