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Tra i 26 indagati alcuni chiederanno di essere interrogati il caso dell’ex avvocato dello Stato Giampaolo Schiesaro

PRESA DI POSIZIONE I- l sociologo ed ex assessore veneziano Bettin difende il magistrato: «Distinguere ruoli, soggetti e responsabilità»

VENEZIA – Più un avviso di conclusione delle indagini che la informazione di garanzia con la quale si avvisa gli indagati che è stata aperta sul loro conto un’inchiesta. Questa l’impressione di numerosi degli avvocati difensori dei 26 finiti nell’indagine sulle bonifiche. Novantasette pagine con il riassunto delle testimonianze d’accusa raccolte dai pubblici ministeri e con i verbali dei brogliacci della Polizia giudiziaria delle intercettazioni telefoniche ed ambientali, lo stesso schema che le Procure utilizzano per chiedere ai giudici le ordinanze di custodia cautelare, che solitamente arrivano dopo parecchi mesi di accertamenti e non è un caso che anche in questo caso le indagini ormai sono state avviate nel 2012, due anni fa. A farlo la procura di Udine, in particolare sulla laguna di Grado e Marano, ma il pubblico ministero friulano Viviana Del Tedesco ha chiuso le indagini con una richiesta di archiviazione per i reati contro l’ambiente e ha inviato gli atti ai colleghi di Roma per i reati che sarebbero stati commessi nella capitale, al ministero dell’Ambiente, visto che il meccanismo utilizzato in Friuli, per impulso del ministero, sarebbe stato replicato su tutto il territorio nazionale, in tutti i Siti di interesse nazionale. Le carte udinesi sono arrivate sul tavolo del pubblico ministero di Roma Alberto Galanti, che ha coordinato le indagini dei carabinieri e della Guardia di finanza ed ha poi firmato la informazione di garanzia giunta a destinazione questa settimana. Probabile, ora, che almeno alcuni dei personaggi coinvolti chiedano di essere interrogati per spiegare, per chiarire, per tirarsi fuori, se possibile, prima dell’udienza e soprattutto del processo. Tra questi sicuramente l’ex avvocato dello Stato di Venezia, ora in pensione, Giampaolo Schiesaro.E sulla sua posizione oggi interviene lo scrittore e sociologo veneziano Gianfranco Bettin. «L’indagine della Procura di Roma sulle bonifiche dei siti inquinati di Grado e Marano e di Porto Marghera è di cruciale importanza», scrive, «in particolare, essa mette a fuoco i nessi tra il cuore del sistema che ha presieduto alla gestione di queste complesse operazioni, nei ministeri romani e in primis in quello dell’Ambiente, e le realtà dei territori interessati. Soprattutto a Porto Marghera la nuova inchiesta si incrocia con quella relativa al sistema del Consorzio Venezia Nuova e in particolare alla truffa delle bonifiche ipotizzata dalla procura veneziana. L’importanza è dunque evidente e si può guardare con massima fiducia all’opera degli inquirenti». «In certi commenti, tuttavia, si rischia di confondere le acque di una vicenda storica (e anche giudiziaria) che non va invece intorbidata, distinguendo ruoli, soggetti e responsabilità», chiarisce Bettin, «se ci sono state irregolarità o abusi di potere o, ancor peggio, come nel filone veneziano dell’inchiesta, una gravissima ed estesa corruzione, è ovvio che vada perseguito radicalmente chiunque sia coinvolto. Ma non può esserci confusione tra chi correttamente ha cercato di far pagare agli inquinatori il costo dei danni inferti alla comunità e al territorio e chi ha violato la legge, ha abusato di potere o ha (o è stato) corrotto. In particolare colpisce la posizione del dott. Giampaolo Schiesaro, a lungo magistrato e Avvocato dello Stato. Per come lo abbiamo conosciuto, Schiesaro si è impegnato a fondo per recuperare allo stato e quindi alla comunità le risorse dovute da chi si ipotizzava che avesse inquinato. «In questo senso», conclude Bettin, «è stato un protagonista del difficile e fondamentale compito di perseguire i responsabili e di far loro sborsare le risorse per rigenerare il territorio».

Giorgio Cecchetti

 

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