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Nuova Venezia – Centro protonico causa da 100 milioni

Posted by Opzione Zero in Rassegna stampa | 0 Comments

25

ott

2014

Mestre: dopo la rinuncia al project, le imprese citano per danni l’Ulss 12

Palazzo Balbi si costituisce in giudizio pronta a rivalersi sull’ex dg Padoan

VENEZIA – Un progetto naufragato, una nuova causa milionaria. Parliamo del Centro protonico per la terapia dei tumori di Mestre, un’idea sorta nel 2007, negli anni ruggenti (definiamoli così) di Giancarlo Galan, e sostenuta a spada tratta dal fedelissimo Antonio Padoan, all’epoca direttore generale dell’indebitata Ulss 12 Veneziana e (ad interim) di quella chioggiotta. L’obiettivo era ambizioso: dotare la sanità veneta di un servizio all’avanguardia, capace di combattere con i fasci di neutroni una serie di neoplasie rare. Quasi un ospedale gemello accanto al neonato Angelo, da costruire in project financing. Con due ostacoli gravosi, però: i costi elevatissimi e la necessità di coinvolgere un bacino di almeno 10 milioni di utenti per ammortizzarli; un’eventualità, questa, vanificata sul nascere dalle contemporanee iniziative di Trento, dove il Centro è in fase di realizzazione avanzata, e di Pavia che (grazie al coordinamento dell’Istituto nazionale di fisica nucleare) lo inaugurerà nel febbraio 2010. Ma tutto ciò non dissuade la giunta galaniana dal bandire la gara che premia la cordata d’imprese costituita da Gemmo, Medipass e Varian: i privati si impegnano a investire nell’opera 159,575 milioni, l’Ulss li rimborserà con 738 milioni spalmati in 19 anni. «Gli oneri finanziari del bilancio regionale schizzano da 0,9 milioni del 2007 ai 17,6 del 2009», obietta la Corte dei Conti mentre a Palazzo Balbi, conclusa la lunga stagione galaniana, arriva Luca Zaia. Padoan, orfano del grande protettore, entra presto in rotta di collisione con il governatore leghista ma non rinuncia al Centro protonico ed anzi firma il contratto, incurante dell’altolà delnuovo direttore generale della sanità, Domenico Mantoan, fermo nel precisare che l’oneroso obiettivo non rientra nella programmazione regionale; la giunta, per parte sua, nel gennaio 2013 esprime parere negativo attraverso una delibera che segna la parola fine al progetto. Il seguito, è cronaca recente: Padoan – che denuncia un «accanimento politico» nei suoi confronti e rivendica la bontà delle scelte operate – viene sollevato dall’incarico (farà causa davanti al giudice del lavoro) mentre il suo successore, l’attuale dg Giuseppe Dal Ben, dichiara nullo il contratto stipulato. Tutto finito? Non proprio, perché la cordata d’imprese non la prende bene e avvia una causa civile contro l’Ulss Veneziana chiedendo un centinaio di milioni di danni per il mancato rispetto degli accordi. La prima udienza in tribunale è convocata il 13 dicembre e la Regione si è già costituita parte in giudizio: nel caso l’unità sanitaria fosse condannata a risarcire i privati, fanno sapere da Palazzo Balbi, la rivalsa legale nei confronti di Padoan sarebbe scontata. Ma cosa resta ai cittadini, oltre allo strascico avvelenato dei conflitti politico-manageriali? Tramontato il Centro, si tenta di dare ugualmente una risposta ai pazienti affetti da tumore che necessitano di terapie al ciclotrone. Per questo è imminente la stipula di un protocollo con Trento per assicurare le cure ai malati veneti in regime di convenzione.

