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Gazzettino – Vitalizio a Galan? No, anzi si’.

Posted by Opzione Zero in Rassegna stampa | 0 Comments

25

ott

2014

Il presidente del Consiglio veneto cerca di spegnere il caso, ma la sua nota si rivela una conferma: per la legge l’ex governatore, una volta decaduto da deputato, potrà incassare l’assegno regionale

Giancarlo Galan, quando non sarà più parlamentare, percepirà il vitalizio della Regione per i suoi quindici anni di consigliere e governatore del Veneto, come peraltro ha fatto nei primi due mesi del 2013, prima di entrare a Montecitorio. Galan prenderà il vitalizio anche se ha patteggiato – anzi, proprio perché ha patteggiato – una pena di 2 anni e 10 mesi e una multa di 2,6 milioni di euro per lo scandalo del Mose. Lo dice – anche se forse l’intendimento era un altro – il presidente del consiglio regionale del Veneto, Clodovaldo Ruffato, che ieri, appresa della volontà del gruppo dell’Idv di sollevare un caso politico sulla vicenda, ha diffuso una nota “rasserenante”. Peccato che la stessa nota, pur densa di riferimenti di normativi, confermi la prossima futura erogazione del vitalizio. A meno che – mai dire mai – Ruffato, magari in applicazione dell’agognata autonomia del Veneto, non riesca a modificare la legge statale e il Codice penale e a stabilire che il patteggiamento equivale a una condanna. Perché la legge citata da Ruffato dice proprio questo: chi è «condannato in via definitiva per delitti contro la pubblica amministrazione» non prende il vitalizio. Ma chi ha patteggiato? Era, del resto, il tema che intendeva sollevare l’Italia dei valori e che ieri ha effettivamente formalizzato con la presentazione di una interrogazione, ricordando di essere stato il primo gruppo in Veneto ad affrontare la questione dei vitalizi (ma sulla trasparenza anche Ruffato rivendica il primato: «È un cavallo di battaglia della mia presidenza in Consiglio»).

Comunque, ieri il capigruppo dell’Idv, Antonino Pipitone, ha chiesto di fare chiarezza: «La politica deve affrontare una seria riflessione sul fronte vitalizi-patteggiamento, magari modificando la legge attuale. E’ eticamente corretto che un politico, eletto per amministrare la cosa pubblica e che poi ha patteggiato una pena per accuse legate al proprio ruolo, possa godere del vitalizio, ottenuto proprio per il suo mandato elettivo? Magari inserendola nel dibattito sulla natura giuridica dell’istituto del patteggiamento – ha insistito Pipitone – ma la questione va affrontata. Secondo noi, il patteggiamento dovrebbe prevedere la perdita dei privilegi che spettano ai politici e dei ruoli istituzionali, a cominciare proprio dal vitalizio».

A stretto giro è arrivata la risposta di Ruffato. «Allo stato attuale nessun politico o consigliere coinvolto in pesanti vicende giudiziarie sta percependo un vitalizio regionale». Oggi. Ma domani? Ad esempio, se Giampietro Marchese, che per la vicenda del Mose ha patteggiato 11 mesi e 20mila euro e si è dimesso da consigliere regionale del Pd, chiedesse di riavere il vitalizio per i precedenti mandati – vitalizio che ha percepito anche nel 2013 prima di tornare a Palazzo Ferro Fini al posto di Andrea Causin – cosa gli si dirà? Ruffato cita la legge regionale 47/2012 e la legge statale 231/2012 che rimanda agli articoli 28 e 29 del Codice penale che escludono l’erogazione dell’assegno vitalizio a chi sia condannato in via definitiva per delitti contro la pubblica amministrazione. Il punto è che su condanna e patteggiamento il giudizio etico non ha una equivalenza giuridica. Tant’è che i giuristi sulla questione danno interpretazioni opposte. È per questo che la “tranquillizzante” nota di Ruffato si rivela nei fatti una conferma.

Da registrare, infine, il battibecco a distanza tra il presidente del Ferro Fini e il capigruppo dell’Idv. Recita la nota di Ruffato: “Lavoriamo sulle leggi, sui fatti e sulle cose concrete che i cittadini veneti si attendono e non perdiamo tempo dietro ad argomenti che probabilmente servono per ottenere visibilità sui giornali, ma che non hanno alcun motivo politico di esistere. Soprattutto quando sono superati dai fatti e dalle leggi esistenti”.

Replica di Pipitone: “In quanto a ricerca di visibilità abbiamo solo da imparare. Per il resto, dal presidente del consiglio regionale, che di certo tutela tutti i gruppi (anche quelli piccoli e di opposizione), su patteggiamento e vitalizi attendiamo una risposta ufficiale alla nostra interrogazione che è stata depositata solo in tarda mattinata. Non che utilizzi le anticipazioni dei giornali per delle esternazioni”. Ma sul punto, Pipitone insiste: «Le questioni che abbiamo aperto non sono “perdite di tempo”. Sono argomenti molto seri. E gradiremmo una risposta ufficiale. Nello specifico, se Ruffato tira in ballo la legge regionale 47/2012, nessuno meglio di lui potrà spiegare che è il recepimento copia-incolla del decreto Monti, attuato al volo altrimenti Roma chiudeva alcuni rubinetti di stanziamento. Proprio questo è uno dei nostri quesiti. La legge Monti (e quindi la lr 47/2012 del Veneto) parlano di “condannato in via definitiva”. Ma chi ha patteggiato rientra in questo novero o no? Non abbiamo inoltre visto, all’indomani del 16 ottobre (udienze di accoglimento dei patteggiamenti), nessuna spiegazione ufficiale sul tema, mentre l’opinione pubblica continua a basarsi, per il vitalizio, sull’elenco apparso sul sito del Consiglio regionale il giorno dopo la nostra richiesta di trasparenza del 6 agosto. Secondo noi i veneti meritano chiarezza e trasparenza. E risposte ufficiali».

lda Vanzan

 

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