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COMITATI – Il Covepa: «È il Mose dell’entroterra»

«La Pedemontana Veneta è semplicemente il Mose di terraferma: uno sperpero di denaro, una ferita al territorio e una barriera ad alto rischio idrogeologico. La nostra battaglia non si ferma». Massimo Follesa guida il Covepa, il Coordinamento Veneto Pedemontana Alternativa che riunisce tutti i comitati popolari e ambientalisti. Con Elvio Gatto sarà questa mattina ad Altivole, nel Trevigiano, a contestare l’opera e consegnare una lettera aperta agli amministratori del territorio: «I sindaci sono corresponsabili di questo enorme danno che si sta compiendo al Veneto, perché in cambio di poche contropartite hanno dato il via libera a questa arteria. L’unico sindaco che si è opposto veramente al tracciato è stato il primo cittadino di Villaverla, che poi ha ceduto a un negoziato». Le regioni dei comitati risiedono essenzialmente in tre questioni: il costo e il meccanismo di finanziamento attraverso lo strumento del project, che fa ricadere sugli utenti gran parte dell’investimento; l’impatto ambientale e il rischio idraulico che questa infrastruttura provoca sul territorio; e infine i danni all’economia agricola che la Spv provoca nelle campagne venete. «Abbiamo la ragionevole speranza che i ricorsi aperti diano ragione ai cittadini – spiega Massimo Follesa – tra poche settimane si discuterà la questione di legittimità sollevata dal Tar Lazio, che potrebbe cambiare l’esito dei ricorsi. Noi continueremo la nostra battaglia comunque perché riteniamo quest’opera inutile e dannosa, concepita in questa maniera».

 

Oggi al via i lavori nel Trevigiano, Vernizzi ottimista: «Abbiamo l’80% delle aree»

Accordi con le banche ancora da perfezionare. «Opera completata nel 2018»

TREVISO – Proseguono in maniera vistosa i lavori della Superstrada Pedemontana Veneta, ma l’operazione di finanziamento bancario che tutti aspettavano ancora non c’è. E i lavori, a tre anni dalla posa della prima pietra, registrano uno stato di avanzamento pari all’8 per cento dell’opera complessiva. Luci ed ombre nel più importante lavoro infrastrutturale del Veneto. Il commissario delegato per la Spv, Silvano Vernizzi, mostra ottimismo: «L’80 per cento delle occupazioni dei terreni è completato e penso riusciremo a rispettare i tempi di consegna: il 31 dicembre 2018». Questa mattina il governatore Luca Zaia darà il via ai lavori nel tratto trevigiano, destinati a durare tre anni e relativamente più semplici del tratto vicentino. Ad Altivole ci saranno anche i comitati popolari e ambientalisti, che hanno sempre contestato l’opera. Ma a distanza di tre anni dalla posa della prima pietra nel cantiere di Romano d’Ezzelino (10 novembre 2011) il commissario dichiara una percentuale di avanzamento dei lavori pari all’8 per cento. Un po’ pochino in tre anni, anche se tecnicamente le opere più impegnative dal punto di vista tecnico sono state avviate. Il nodo sta nel cosiddetto closing bancario, che il consorzio di banche nazionali non ha ancora definito nei dettagli a causa dell’incertezza sui numeri reali del project financing, l’architettura su cui si fonda il nuovo asse stradale destinato a collegare Treviso a Vicenza in poco meno di un’ora. La Superstrada Pedemontana Veneta inizialmente doveva costare 1,829 miliardi di euro. Con un atto aggiuntivo del 18 dicembre 2013, a seguito degli aggiornamenti progettuali, il costo è lievitato a 2,258 miliardi di euro. A realizzare i lavori la società piemontese Sis della famiglia Dogliani, che ne gestirà l’opera per 39 anni a partire all’entrata in esercizio. I cantieri della Pedemontana veneta sono stati suddivisi in tre diverse tratte: la prima e la seconda nel Vicentino, la terza nel Trevigiano. Nella prima tratta (da Montecchio Maggiore a Villaverla, nel Vicentino) i lavori registrano uno stato di avanzamento pari all’uno per cento; la seconda tratta (da Montecchio Precalcinoa Mussolente) hanno diversi stati di avanzamento: il 60% nel lotto 2A a Sarcedo, 1% tra Breganze e Pianezze, il 15% tra Marostica e Rosà, il 7% tra Romano e Cassola). «I lavori più complessi sono partiti – aggiunge Silvano Vernizzi – e certamente il tratto trevigiano è relativamente più semplice da realizzare: ci sono molti tratti in trincea. Le due gallerie – a Sant’Urbano e Malo – sono cominciate e anche il ponte sul Brenta, nel Bassanese, è a buon punto». E i ricorsi? Risolti quelli spinosi di Loria e di Villaverla con un accordo transattivo, rimangono in piedi due ricorsi amministrativi avanti al Tar del Lazio, sottoscritti da una quarantina di espropriandi. Il Tar Lazio ha pure sollevato una questione di legittimità sulla norma che regola la nomina dei commissari. La sentenza è attesa per la metà di novembre. Lo stato di avanzamento complessivo, ripartito per tipologia , è così suddiviso: il 96% dell’importo di progettazione, l’80% per occupazione delle aree in esproprio, 8% sull’importo complessivo dell’oepra, 7% sull’importo dei lavori, il 14% sull’importo dei lavori in territorio vicentino. Nei lotti più occidentali, nei pressi di Vicenza, i lavori non sono ancora iniziati a causa delle operazioni di bonifica dei terreni che hanno richiesto più tempo per le impres. La Spv misura 94 chilometri e attraversa 36 comuni, di cui 22 nel Vicentino e 14 nel Trevigiano. Una sessantina invece i paesi interessati alla riduzione di pedaggio per alcuni anni. Sedici i caselli previsti dal progetto della superstrada a pedaggio, destinata ad innestarsi nell’A4 a Montecchio Maggiore e nella A27 in prossimità di Santa Maria del Piave. Il tratto trevigiano della Spv avrà una lunghezza pari a poco più di 38 chilometri, di cui il 73% in trincea o galleria, e solo il 27% in rilevato.

Daniele Ferrazza

 

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