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Fusione A4 Holding-Autovie, Schneck in sintonia con la concessionaria friulana. «Porte aperte alla Cav»

VERONA – Attilio Schneck, classe 1946, vicentino di Schio. Uomo di poche e chiare parole. Presidente dell’A4 Holding, la società che gestisce la Brescia-Padova. Commissario governativo della Provincia di Vicenza, di cui è stato presidente dal 2007 al 2012. È un uomo della Lega. Un politico che oggi si definisce «uno stradista» con il sogno di asfaltare chilometri oltre Piovene verso Trento e, soprattutto, «creare un’unica strada da Brescia a Trieste» in mano a una sola concessione. Il primo studio, dopo molte proposte e idee lanciate da anni, ha la firma dell’advisor Kpmg: 18 pagine di dossier, su richiesta della presidente del Friuli Venezia Giulia, Debora Serracchiani che, attraverso Friulia, controlla Autovie venete. Parte da qui il disegno. Dal link Verona-Trieste. Presidente, sapeva che era stato commissionato lo studio? «No. Noi, comunque, già ci avvaliamo di Kpmg come revisori contabili. I nostri numeri sono nei database e hanno tutte le informazioni che servono». La concessione unica frutto della fusione non sarebbe contraria alla normativa europea sulla concorrenza? «Noi agiamo in funzione dello Sblocca Italia, che nell’incipit all’articolo 5 sottolinea “nel rispetto dei principi dell’Unione europea”. È un testo di legge, non una nostra invenzione la fusione tra concessionarie. Si tratta di applicare la norma, fatto salvo il passaggio con Bruxelles». La norma dice: “Proponeteci entro il 31 dicembre una rivisitazione del vostro piano finanziario ed entro il 30 agosto 2015 il ministero, con criteri certi e chiari, valuterà confrontandosi con Ue se intervenire o meno riguardo alla richiesta di proroga presentata”. Noi speriamo di stare nei tempi di legge, ma per fare un matrimonio bisogna essere in due… Mi pare sia così per Autovie. Allora bisogna correre, battere il chiodo finché è caldo. Quali gli obiettivi? «Contenimento costi, maggiori finanziamenti a favore delle tariffe, più potere contrattuale con le banche per completare le strade. È chiaro che con le gare imminenti e le concessioni in scadenza è difficile gestire partite complesse. Cosa significa a «favore delle tariffe»? Basta aumenti? «Oggi gli investimenti che sosteniamo li scarichiamo sugli utenti. Facciamo le strade con i soldi della gente ma sopra un certa soglia non è più sopportabile. Le strade non devono essere un lusso ma democratiche. Avere più massa critica significa maggior facilità nel reperimento dei fondi, non solo nell’orizzonte circoscritto italiano, ma estero. Senza toccare le tariffe». Avete qualche numero sulla fusione? «No, servirà un piano industriale. Al momento è difficile quantificare». Il polo sarebbe costituito da A4 Holding-Autovie e Cav, giusto? «Sì, Cav ha la facoltà di entrare ed è funzionale a creare un’unica strada sull’A4». L’A22 del Brennero invece? «È a sé stante e impegnata in un suo percorso. Noi oggi parliamo solo di una Brescia-Trieste». E Serenissima, la Venezia-Padova? «È un’altra cosa, una società che fa altro. Non è una concessionaria». Ma l’A4 potrebbe allargarsi anche alla Lombardia, oltre Brescia? «Se buttiamo troppa carne sul fuoco questo si spegne. Direi di alimentarlo poco alla volta». È un sì, ma non ora? «Diciamo che è una fase successiva da valutare. Però sia chiaro: non è un obbligo la fusione tra concessionarie, solo una facoltà».
Eleonora Vallin

 

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