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Salvaguardia

Duro monito del rappresentante Unesco per l’Europa ieri al convegno internazionale che si è tenuto all’Istituto Veneto. Philippe Pypaert ha lanciato l’allarme per le “opere irreversibili” e minacciato di escludere Venezia dall’elenco dei siti protetti.

Il rappresentante per l’Europa minaccia di escludere la città dall’elenco dei siti protetti. Casson: «Nuova Legge Speciale»

Allarme Unesco: stop alle opere dannose

«Escludere le navi incompatibili con la laguna. E fermare le opere irreversibili che potrebbero danneggiare seriamente la conservazione del sito». L’allarme lanciato dall’Unesco a Doha è stato ribadito ieri mattina dal suo rappresentante in Europa Philippe Pypaert. Un allarme concreto, seguito dalla «minaccia» di escludere Venezia dall’elenco dei siti protetti dell’Unesco se il governo non invertirà la tendenza entro il 2016. Pypaert ha partecipato ieri al convegno organizzato dall’Istituto veneto di Scienze Lettere ed arti su «Governare le acque, salvaguardia e gestione della laguna». Nessun accenno diretto alle nuove grandi opere che il Porto vuole realizzare. Ma il riferimento al canale Contorta, nuovo scavo in laguna centrale per far passare le navi, è chiaro. «I nuovi interventi», ha scandito Pypaert, «devono essere concepiti in nuova logica di sostenibilità. Non si può procedere per comparti separati in modo illogico». Sostenibilità che riguarda anche la pressione turistica, l’inquinamento e il moto ondoso che minacciano sempre di più Veneaie e la sua laguna. Temi da sempre sollevati dall’Istituto. Che ieri ha organizzato il convegno internazionale. «Abbiamo deciso di accendere i riflettori su questo allarme lanciato dall’Unesco», ha detto il presidente dell’Istituto veneto Gian Antonio Danieli, «per confrontare le posizioni scientifiche. Venezia è minacciata oggi più che mai da interventi irreversibili».

«Bisogna cambiare metodo», ha detto l’ingegnere Luigi D’Alpaos, dell’Istituto di Idraulica dell’Università di Padova, «il confronto tra posizioni scientifiche è necessario, non si può procedere solo con gli studi degli scienziati amici, senza studiare davvero quali saranno le conseguenze dell’opera». Anche qui sotto accusa è il Contorta, il nuovo canale progettato dal Porto. «Non si è studiato quello che succede al passaggio di una nave in un canale lagunare. Le onde sono apparentemente piccole, ma l’effetto sui bassi fondali è terribile: se ne vanno i sedimenti, e con questo si traforma la circolazione idraulica dell’intera laguna». E le barene artificiali? «Io le chiamo giardino fiorito con recinto. Le barene sono altra cosa, hanno bisogno del libero scambio dei sedimenti. Dunque per recuperare una laguna oggi compromessa, occorre invertire la tendenza. Non scavare, non interrare e ridurre erosione e moto ondoso. Politiche rispettose dell’ambiente che adesso l’Unesco dovrà valutare, ha detto Katia Basili, rappresentante del programma Unesco per il Comune. «Siamo in contatto con il ministro dei Beni culturali», ha detto, «e stiamo incontrando gli enti interessati. Entro il febbraio 2015 si dovrà fare una verifica».

Felice Casson, senatore veneziano del Pd e primo firmatario della proposta di nuova Legge Speciale, ha ricordato come sia tempo che la città riprenda potere sulle sue acque e sui territori oggi in mano ai concessionari. Un’autorità unica e l’autonomia finanziaria, che possano sottrarre le grandi scelte della città ai poteri forti e restituirle ai cittadini». Richiesta dell’assemblea, accolta da Casson, quella di inserire nella nuova legge la dicitura «Venezia, sito tutelato dall’Unesco». In conclusione dei lavori, introdotti da Andrea Rinaldo, è stato consegnato il premio in memoria di Augisto Ghetti al professor Sergio Fagherazzi, esperto di geologia costiera e docente alla Boston University.

Alberto Vitucci

 

Rischio di stop ai cantieri

Mose, il Cipe non decide sui 400 milioni promessi

Quattrocento milioni di euro a rischio. Sono quelli per continuare i lavori del Mose, in corso alle tre bocche di porto. Interventi che hanno autonomia finanziaria ancora per qualche mese. «Poi saremo costretti a fermare i cantieri», dice il presidente dell’ex Magistrato alle Acque – declassato dal governo Renzi al rango di Provveditorato regionale alle Opere pubbliche, come nel resto d’Italia – Roberto Daniele. Il nostro compito è quello di concludere l’opera. Ma se non ci sono i fondi necessari ci dovremo fermare». Succede che il Cipe aveva annunciato nuovi finanziamenti per le dighe qualche settimana fa. Quattrocento milioni che vanno a mettere un altro tassello nel cronoprogramma della grande opera. La cui conclusione dei lavori è slittata dal previsto 2014 al 2017. Ma decisioni del Cipe all’orizzonte non se ne vedono. Anzi, lo stesso Cipe ha tagliato circa 100 milioni anche dal finanziamento annunciato per l’off shore progettato dal Porto – spesa complessiva circa 3 miliardi – di cui una parte a carico di privati. Ma adesso il Mose rischia lo «stop». Proprio nei giorni in cui la nuova gestione del Consorzio Venezia Nuova annuncia con entusiasmo la conclusione della posa dei cassoni sul fondo del mare. E l’arrivo del nuovo jack-up per la loro movimentazione. Nave costata 50 milioni di euro che avrà la sua base in Arsenale. Adesso, entro novembre, sarà completata la posa delle paratoie sui cassoni già posizionati sui fondali di treporti, in bocca di Lido. «Allora cominceranno le prove sull’intera schiera», dice Daniele. Ma adesso si aspettano i finanziamenti. Il governo ha ribadito che «il Mose dovrà essere completato». Si dovrà verificarne il funzionamento e decidere sulla gestione futura. Ma per andare avanti con i lavori occorono i nuovi finanziamenti. E liquidità, perché per tenere aperti i cantieri occorrono ventimila euro al giorno solo per pagare gli operai.

(a.v.)

 

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