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Gazzettino – Mose, e’all’Est il tesoro di Chisso

Posted by Opzione Zero in Rassegna stampa | 0 Comments

1

ott

2014

L’INCHIESTA – A portare il denaro in contanti oltrefrontiera era Enzo Casarin, il segretario dell’ex assessore

Mose, è all’Est il tesoro di Chisso

Ammonterebbe a 8 milioni. La Finanza avrebbe trovato tracce evidenti del passaggio dei soldi su conti esteri

L’INCHIESTA – Indagini informatiche per controllare depositi e movimenti di capitali

La Procura ha trovato tracce evidenti dei passaggi di denaro su conti esteri. Ma per ora i soldi non spuntano. Nel mirino i “tour” nell’ex Europa comunista del segretario dell’ex assessore

LO “SPALLONE” – Era Enzo Casarin a portare oltrefrontiera il denaro in contanti

TESTE CHIAVE – Dal Borgo prometteva di fermare la Finanza

«Opere per 100mila euro e fattura solo di 25mila: non pagò nemmeno quelli»

Il tesoro di Chisso 8 milioni nascosti a Est

Mercoledì 1 Ottobre 2014, Trovato il tesoro di Renato Chisso. O almeno la strada che porta al tesoro dell’ex assessore regionale alle Infrastrutture, perché soldi nei conti non ne sono stati trovati, ma tracce evidenti del passaggio, sì. E siccome i soldi sono passati di conto in conto, aver trovato la traccia, secondo la Guardia di finanza, equivale ad aver trovato il tesoro. Anche se i soldi fisicamente non ci sono più, è possibile contestarli a Chisso. La Procura di Venezia in questi giorni sta ricostruendo la mappa dei giri che hanno fatto i quattrini. Parliamo di milioni di euro in contanti che sono usciti dall’Italia ed hanno preso la via dei Paesi dell’Est Europa. La Procura di Venezia sta seguendo questi giri, conto dopo conto, banca dopo banca, seguendo le tracce lasciate da Enzo Casarin, il segretario particolare dell’ex assessore alle Infrastrutture, Renato Chisso, arrestato il 4 giugno nell’ambito della maxi inchiesta della Procura sul Mose. Perché è lui, Casarin, il punto di snodo e cioè l’uomo che ha portato i soldi all’estero. Gli investigatori infatti sono convinti che abbia fatto lo “spallone” sia per conto proprio sia per conto di Chisso perché la quantità di quattrini di cui si parla è tale da far pensare che non si possa trattare solo di mazzette incassate – e nascoste all’estero – da Casarin. La Guardia di finanza conteggia che i reati commessi da Chisso gli abbiano fruttato circa 8 milioni di euro – anche se finora non è stato trovato nulla, nè beni immobili nè soldi in contanti a parte qualche migliaio di euro nel conto corrente.
Ora, la Finanza avrebbe trovato la traccia del tesoro. Questa parte dell’inchiesta sul tesoro di Chisso parte da Luigi Dal Borgo, un ingegnere che si improvvisa 007. Di Dal Borgo, Piergiorgio Baita della Mantovani dice: «… è un mio compagno di classe, al quale non abbiamo mai dato grande credito finché eravamo all’università, perché copiava i compiti e poi ha fatto una serie di mestieri…». Quando le strade di Dal Borgo e di Baita si incrociano di nuovo è perché Dal Borgo propone un contratto di “protezione” a Baita. «Voltazza e Dal Borgo chiedevano 500mila euro all’anno per coprire la cosiddetta protezione del Consorzio Venezia Nuova e 300mila euro all’anno per coprire la protezione di Mantovani» – racconta Baita al p.m. Stefano Ancilotto. Che cosa promette Dal Borgo? Di fermare o rendere innocue le inchieste della Guardia di finanza contro il Consorzio Venezia Nuova e contro la Mantovani. Infatti. C’è riuscito perfettamente come dimostra l’inchiesta che ha portato in galera una cinquantina di persone e ha fatto crollare mezzo mondo imprenditoriale e politico del Veneto. Dal Borgo, vista la mala parata, adesso ha deciso di gettare la spugna e ha iniziato a parlare. Che cosa racconta a verbale? Che spesso andava con Enzo Casarin all’estero per tour non proprio da giovani marmotte. E diciamo che, andando a caccia di educande in vena di arrotondare la paghetta, capitava che Enzo Casarin gli parlasse. Non solo, è capitato pure che tra una sosta e l’altra nel tour a luci rosse – ma sempre e solo per dare un occhio, con curiosità, come dire?, antropologica – Enzo Casarin abbia chiesto di fermarsi in quella tal banca che doveva fare una cosa. E poi un’altra cosa la faceva in un’altra banca. E via così. Dal Borgo evidentemente ha registrato il tutto mentalmente e ne ha riferito in Procura. E dagli uffici di piazzale Roma è partito l’ordine per la Guardia di finanza, che da sempre è sicura di riuscire a mettere le mani sui conti di Renato Chisso. I finanzieri stanno controllando i passaggi, stanno verificando i conti, stanno seguendo quel sottile filo di “bit” ovvero di input tecnologici che consentono di spostare capitali da un Paese all’altro in un clic. Ma traccia di quei clic è stata trovata e la traccia porta al tesoro.