Filippo Tosatto

 

Dalle maxi stutture sanitarie alla metropolitana di superficie: in ballo cifre da capogiro

Tre liti in tribunale, Zaia nel mirino

VENEZIA – Contenziosi infiniti, clamorose richieste di risarcimento del danno, corposi ricorsi al Tribunale amministrativo e al Consiglio di Stato. Nel paese degli avvocati e della infinita foresta normativa succede che un buon sistema per recuperare soldi sia quello di prevedere sempre la possibilità di un contenzioso importante. Il terreno dei project financing è l’humus ideale perché molto spesso a compilare le gare d’appalto sono grossi studi legali che lavorano per il privato che propone e per il pubblico che approva. Alla faccia di un conflitto di interesse che fa dell’Italia uno degli ultimi paesi al mondo per tasso di credibilità. La legislatura regionale si sta concludendo all’insegna della richiesta di «incasso» da parte di società, cordate e imprese legate in qualche modo al «sistema Galan», che sta facendo ricchi studi legali e imprese senza muovere un mattone. Nella fattispecie, nelle ultime settimane il conto presentato alla Regione del Veneto supera i duecento milioni: 156 milioni per l’ospedale mai nato di Padova Ovest, altri 100 per la mancata realizzazione del Centro protonico di Mestre, 30 milioni per il sistema metropolitano di superficie. Se le prime due sono semplicemente richieste di risarcimento del danno, la terza è una cifra che effettivamente la Regione dovrà iscrivere a bilancio, in forza di due arbitrati andati male e di altrettante sentenze che hanno confermato l’obbligo a carico della Regione. Si tratta di contenziosi profondamente diversi, ma che risalgono tutti all’epoca dell’ex presidente Giancarlo Galan. E tutte e tre hanno per protagonisti imprese e professionisti in qualche modo legati al cosiddetto «sistema Galan». Il primo contenzioso, di cui abbiamo dato conto nell’edizione di ieri, porta la firma della società vicentina Finanza e Progetti spa ed è un ricorso al Tar del Veneto. La società vicentina, che fa riferimento al finanziere Roberto Meneguzzo, aveva presentato nel 2012 proposta di project financing per realizzare il nuovo ospedale di Padova Ovest. Al termine di due anni di iter amministrativo, complice il cambio di amministrazione al Comune di Padova, la Regione ha dovuto prendere atto che la proposta non è «di pubblico interesse» perché sono venute a mancare le condizioni. Puntuale, il ricorso quantifica in 156 milioni di euro il danno patito dalla società. La storia del centro protonico di Mestre è similare: e adesso la cordata Gemmo, Medipass e Varian chiede cento milioni di euro di risarcimento per la mancata realizzazione. Di poco diversa è la storia di Net Engineering, che negli Anni Novanta aveva progettato il sistema metropolitano di superfice blindando i contratti a proprio favore. In forza di questi, la società di progettazione ha vinto due arbitrati e due procedimenti conclusi con la condanna per la Regione del Veneto. Che dovrà pagare trenta milioni di euro ai progettisti.

(d.f.)

 

Il sindaco: «Dal patto Galan-Zanonato guadagnava solo Finanza e progetti»

Padrin: «Si trovi subito la soluzione, altrimenti perderemo altri cinque anni»

Il pasticcio di Padova ovest. Bitonci: «Felice per lo stop»

