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I principali stock sono a Scorzè, San Donà e Jesolo. Permessi di costruire precipitati del 77% dal 2005

Cresce il numero dei mutui e scendono i prezzi, ma non basta. L’Ance: «Più sostegno alle famiglie»

I prezzi scendono ma le case non si vendono, le richieste di costruire precipitano e la luce alla fine del tunnel ancora non si vede. «Non arriverà da sola, servono delle misure di sostegno», dice Antonio Vespignani, direttore dell’associazione dei costruttori edili (Ance) di Venezia. Case da vendere. La foto del settore nella nostra provincia è scattata da una serie di ricerche, a partire da quelle elaborate dal Sole-24 Ore sul numero di case in vendita: sono oltre 9 mila nei 44 comuni del Veneziano, delle quali 2.800 nuove e 6.400 usate, anche se, a parlare con i costruttori edili, c’è chi è pronto a giurare che ormai – fotografando il Sole l’anno 2013 – siano oltre 10 mila. Il maggior numero di case in vendita, in rapporto con la grandezza del comune, si trovano – spiegano dall’Ance – a Scorzè, e nei comuni del Veneto Orientale, soprattutto Jesolo. «Sulla costa il mercato è molto dinamico per le case di pregio e quelle più vicine alle spiaggia, mentre per quelle costruite all’interno», aggiunge Vespignani, «la situazione è molto più difficile». Anche perché si tratta quasi esclusivamente di seconde case il cui acquisto, una volta vissuto come un investimento, viene oggi percepito da chi ha un gruzzolo da investire come un onere a causa della tassazione. Altro aspetto sul quale – secondo l’Ance – bisognerebbe intervenire per cercare di dare un po’ di fiato al mercato. Nella classifica delle province italiane con il maggior numero di case in vendita Venezia si trova al 21 posto, con 18,9 case messe in vendita ogni mille abitazioni registrate al catasto. A Nordest va peggio a Trieste, Padova e Rovigo. Permessi di costruire. Se ancora ce ne fosse bisogno, a confermare la stagnazione del mercato immobiliare e più in generale del settore edilizio, arriva il dato sul rilascio dei permessi di costruire, che nel 2012 nel Veneziano sono stati 19,3 ogni diecimila abitanti, pari a meno 77,5 % rispetto al 2005, prima della crisi. E sempre di più anche le licenze richieste vengono lasciate negli uffici dell’edilizia dei comuni, dove decadono fino a diventare carta straccia. È l’ennesima riprova che la crisi economica ha avuto sull’edilizia un impatto senza uguali in altri settori economici, soprattutto in quei territori dove si era costruito troppo, tra questi anche il Veneziano. «Fino al 2008 ci sono stati anni di vera euforia, nei quali tutti pensano di potere fare i costruttori edili o gli agenti immobiliari», riflette Vespignani, «e adesso lo vediamo, perché ci sono case costruite male, o in posti assurdi, che sarà molto difficile riuscire a vendere». Terreni lottizzati per fare soldi facili e ora sfregiati da case che ammuffiscono e che nessuno, a cinque o sei anni dall’edificazione, ha intenzione di comprare. Prezzi in discesa. Nonostante nell’ultimo anno, con l’esclusione del centro storico, i prezzi siano calati del 14,3% – dati dell’Osservatorio immobiliare di Immobiliare.it – non è ancora arrivata la scossa giusta per far ripartire le compravendite. A cercar bene, però, qualche segnale positivo c’è. È quello che si legge nei bollettini della Banca d’Italia dai quali emerge, nel primo semestre del 2014, un aumento del 28% delle somme erogate alle famiglie per l’acquisto della casa. «Un dato certo positivo», spiega il direttore dell’Ance «che però va filtrato perché comprende non solo i mutui di nuova erogazione, ma anche quelli ri-contrattati dalle famiglie». Qualche piccolo aiuto al mercato sta arrivando anche dalle nuove forme contrattuali, come il rent to buy – è una sorta di acquisto differito – alle quali ci si avvicina con maggior fiducia rispetto al passato. La prospettiva. «Mer per uscire dal tunnel della crisi», aggiunge Vespignani «servono maggior incisività degli interventi per l’accesso al credito, perché ci sono molte famiglie che vorrebbero comprare una casa ma non hanno le risorse per poterlo fare». E poi bisogna cominciare a lavorare sulla riconversione degli edifici già costruiti. «Vanno qualificato dal punto di vista energetico e del mantenimento dei consumi», aggiunge, «perché è l’unica strada per renderli appetibili sul mercato. L’importante però è superare i vecchi tabù per i quali è più semplice costruire ex novo che ristrutturare». Un salto di qualità che dovrebbero fare proprio i costruttori edili, più propensi a gettare fondamenta che a mettere le mani sul patrimonio immobiliare esistente.

