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Nuova Venezia – Galan: tre mesi per trovare 2,6 milioni

Posted by Opzione Zero in Rassegna stampa | 0 Comments

18

ott

2014

Scandalo Mose, il deputato non potrà vendere la villa di Cinto: è sotto sequestro. Chisso ricoverato in ospedale per esami

VENEZIA – Giancarlo Galan ha tempo tre mesi per trovare i due milioni e 600 mila euro da versare al Fondo unico Giustizia, ma per racimolare la cifra non potrà usare la villa di Cinto Euganeo o la sua tenuta sugli Appennini, mettendoli in vendita, perché i suoi beni sono sotto sequestro fin dal momento del suo arresto e lui certamente potrà riaverli, ma soltanto dopo aver saldato il conto con lo Stato. E allora dove troverà il danaro? Da tener presente che dovrà raccogliere non solo la considerevole cifra pattuita con i pubblici ministero Paola Tonini, Stefano Buccini e Stefano Ancilotto, ma anche i soldi per pagare le salate parcelle dei suoi due difensori, gli avvocati Antonio Franchini e Niccolò Ghedini, tra i migliori del foro e proprio per questo anche tra i più cari. Se ha scelto i suoi difensori tra i migliori penalisti italiani e se ha accettato di patteggiare e pagare quella cifra per uscire al più preso dal carcere di Opera per tornare a casa, anche se agli arresti domiciliari, è evidente che ha ritenuto di poter far fronte alle spese e non è escluso – sostengono gli investigatori della Guardia di finanza- che ricorra ai conti correnti che potrebbe avere in alcune banche all’estero, ma che gli investigatori delle «fiamme gialle» non hanno ancora individuato o dei quali, anche se scoprissero in quale paese sono nascosti, non potrebbero chiedere il sequestro, perché non c’è alcun trattato tra le autorità italiane e quelle delle nazioni in questione. Del resto, così accade in quelli che sono i paradisi fiscali, così definiti perché non solo il segreto bancario è totale, ma pure perché è impossibile mettere le mani su quei tesori. Naturalmente, sono nella stessa situazione dell’ex governatore del Veneto tutti quegli imputati che hanno patteggiato e che devono consegnare cifre importanti. A meno che i finanzieri non abbiano sequestrato somme considerevoli nei loro conti correnti ufficiali, dovranno farlo ricorrendo alle riserve occulte o ai prestiti di banche o amici che restituiranno quando potranno riavere i beni sequestrati. Ancora non è stata fissata, intanto, l’udienza per gli ultimi patteggiamenti, quelli di Renato Chisso e del suo segretario Enzo Casarin. Il primo è stato ricoverato ieri presso l’ospedale di Mestre per alcuni controlli ed esami. A differenza di un altro consigliere regionale, Giampietro Marchese del Pd, l’ex assessore regionale di Forza Italia non ha ancora dato le dimissioni. È sospeso e quando la sentenza di patteggiamento passerà in giudicato ci vorranno alcuni mesi per l’iter giuridico, soprattutto se presenterà ricorso in Cassazione: in base alla legge Severino il Consiglio regionale lo dichiarerà decaduto. Nel frattempo Chisso ha raggiunto l’accordo con la Procura per i due anni e sei mesi senza neppure promettere le dimissioni.

Giorgio Cecchetti

 

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