 

RIVELAZIONI – Le mazzette raccontate da Alessandri (Sacaim)

«Lavori gratis a villa Galan e 30mila euro per Chisso»

MESTRE – Accanto a Villa Rodella sarebbe sorto l’agriturismo. E poi un albergo pluristellato. Aveva progetti faraonici Giancarlo Galan e non ne faceva mistero. Voleva che Villa Rodella, dove Galan contava di continuare ad abitare, fosse al centro di un vero e proprio “quartiere” di lusso.
Del resto non gli costava un centesimo pensare in grande. E nemmeno costruire. Lo racconta l’ennesimo imprenditore finito, dice lui, nel tritacarne delle mazzette. Si tratta di Pierluigi Alessandri, ex presidente della Sacaim. «Ho fatto lavori di decoro e stuccatura per un importo di circa 100mila euro. Ho emesso regolare fattura, ma di 25mila euro e non mi hanno pagato nemmeno quella». Cornuto e mazziato perché sulla fattura emessa, la Sacaim ha pure pagato le tasse, senza incassare un centesimo. Alessandri aveva una squadra di operai in pianta stabile a villa Rodella e la fattura lui la spiega così: «Era più che altro un sistema per cautelarsi nel caso di incidenti sul lavoro oppure se arrivava qualche controllo». Ma siccome lui era solo uno dei tanti che si spaccavano la schiena gratis a costruire la dimora nella quale il governatore del Veneto avrebbe celebrato le sue nozze sibaritiche – basti dire che il solo Mazzacurati del Consorzio Venezia Nuova regalò cristalleria per 12mila euro – Galan più di tanto non gli badava. C’era Baita, che contava – e pagava – molto più di lui, ad esempio. E così Alessandri dice che per lavorare era costretto a mettere mano continuamente al portafoglio. «Nel 2009 io avevo trovato l’accordo con Galan e qualche lavoro arrivava. Poi si ferma tutto». Siamo nel 2010 e Alessandri va da Galan. Gli ricorda tra il lusco e il brusco, come si usa tra uomini di mondo, che qui si paga si paga, ma il cammello non si vede. «Galan mi ha spiegato che lui non bastava, che dovevo “accreditarmi” con l’assessore Chisso. E che dovevo mostrarmi generoso anche con Chisso, così da poter entrare a far parte degli imprenditori “vicini”» – detta a verbale Alessandri di fronte al pm Stefano Ancilotto. Alessandri ragiona tra sé e sé che se Galan viaggia sui 100mila a botta, un assessore regionale quanto potrà valere? Facciamo un terzo? E così si presenta all’incontro con Renato Chisso al Laguna Palace di Mestre con una busta che contiene 30mila euro in contanti. Siamo a febbraio del 2010. Da quel momento qualcosa si sblocca, poca roba, si lamenta Alessandri, ricordando che la Sacaim fu esclusa dal primo lotto della terza corsia dell’autostrada Venezia-Trieste. L’associazione temporanea di imprese che si aggiudicò i lavori era composta da Impregilo, Carron, Coveco e Mantovani. Come mai?

M.D.

 

IL CANTIERE – Affondato anche l’ultimo cassone

VENEZIA – Affondato anche l’ultimo “cassone di soglia” alla bocca di porto di Malamocco. Le altre schiere di cassoni – a Lido e Chioggia – sono già state completate. Il cantiere del Mose si avvia così al completamento definitivo di tutte le barriere entro il 15 ottobre. Ai “cassoni di soglia”, alloggiati nelle trincee sott’acqua, verranno quindi incernierate le paratoie. L’affondamento avviene durante il “morto d’acqua” (marea costante, onde basse e vento fermo) attraverso il syncrolift: il più grande ascensore mobile al mondo di questo tipo, largo oltre 50 metri e lungo più di 70 metri, dotato di 26 potenti argani.

 

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