Francesco Furlan

 

La commissione edilizia approva l’ampliamento Gefa in via Ancona, ma tanti progetti sono fermi

In terraferma troppi cantieri in stallo

Pochi progetti vanno avanti come la torre della Gefa prevista a fianco degli uffici comunali di viale Ancona, che nei giorni scorsi ha superato lo scoglio della commissione edilizia, ottenendo un assenso che rischia di riaprire la polemica con i contestatori del progetto, come il Movimento 5 Stelle. Ma molti sono i progetti edilizi che si sono impantanati, complice la crisi economica, e da mesi non fanno un passo avanti. Esempi lampanti sono i lavori mai ripartiti per terminare il palazzo della Guaraldo, in amministrazione controllata, in via San Pio X per il quale la proprietà è tornata a trattare con il Comune per una variante. E poi i lavori fermi da anni in via Sansovino per la “stecca” di alloggi previsti nell’ex centrale Enel. Anche qui da mesi non si vedono operai. La mappa dei progetti allo stallo a Mestre comprende poi l’ex Umberto I, con il progetto delle tre torri fermo da anni e ancora lo stallo di interventi di cui si parla da anni: via Ulloa, le torri Metroter all’Aev Terraglio, l’intervento di ImmoArea in via Torino. E ancora non si sa più nulla del progetto dell’albergo all’ex Vempa sul cavalcavia, anche se nei giorni scorsi si sono visti i camion di una ditta tedesca di interventi di ristrutturazione. Marcia invece spedito il progetto di riconversione dell’ex deposito Actv che vedrà la nascita entro breve di un Interspar e di una torre alta 75 metri con uffici e appartamenti con vista su Corso del Popolo. In una città che da sei anni attendeva l’approvazione del Piano di assetto del territorio , firmato ai primi di ottobre, per vedere ripartire tanti progetti fermi, ora la crisi dell’edilizia rischia di rappresentare un freno ulteriore alla ripresa. Per i detrattori del piano della giunta Orsoni, che ha rivisto le previsioni della giunta Cacciari, lo stallo è quasi meglio di un riavvio di cantieri mal digeriti e che rischiano, dicono, di aprire la strada alla cementificazione di un territorio già ampiamente urbanizzato. Per il Comune con il Pat, invece, si riducono gli spazi per il cemento in città. Due filosofie urbanistiche che continuano a fronteggiarsi in questa fase di gestione commissariale del Comune. Certo è che alcuni cantieri fermi rappresentano oggi un problema di degrado per la città: la vista desolante sui palazzi non terminati di via Sansovino o di via San Pio X ne sono un emblema evidente come il buco dell’ex Umberto I.

Mitia Chiarin

 

Il caso di un cittadino del Bangladesh: senza un tetto perché non aveva più i requisiti

Affitti in ritardo e morosità, emergenza sfratti

Una emergenza sociale, in molti casi un vero e proprio dramma per intere famiglie, come quella di Sikder Mosharaf Hossain, 61 anni, cittadino bangladeshe che da ieri mattina non ha più un tetto sopra la testa, assieme alla moglie e alla figlia. Quello degli sfratti, come spiega Ivana De Rossi, segretaria provinciale del Sunia, «è ormai una tragedia che riguarda sempre più famiglie anche nel nostro territorio. La crisi ha fatto perdere il lavoro a tantissime persone, soprattutto straniere, che ora non riescono più a pagare l’affitto. Per fortuna i proprietari hanno capito la situazione e passano parecchi mesi prima che si proceda con l’esecutività dello sfratto. In ogni caso, siamo preoccupatissimi, la situazione è ormai fuori controllo». Sikder Mosharaf Hossain, invalido all’80%, è stato “cacciato” dal Residence Venezia di piazzale Sicilia dove risiedeva dal 2012 proprio ieri mattina, dopo un intervento della Polizia municipale che lo stesso cittadino bengladeshe definisce «molto energico», anche se il rapporto degli stessi vigili parlano di «resistenza a pubblico ufficiale». Il cittadino del Bangladesh è stato sfrattato perché, secondo le dichiarazioni degli uffici della residenza del Comune di Venezia, «analizzando le ultime dichiarazioni dei redditi, non sussistono più le condizioni emergenziali che richiedono l’assistenza. L’utente è stato avvertito da un anno che non avremmo più pagato il suo affitto». Da parte sua Sikder conferma che la situazione di difficoltà per lui e la famiglia persiste. «Viviamo con 700 euro al mese, fra pensione di invalidità e stipendio di mia figlia», spiega, «un’altra figlia è andata a cercare maggiori fortune in Francia, da parenti. Prima dell’insorgere della mia malattia, ci siamo sempre arrangiati, non chiedendo mai aiuto a nessuno». Lo sfratto era stato annunciato con una lettera inviata ad agosto, anche perché da un anno non veniva corrisposto l’affitto al proprietario del Residence. Il cittadino del Bangladesh spiega che il Comune non è stato chiaro nella comunicazione e che le ultime volte che si è presentato agli uffici della Residenza, l’ultima lunedì, la sua pratica era stata smarrita. I tecnici rispondono che Sikder Mosharaf Hossain era perfettamente a conoscenza della situazione e che ha rifiutato varie proposte alternative. Al di là di tutto, il problema resta, perché da ieri il cittadino bangladesh e la sua famiglia si trovano fuori di casa. «Chiediamo un tetto almeno fino a fine ottobre», è l’appello di Hossain, «poi dovremmo trovare ospitalità da amici, in attesa di trovare una nuova abitazione. Fermo restando che non abbiamo i mezzi per affrontare un canone di mercato». Dalla Residenza confermano la disponibilità a fornire un sostegno all’affitto.

