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Caro direttore, a Jesolo, il direttore generale dell’Ulss 10, ispirato dall’attuale amministrazione regionale, propone la vendita dell’ultima pregiata area pubblica fronte mare, in cui suggerisce di lasciar costruire 40.000 metri cubi di cemento, e con il ricavato procedere alla messa a norma dell’ospedale esistente e adeguarlo ai nuovi previsti compiti (solo lunga degenza e riabilitazione). Nel contempo lo stesso direttore propone, che la gestione della struttura così rinnovata sia concessa ad una società pubblico-privata, che al termine della prevista sperimentazione (3 anni?) diverrebbe del tutto privata. Naturalmente solo nel caso che fosse capace di produrre reddito. In caso contrario la gestione tornerebbe pubblica. Perché, se la struttura così rinnovata sarà capace, come si dice, di conseguire profitti dobbiamo consegnarla a un privato? Perché, se dobbiamo vendere una pregiata area pubblica non usiamo il ricavato per trarre un utile che vada a beneficio della comunità tutta e non a quello dei soliti pochi potentati economici? Non è forse questa una confessione di incapacità degli attuali manager? Una dichiarazione di impotenza dell’ attuale classe politica dirigente? Perché, la politica non si impegna a far funzionare l’esistente senza delegare ad altri, il cui unico compito è quello di produrre nuove entrate nei loro portafogli, la gestione dei servizi essenziali? Perché dobbiamo continuare a mantenere simili dirigenti e votare questa classe di politici incapaci?

Sante Vianello – Jesolo

 

I fatti di Genova, e non solo, ci dovrebbero mettere in guardia sulla necessità di fermare la cementificazione della nostra Italia. Anche quando in cambio si pensa di poter offrire migliorie per strutture come quella di un ospedale che ha bisogno di essere messo a posto. Possibile che non si riesca a trovare soluzioni diverse rispetto a queste? Possibile che non si riesca a far sì che tutti insieme, con un unico intento comune, si possa arrivare a difendere ciò che di più bello abbiamo anche in Italia? Non smettiamo di denunciare e di provarci.

p.fiorani@nuovavenezia.it

@FioraniP

 

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