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Dopo i patteggiamenti

Mose, Nordio: «Non gestiremo quei 12 milioni»

Il procuratore aggiunto di Venezia, Carlo Nordio, in un’intervista a Sky ha parlato dell’inchiesta Mose. «Non abbiamo il potere di gestire i 12 milioni incassati con i patteggiamenti. La gente per strada mi chiede di gettare le chiavi nel pozzo».

Il procuratore aggiunto di Venezia: «Delirio legislativo fonte di corruzione

Dopo i patteggiamenti la gente mi chiede di gettare le chiavi nel pozzo»

Mose, recuperati 12 milioni. Nordio: non li gestiamo noi

PADOVA «Non abbiamo il potere di gestire i 12 milioni di euro incassati con i patteggiamenti del Mose». Parole di Carlo Nordio, procuratore aggiunto di Venezia, ospite dell’Intervista, la trasmissione condotta da Maria Latella su Sky Tg 24. In 25 minuti i temi spaziano dal Mose, allo scontro tra il procuratore di Milano Edmondo Bruti Liberati e il suo vice Alfredo Robledo fino alle dimissioni del giudice Enrico Tranfa dopo la sentenza di assoluzione di Berlusconi nel processo Ruby. Ma il cuore dell’intervista è la corruzione, dall’Expo di Milano al Mose di Venezia. Maria Latella pone la prima domanda con una lunga premessa: la corruzione non si ferma perché sia i politici che gli imprenditori contano sull’impunità. Prendiamo il caso Mose: Galan restituirà 2,6 milioni di euro ma tutti hanno capito che la magistratura ha accertato un patrimonio assai più rilevante. Che reazioni ha riscontrato Nordio nell’opinione pubblica? «Le reazioni riscontrate dopo i patteggiamenti dei 19 indagati sono di due tipi: ampio consenso alle scelte della Procura da parte di chi ha una preparazione giuridica e conosce la materia, mentre l’ordinary people ha una reazione sanguinaria: ci chiedono di chiuderli in cella e di gettare le chiavi nel pozzo. Ora dev’essere chiaro che la magistratura non ha ruoli salvifici, la pena dev’essere ragionevole e garantire un buon incasso per lo Stato», risponde Carlo Nordio. E qui sta il punto: dove finiranno quei 12 milioni di euro che i 19 imputati dovranno restituire, chiede Maria Latella? «Noi abbiamo il potere di riscossione ma non quello di gestione. Quei 12 milioni di euro vengono buttati nel mare magnum degli introiti pubblici e magari destinati ad altre cose. Una delle riforme utili sarebbe quella di dare autonomia patrimoniale agli uffici giudiziari in modo da poter gestire le riserve che hanno acquisito», spiega Nordio. Ma come si fa a contrastare la corruzione, l’ultimo arresto all’Expo di Milano è di giorni fa, incalza Maria Latella. «La corruzione ha molti padri, tra cui l’avidità umana, ma ha una madre sola, il delirio del legislatore che ha prodotto leggi complicate che sembrano fatte apposta per incitare chi deve amministrarle a farsi corrompere. Vent’anni fa, come pm a Venezia, ho svolto le indagini sulla tangentopoli in Veneto, mentre a Milano ha operato il pool di Borrelli: siamo stati accusati di aver demolito la prima repubblica, ma la lezione non è servita e meno ancora la detenzione come deterrenza perché chi ha la propensione a delinquere non si ferma: un rapinatore sa che lo possono arrestare, ma va all’assalto alle banche» dice Nordio. Ultimo capitolo: l’evasione fiscale alla luce della norma appena approvata sulla voluntary disclosure, che dovrebbe consentire il rientro di 30 miliardi: «Il rientro capitali? Utile, ma è resa dello Stato. E’ un utile compromesso per implementare le finanze, ma certamente è sempre una resa dello Stato perché ancora una volta si arrende a chi esporta capitali all’estero. Le leggi penali non servono perché i capitali vanno dove gli investimenti rendono di più e dove ci sono più garanzie e allora bisogna creare quelle condizioni e i capitali non scapperanno più».

Albino Salmaso

 

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