Segui @OpzioneZero Gli aggiornamenti principali anche su Facebook e Twitter. Clicca su "Mi piace" o "Segui".

Questo sito utilizza cookie di profilazione, propri o di terze parti per rendere migliore l'esperienza d'uso degli utenti. Continuando la navigazione acconsenti all'uso dei cookie. Per maggiori informazioni cliccare qui

La commissione di Salvaguardia interviene sul progetto che prevede il potenziamento dell’opera

Sono cinque i comuni “coinvolti” nel progetto

La commissione di Salvaguardia per il momento chiede dei documenti di approfondimento al progetto del Consorzio Acque Risorgive di potenziamento dell’impianto idrovoro di Lova, che già pompa 12 metri cubi al secondo e che potrebbe essere incrementato di altri 2,5 metri cubi al secondo attraverso la realizzazione di una nuova botte a sifone che passerebbe sotto la Romea e il Taglio Novissimo, con scarico nel canale lagunare.
Sono passati oltre vent’anni dall’entrata in vigore della legge regionale che chiedeva alle Regioni di definire un piano di assetto idrogeologico, ma solo dopo i recenti episodi alluvionali che hanno interessato aree finora mai toccate da questi eventi catastrofici, come nel settembre 2006 e nel 2007, il tema è tornato d’attualità. Ma nel frattempo è cambiata anche la sensibilità ambientale, tanto che solo ora sono arrivati alla fase conclusiva i piani dei vari bacini scolanti.
E la Commissione di Salvaguardia ha fatto delle osservazioni per l’unico “pezzettino” di piano di bacino che scarica in laguna, quello della Settima Presa Superiore che interessa i comuni di Dolo, Mira, Campagna Lupia, Camponogara, Campolongo Maggiore. Ferma restando la mancanza di alcuni documenti, l’organo regionale chiede che anzichè continuare a scaricare a valle tutte le acque, queste vengano intercettate in parte a monte, con un progetto alternativo lungo i corsi d’acqua principali che favorisca un sistema di laminazione e drenaggio. Un modo per favorire l’auto e la fitodepurazione dell’acqua, che solo successivamente potrà essere scaricata in laguna in base a una certificazione della quantità di inquinanti contenuti, che devono essere compatibili con i limiti previsti per lo scarico in laguna. E un altro suggerimento, oltre a quello di coinvolgere la Regione e i Consorzi, è di utilizzare le aree golenali e le anse per la depurazione, in modo da contenere i costi per gli espropri.

Raffaella Vittadello

 

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*

Copyrights © 2012-2015 by Opzione Zero

Per leggere la Privacy policy cliccare qui