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MIRANO – Il comitato Salvioli e due consiglieri regionali smentiscono la classifica e criticano il direttore dell’Ulss

MIRANO – «Certe classifiche sono fuorvianti, l’ospedale di Mirano è un’eccellenza che ha fatto scuola: giù le mani da Cardiochirurgia e Cardiologia Interventistica». Dopo la pubblicazione da parte dell’agenzia sanitaria Agenas del report annuale sull’attività degli ospedali italiani, a livello locale si alza il coro per difendere l’attività miranese. Da una classifica pubblicata martedì su «La Repubblica» l’ospedale di Mirano risulta all’ultimo posto nel campo degli infarti acuti di miocardio, la mortalità a 30 giorni si attesta sul 14.9 percento. «Questi numeri ci danno ragione, il fatto che una bassa casistica rappresenti un più elevato rischio per la salute dei cittadini è una cosa risaputa – ha commentato il direttore generale Gino Gumirato -. È per questo che Ulss 13 e 12 stanno lavorando per creare un’unica rete cardiologica protetta». Il primo a prendere posizione è il comitato Salvioli guidato da Aldo Tonolo: «La Cardiologia Interventistica di Mirano è la prima nel Veneto per numero e varietà di interventi, va però considerato che gli infartuati arrivano a Mirano da un ampio territorio che va da Chioggia e San Donà. Arrivano anche dopo 10-12 ore, la prognosi è riservata in partenza. Va infine detto che Cardiologia a Mirano si assume in toto la paternità dei decessi, mentre in altri ospedali d’Italia si fa riferimento ai reparti di provenienza come Medicina o Neurologia». I consiglieri regionali Bruno Pigozzo e Lucio Tiozzo, assieme al responsabile sanità del Pd Venezia Gabriele Scaramuzza, alzano la voce: «Grave che il direttore generale avalli con le sue dichiarazioni questo lettura distorta. I reali dati miranesi sono in linea con la media nazionale, e anzi a Mirano la percentuale di infarti trattati con angioplastica è del 83.6%: primo posto nel Veneto e nei primi 10 in Italia». Infine un appello: «Prosegua il coordinamento tra Ulss 12 e 13 per far fronte al fabbisogno di interventi di cardiochirurgia, circa 800 all’anno, a tutela dei cittadini di tutta la provincia».

(g.pip.)

 

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