PADOVA «Finanza e Progetti» presenta il conto da 156 milioni di euro? Per Massimo Bitonci, il sindaco che ha stoppato il nuovo ospedale a Padova Ovest, non ci sono dubbi: «Era scontato che facessero causa, ma sono felice di aver bloccato quel progetto, nato dal patto tra Galan e Zanonato, che sarebbe costato moltissimo ai padovani e a tutti i cittadini del Veneto». Per Bitonci il ricorso al Tar è la plastica dimostrazione di una truffa sventata: «Dimostra esattamente ciò che dicevo – aggiunge il sindaco di Padova – : possibile che per un’operazione di meno di novecento milioni, 150 dei quali messi dalla Regione, l’utile atteso fosse pari a 133 milioni di euro? Siamo a un rendimento superiore al 15 per cento…» Scoppia con il fragore di una bomba la richiesta danni avanzata dalla società vicentina Finanza e Progetti spa, che fa riferimento a Roberto Meneguzzo, contro la Regione del Veneto, il Comune di Padova e l’Azienda ospedaliera di Padova. Tace la società vicentina, che non va oltre un cordiale «No comment». Ma non tace il mondo della politica, dentro al quale spiccano coloro ai quali non par vero di inchiodare il governatore Luca Zaia giusto a pochi mesi dalle elezioni regionali. Dopo sei anni di procedure amministrative, due anni di corrispondenza tra la Regione e la società vicentina e soprattutto dopo quattro mesi di scontro tra il governatore Luca Zaia e Massimo Bitonci, la frittata è servita. Sull’ospedale di Padova siamo al punto zero. La società vicentina, che sulla questione del nuovo ospedale di Padova è in cordata con la multinazionale delle infrastrutture Lend Lease, ha depositato ricorso al Tar contro lo stop all’ipotesi di Padova Ovest. Per scriverlo ha chiamato i migliori amministrativisti del Veneto e ha sparato una richiesta di risarcimento da paura: «ricorso temerario» dicono in Regione, che fanno sfoggio di serenità e hanno incaricato l’Avvocatura di resistere in giudizio. Non rilascia dichiarazioni il governatore Luca Zaia, certamente il più deluso dalla situazione in cui si è infilata la realizzazione del nuovo ospedale. Ancora una volta è lui che rischia di restare a metà del guado: dopo cinque anni sulla questione del nuovo ospedale resta con una manciata di mosche in mano. Per il 3 novembre ha convocato una riunione a Venezia con il sindaco, l’università, la Provincia, l’Azienda ospedaliera e lo Iov: dovranno decidere se adottare la soluzione dell’area di via Corrado, scelta dal Comune, oppure guardare altrove (Legnaro?). La Regione «scarica» la responsabilità della causa, più che a un lungo e lumacoso iter amministrativo, al repentino cambio di prospettiva imposto dal nuovo sindaco di Padova: «Con Zaia siamo assolutamente in sintonia – spiega Massimo Bitonci, smentendo dissapori – e penso che alla fine troveremo la sintesi nell’area di via Corrado. La proposta di Legnaro è un’amenità, lo dicono gli stessi docenti universitari: è lontana dalla città e dovunque i campus universitari si fanno in centro. Penso che la nuova area di via Corrado, che è già di proprietà pubblica, possa rappresentare una grande opportunità per confermare la vocazione di Padova città della medicina». Chi non è affatto tenero è il presidente della quinta commissione regionale, Leonardo Padrin (Forza Italia): «La priorità della Regione è quella di fare il nuovo ospedale, mi auguro che questa legislatura non si chiuda senza una decisione definitiva. Altrimenti questi cinque anni saranno passati invano. Sul ricorso amministrativo dico semplicemente: chi ha sbagliato paghi, chiunque esso sia». E «Chi ha sbagliato adesso paghi» è anche l’auspicio del capogruppo regionale di Italia dei Valori Antonino Pipitone: «Una bomba – scrive Pipitone – che rischia di far saltare i bilanci della Regione, dell’Azienda Ospedaliera di Padova e del Comune di Padova. Eravamo stati facili profeti – ricorda poi – quando denunciavamo che lo stato confusionale del duo leghista Zaia-Bitonci sarebbe stato buono solo per alzare altro fumo elettorale, ma che rischiava di determinare un enorme danno erariale alle casse pubbliche venete». «Mi sembra che tutti gli atti amministrativi rendano chiara la responsabilità del Comune di Padova – commenta il consigliere regionale del Pd Claudio Sinigaglia –: la Regione ha svolto la procedura correttamente ed è evidente che non ha potuto dare corso alla dichiarazione di pubblica utilità per la nuova posizione espressa dal sindaco di Padova. Fossi in Bitonci sarei più preoccupato di quanto debba essere Zaia. Ma è evidente che sulla vicenda il risultato è che il punto ora sia morto. Anche se credo che non sia preclusa del tutto la possibilità di far risorgere il progetto di Padova Ovest». Secondo Pipitone è evidente come « la sanità padovana sia è diventata un affare privato della Lega, da sacrificare sull’altare delle prossime elezioni regionali».

Daniele Ferrazza

 

la polemica

Ironia Pd: «Tutto previsto»

PADOVA Da Flavio Zanonato a Piero Ruzzante, si scatena l’ironia amara degli esponenti del Partito Democratico sulla vicenda del maxi risarcimento chiesto da Finanza e Progetti. Gianni Berno, consigliere comunale a Padova del Pd, rilegge la mozione votata nell’agosto scorso dal consiglio comunale patavino: «Ricordo che quando il Sindaco Bitonci in piena estate lesse questa nostra mozione pregiudiziale sul nuovo Ospedale andò su tutte le furie e minacciò di querelarci tutti. Tutti i punti evidenziati da questo documento si sono regolarmente realizzati sino al possibile danno patrimoniale».

 

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