Gianluca Codognato

 

Simonetto (Confcommercio): «L’unico modo per dare una scossa al sistema»

Nel mirino la Tasi: «A tutti gli effetti rappresenta una tassa sugli immobili»

«Azzeriamo le imposte sull’abitazione principale»

Una cura choc per rilanciare il mercato immobiliare in Italia e nel Veneziano. Alessandro Simonetto, presidente provincia della Fimaa-Confcommercio, lancia un appello al governo, affinchè si intervenga in modo radicale su un comparto che nella nostra provincia ha trainato per molto tempo l’economia ma che ora è al collasso. «Per dare una vera e propria scossa al sistema», è la provocazione di Simonetto, «bisognerebbe come minimo non far pagare più imposte sull’abitazione principale. Ma non solo. Sarebbe necessario detassare anche le bollette di luce e gas per renderle meno onorose nei confronti delle famiglie». I suggerimenti del rappresentante di categoria fanno da sfondo a una situazione al limite della sostenibilità. «A quanto ci risulta», continua Simonetto, «negli ultimi tre, quattro anni è quasi raddoppiato il numero di proprietari di prima casa incapaci a fronteggiare le spese del condominio, o i costi delle manutenzioni ordinarie e straordinarie. Qui rischiamo di minare una cultura, quella del mattone, che è un vanto per l’intera popolazione italiana». Il patrimonio di case invendute anche nel nostro territorio è comunque uno stimolo a costruire meno. «Come ormai predicano molti addetti ai lavori», spiega il presidente provinciale della Fimaa, «il comparto immobiliare necessita di ristrutturazioni e di risanamenti, non di nuovi edifici. A parte questo concetto, ormai diffuso e noto, il ruolo principale è quello che devono giocare i governi nazionali. Sul mattone l’imposizione è esagerata». Simonetto critica dunque anche le nuove imposte, come la Tasi che «è a tutti gli effetti una tassa sugli immobili. Non si può essere così miopi e poco lungimiranti da voler proseguire ancora in questa direzione. Dietro al settore immobiliare si muove tutto un indotto che rischia seriamente di morire. E’ ora di decretare una inversione di tendenza».

(g.cod.)

 

Domani convegno – Fisco e mercato del mattone

Siamo il Paese con più proprietari di immobili, ma con la tassazione più complessa e pesante. Come e quanto le ultime riforme fiscali incideranno sulle dinamiche del mercato immobiliare? A queste e ad altre domande vuole rispondere il convegno promosso da Confcommercio Fimaa Venezia che si svolgerà domani alle 15 nell’auditorium della Provincia in via Forte Marghera 191. Apriranno i lavori il presidente di Confcommercio Unione Venezia Massimo Zanon e il presidente di Fimaa (Federazione italiana mediatori e agenti d’affari) Venezia Alessandro Simonetto. Interverrà anche il sottosegretario all’Economia e alle Finanze, Enrico Zanetti.

 

SABATO A FAVARO – Ma Pesce Costruzione cresce e inaugura 50 appartamenti

Verrà inaugurata sabato alle 10.30 in via Gobbi 23 a Favaro la nuova residenza “dei Faberi”: un investimento di 10 milioni di euro, un complesso di cinquanta appartamenti suddivisi in quattro palazzine realizzato nella nuova zona residenziale del quartiere. È un intervento realizzato dalla Pesce Costruzioni di Scorzè, una delle principali imprese edili della provincia, che lavora soprattutto tra Mestre e i comuni del Miranese. All’inaugurazione della residenza, con rinfresco per tutti, parteciperanno tra gli altri la banda musicale di Tessera, il sindaco di Scorzè, Giovanni Mestriner e il presidente della Municipalità, Ezio Ordigoni. La Pesce costruzioni è l’esempio di un’azienda che cresce in un contesto drammatico. «Quest’anno il fatturato crescerà del 20%, con 170 appartamenti realizzati, tutti nella massima classe di efficienza energetica», spiega il titolare Fabio Pesce, «io credo che la crisi, inutile negarne l’esistenza, sia servita però per togliere dal mercato chi ha costruito male, realizzando cose orribili. Fare case belle, efficienti e con il giusto prezzo e nel posto giusto è l’unica soluzione per stare nel mercato».

(f.fur.)

 

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