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Gazzettino – Venezia. Il porto offshore non piace a Roma.

Posted by Opzione Zero in Rassegna stampa | 0 Comments

5

ott

2014

OFFSHORE ADDIO – Il progetto per il porto offshore non piace al vice segretario del Pd nazionale, Debora Serracchiani. Al convegno di ieri sul futuro della portualità, il governatore del Friuli Venezia Giulia, lo ha bocciato senza appello, dicendo che voler continuare a fare cose immaginifiche che non hanno nemmeno finanziatori privati e senza consolidare l’esistente, significa consegnare a Capodistria e Fiume il futuro della nostra portualità.

TAGLIATI I FONDI – Nel frattempo il Governo ha tolto a Venezia 94 milioni e mezzo di euro che dovevano servire per ottenere dalla Unione Europea altri 300 milioni per completare la progettazione del porto in alto mare, e il deputato del Pd Andrea Martella sta cercando di far approvare un paio di emendamenti per riassegnare almeno una decina di quei milioni.

PERENTORIA «Va consolidato l’esistente o si consegna il futuro agli scali stranieri».

Costa: «La struttura offshore renderà tutti più competitivi»

IL CASO – Imbarazzi tra i democratici organizzatori del convegno che verteva sul rilancio della portualità

Siluro del Pd al porto d’alto mare

La governatrice del Friuli e big renziana Serracchiani a Mestre: «Non è più tempo di progetti immaginifici»

IL DIBATTITO – Scarsa attenzione per il futuro dello scalo veneziano: il governo toglie 94 milioni

Il Pd nazionale sa che esiste anche il Partito democratico veneziano, e viceversa? E il Pd nazionale è al corrente che qui siamo già in campagna elettorale per le comunali e per le regionali? E lo stesso Pd locale ne è cosciente? Chi ha partecipato ieri al convegno “Venezia alla sfida della portualità alto-adriatica” se lo chiedeva e si è risposto di no a tutte le domande. Perché Emanuele Rosteghin e Marco Stradiotto, segretari comunale e metropolitano del partito, hanno invitato una serie di relatori che hanno sparato – soprattutto quelli di maggior peso – contro il porto di Venezia e il nuovo porto offshore da costruire, a questo punto chissà quando mai, al largo di Malamocco. Ora, considerando che porto commerciale e crocieristico danno lavoro a più di 16 mila persone, ieri il Pd veneziano, con la fattiva collaborazione di quello nazionale visto che anche Debora Serracchiani numero due dopo Matteo Renzi ha inchiodato il nostro porto e i progetti del suo presidente Paolo Costa, ha posto un’ipoteca al contrario su circa 40 mila voti.
Loro diranno che le strategie sono altre ma chi era presente in sala al Palaplip di via San Donà ne ha ricavato una ben strana impressione.
La giornata è cominciata con l’intervento di Paolo Costa tutto teso a dimostrare come l’unica via per essere competitivi a livello europeo sia la sinergia tra gli scali dall’Alto Adriatico (perché solo così si riesce a soddisfare le esigenze delle navi sempre più grandi che trasportano sempre più merci), e a sostenere la necessità di costruire il nuovo porto in alto mare per ospitare appunto quelle navi a servizio di tutti e cinque i porti aderenti al Napa, l’associazione degli scali dell’alto Adriatico, ossia Venezia, Ravenna, Trieste, Capodistria e Fiume.
È proseguita con personaggi come Galliano Di Marco, presidente dell’Autorità portuale di Ravenna, Luciano Greco, vicepresidente dell’Interporto di Padova e Giancarlo Montagnoli del Consiglio direttivo dell’Interporto di Verona che hanno (soprattutto il primo) definito Costa un grande teorico, ma loro preferiscono essere più pragmatici e fare gli interessi veri delle proprie realtà.
Si è conclusa con Debora Serracchiani, vice segretario del Pd nazionale e governatore del Friuli Venezia Giulia che, pur senza nominare mai la parola offshore, ha bocciato il progetto senza appello, dicendo che voler continuare a fare cose immaginifiche che non hanno nemmeno finanziatori privati e senza consolidare l’esistente, significa consegnare a Capodistria e Fiume il futuro della nostra portualità.
Se si aggiunge che il Governo ha tolto a Venezia 94 milioni e mezzo di euro che dovevano servire per ottenere dalla Unione Europea altri 300 milioni per completare la progettazione del porto in alto mare, e che c’è solo il deputato del Pd Andrea Martella, con un pugno di coraggiosi colleghi, impegnato a cercare di far approvare un paio di emendamenti per riassegnare almeno una decina di quei milioni, si ottiene un panorama non proprio entusiasmante per il porto commerciale della laguna. C’è da sperare, a questo punto, che non vada a fondo pure la crocieristica.

