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Pipitone (Idv) va all’attacco della Regione. In ballo anche gli assegni di Chisso e Marchese

VENEZIA – Giancarlo Galan riceverà il vitalizio da ex consigliere regionale per i suoi 15 anni di presidente della regione, oppure quando la sentenza di patteggiamento sarà definitiva decadrà da deputato, come prevede la legge Severino, e perderà anche il vitalizio da parlamentare e da ex consigliere regionale? Il quesito, più che giuridico, sta diventando fonte di risse in consiglio regionale perché Antonino Pipitone ha sollevato il caso: «Non è giusto pagare i vitalizi a chi è stato condannato». E in ballo non c’è solo Galan, ma anche Renato Chisso, ex assessore, sospeso dalla giunta veneta grazie alla legge Severino e in attesa di patteggiare la sua pena, e poi Giampiero Marchese, ex consigliere regionale Pd che si è dimesso dopo aver patteggiato con la procura di Venezia. I casi sono tre. Ma la domanda che tutti si fanno è assai intricata: il patteggiamento equivale ad una sentenza di condanna? I difensori degli imputati dicono di no, i pm e i gip invece pensano l’esatto contrario. Ma cosa accadrà nel concreto? Solo con la pena accessoria dell’interdizione dai pubblici uffici scatta la decadenza da parlamentare o consigliere regionale. Ruffato mette in chiaro che Galan ha ricevuto il vitalizio della Regione, dopo i 55 anni, quando non era più ministro né deputato: un periodo molto breve perché nel 2013 è stato rieletto a Montecitorio e il vitalizio veneto si è interrotto. Ora tutti attendono che il patteggiamento diventi sentenza definitiva: la decisione del gip Galasso può essere impugnata dai difensori o dal procuratore generale Calogero e in tale caso a decidere sarà la Cassazione. Tra qualche giorno scadono i termini e quindi si capirà con quali tempi la sentenza Galan diventerà definitiva. Il presidente del consiglio regionale risponde all’Idv e precisa che il Veneto è una «delle primissime regioni che hanno recepito il decreto legge 174.2012 Monti con la legge regionale 47. Voglio quindi assicurare i cittadini sul fatto che allo stato attuale nessun politico o consigliere coinvolto in pesanti vicende giudiziarie sta percependo un vitalizio regionale». La legge a cui si riferisce Ruffato è «Disposizioni per la riduzione e il controllo delle spese… (21 dicembre 2012, n. 47)». Ruffato si riferisce nello specifico all’ articolo 7 nella quale si precisa che «è esclusa, ai sensi degli articoli 28 e 29 del Codice penale, l’erogazione dell’assegno vitalizio in favore di chi sia condannato in via definitiva per delitti contro la pubblica amministrazione» (comma 2). Inoltre il titolare dell’assegno vitalizio «è tenuto a certificare l’insussistenza di condanne in via definitiva per delitti contro la pubblica amministrazione e, in caso di sopravvenute condanne in via definitiva per delitti contro la pubblica amministrazione, è tenuto a darne comunicazione entro cinque giorni, fatta salva la possibilità di procedere in via d’ufficio» (comma 3). Tra commi e codici c’è da impazzire: «La trasparenza del nostro operato in tema di vitalizi è assolutamente evidente», conclude Ruffato.

L’Idv non è però soddisfatta e torna alla carica: non si deve pagare mai.

L’ultima mossa però la decideranno gli avvocati Ghedini e Franchini: un loro ricorso in Cassazione contro il patteggiamento, consentirebbe a Galan di restare deputato fino alla sentenza definitiva. Con l’indennità intera pagata da Roma . Sarà così?

Albino Salmaso

 

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