Segui @OpzioneZero Gli aggiornamenti principali anche su Facebook e Twitter. Clicca su "Mi piace" o "Segui".

Questo sito utilizza cookie di profilazione, propri o di terze parti per rendere migliore l'esperienza d'uso degli utenti. Continuando la navigazione acconsenti all'uso dei cookie. Per maggiori informazioni cliccare qui



Sostieni la battaglia contro l'inceneritore di Fusina, contribuisci alle spese legali per il ricorso al Consiglio di Stato. Versamento su cc intestato a Opzione Zero IBAN IT64L0359901899050188525842 causale "Sottoscrizione per ricorso Consiglio di Stato contro inceneritore Fusina" Per maggiori informazioni cliccare qui

Mirano. Il libro “Wal-Mart” di Luigi De Gobbi: il commercio tra negozi, Veneto City e Nave de Vero

MIRANO «I centri commerciali ci stanno impoverendo». Sale dai piccoli centri storici come Mirano il grido di dolore delle botteghe di vicinato. L’occasione è la presentazione alla Libreria Mondadori di piazza Martiri del libro di Luigi De Gobbi “Wal-Mart fra Veneto City e Nave de Vero”. La crociata contro i grandi centri commerciali poggia su basi solide: l’autore ha dimostrato come Wal-Mart, la più grande catena mondiale di “supercenter”, sia un modello di impoverimento del territorio adattabile, purtroppo, anche ai centri commerciali mestrini e quelli, come Veneto City, previsti – tra molte contestazioni anche da comitati e Comuni della Riviera del Brenta – alle porte del Miranese. La tesi. «Le piccole medie imprese di questo territorio sono le prime a subire la crisi, se poi ci mettiamo i colossi arrivati e quelli in arrivo, è la mazzata finale», spiega De Gobbi, «i 500 addetti di Nave de Vero non sono nuovi posti di lavoro: primo, perché non sono a tempo indeterminato, secondo, perché a perdere il posto sono i dipendenti delle piccole botteghe di paese, che a poco a poco chiuderanno. I cittadini non hanno bisogno di più di quello che già comprano: a cambiare oggi è l’offerta, non la domanda», ha osservato l’autore del libro.

Mani legate. «I Comuni possono ben poco», afferma il sindaco di Mirano e neopresidente Anci Veneto, Maria Rosa Pavanello, «non possiamo più intervenire sul rilascio delle licenze, abbiamo vincoli sulla tassazione, la competenza decisoria sui grandi centri commerciali è regionale. Non ci resta, obiettivamente, che incentivare l’utilizzo dei centri storici con delle iniziative. Ma è una guerra di resistenza: a Vetrego, la nostra frazione più povera, siamo arrivati a proporre gruppi di acquisto per portare pane e latte agli anziani che non hanno più negozi in paese». E ci sono perfino inviti ad acquistare i nuovi alloggi appena costruiti per «ripropolare la frazione».

Nuovi baricentri. Mirano resiste, ma per quanto ancora? Altrove già si muore. Il direttore di Confcommercio Venezia, Danilo De Nardi, spiega: «È anche una questione ambientale: questi nuovi centri consumano suolo, vengono realizzati in campagna a scapito di agricoltura e paesaggio, mentre le città di svuotano. La città non è più il posto dove fare acquisti». Aggiunge Ennio Gallo, presidente di Confcommercio Miranese: «La bottega era una palestra per i giovani, si imparava la professione: nei supercenter stiamo distruggendo anche questo. Oggi in piazza a Mirano c’è un solo panificio, un tempo erano diversi, si poteva scegliere. Può vivere a lungo una piazza di soli bar?».

No Ztl. Prosegue Gallo: «La grande distribuzione ha tre punti di forza: un’offerta commerciale completa, facilità d’accesso e di parcheggio. Mettere nei nostri centri storici zone a traffico limitato e parcheggi a pagamento equivalgono a dire ai residenti: andatevene. Che modello vogliamo? Se l’obiettivo è avere città vive, dobbiamo parlare di urbanistica, non di pedonalizzazione e piazze aperte o chiuse. Dobbiamo evitare di finire come tutti Mestre: Ztl, solo parcheggi blu e moria di negozi inarrestabile».

Filippo De Gaspari

 

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*

Copyrights © 2012-2015 by Opzione Zero

Per leggere la Privacy policy cliccare qui