 

Serracchiani: no al porto offshore

La governatrice friulana contro la proposta di Paolo Costa di realizzare uno scalo al largo di Venezia: «E chi paga?»

Debora Serracchiani ha nuovamente bocciato il porto offshore di Venezia, lo scalo che il presidente dell’Autorità portuale veneziana Paolo Costa vuole costruire in mezzo al mare al largo della bocca di porto di Malamocco per ospitare le navi sempre più grandi, che non riescono ad entrare in laguna, ma anche per servire gli altri porti dell’alto Adriatico riuniti nell’associazione Napa, Ravenna, Trieste, Capodistria e Fiume, oltre naturalmente a Venezia.
Debora Serracchiani è il vicesegretario nazionale del Pd e responsabile per le infrastrutture, ed è pure governatore del Friuli Venezia Giulia nel cui territorio vive e opera il porto di Trieste e ieri, grazie ai responsabili del Pd veneziano che hanno organizzato un convegno dal titolo “Venezia alla sfida della portualità alto-adriatica”, ha avuto l’opportunità di dire anche a Mestre nella “tana del leone” ciò che pensa del porto veneziano e del suo presidente. Pur non collegando Venezia e Paolo Costa con il suo ragionamento, ha detto chiaramente che «continuare a progettare cose immaginifiche, che non hanno finanziatori privati, e senza consolidare l’esistente, è un modo per consegnare il futuro della nostra portualità agli scali stranieri di Capodistria e di Fiume, dove nei prossimi anni pioveranno miliardi di investimenti dell’Unione Europea».
La soluzione è che i porti italiani dell’alto Adriatico uniscano le forze per dare servizi migliori alle compagnie e quindi battere la concorrenza.
La Serracchiani ha parlato alla fine del convegno e non aveva nemmeno ascoltato Paolo Costa intervenuto ad inizio mattinata quando ancora lei non era arrivata. Con bordate come quelle del numero due del Partito democratico, senza contare le bocciature di personaggi come il presidente dell’Autorità portuale di Ravenna o il vicepresidente dell’interporto di Padova, si è capito bene che aria tira per Venezia a livello nazionale ma anche nel nostro territorio. A meno che quanto uscito dal convegno di ieri organizzato dal Pd veneziano, nell’ambito delle iniziative che stanno portando alla campagna elettorale per Comune e Regione, non sia solo una faccia della medaglia.
Paolo Costa, a differenza della Serracchiani, ha provato a ribadire che non si deve parlare di concorrenza tra i porti dell’alto Adriatico ma di sinergie, perché le navi sempre più grandi e i corridoi dei traffici internazionali hanno bisogno di più scali in quest’area, insomma che mettendosi assieme si conquisteranno più traffici per tutti. E ha provato pure a spiegare che «il porto offshore serve naturalmente a Venezia, il cui porto è costruito in mezzo alla laguna con fondali troppo bassi, ma che è anche a servizio di tutti gli altri scali, perché abbassa i costi sostenuti dai produttori locali, rende la portualità alto-adriatica più forte e in grado di competere con i porti baltici che stanno diventando i veri concorrenti (altro che Fiume e Capodistria), e contribuisce a rilanciare l’area industriale di Porto Marghera oggi in agonia». Tirando le somme, però, la sua è sembrata una flebile voce in mezzo a una tempesta di venti contrari. A margine dell’intervento della Serracchiani, Costa ha provato pure a spiegare che il fatto che non ci siano finanziatori privati per l’offshore non è un segnale negativo, perché i privati si trovano solo quando il progetto è approvato, e perciò ha proposto al Governo di dargli un parere favorevole per dodici mesi, termine entro il quale reperire i fondi privati, pena la scadenza dell’autorizzazione. Ma ormai la sala si stava svuotando e, come ha detto lo stesso presidente dell’Autorità portuale veneziana, senza l’offshore anche il futuro del porto lagunare, a lungo termine, è a rischio.

Elisio Trevisan

 

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