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Gazzettino – Mose, colletta per il ministro

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nov

2014

L’INCHIESTA – Secondo l’ex manager la richiesta era di Gianni Letta. Gonfiati i costi di alcuni lavori

Mose, colletta per il ministro

Tomarelli rivela: Mazzacurati organizzò una raccolta di fondi per far avere due milioni a Lunardi

NERIO NESI – Il presidente del Consorzio “risolse problemi” dell’esponente di Rifondazione

PIERGIORGIO BAITA – “Consulenza” da 500mila euro concessa per contribuire a quell’esborso

L’imprenditore Tomarelli: due milioni di euro dal “sistema” Mazzacurati per il risarcimento che l’ex ministro pagò su sentenza della Corte dei conti

SUPER RACCOMANDAZIONE – A sollecitare un intervento fu l’ex sottosegretario Letta

A CARICO DEI CONTRIBUENTI- La spesa per alcuni interventi lievitò per ricavare la riserva

BENEFICIATO Pietro Lunardi, ministro dei trasporti nei governi Berlusconi

Mose, lavori fasulli per aiutare Lunardi

Non fu semplice per Giovanni Mazzacurati riuscire ad aiutare l’ex ministro Pietro Lunardi a pagare l’ingente somma – pari ad oltre 2 milioni di euro – che nel 2007 la Corte dei conti gli aveva imposto di risarcire per l’illecita buonuscita accordata ad un alto dirigente Anas. A fornire nuovi dettagli su uno dei più incredibili episodi relativi al “sistema Mose”, è stato lo scorso giugno l’ex responsabile della società di costruzioni Condotte, Stefano Tomarelli. L’ingegnere romano, in un lungo interrogatorio, ha ricostruito le modalità con le quali l’uomo di fiducia di Mazzacurati, Luciano Neri, si “inventò” una sorta di “colletta” a favore di Lunardi, da realizzare, però, non con il denaro delle aziende, ma con i soldi del contribuente.
A sollecitare un intervento a favore dell’ex ministro, era stato Gianni Letta, a lungo sottosegretario alla presidenza del Consiglio con Silvio Berlusconi. E a Venezia non si perse tempo: «Mazzacurati mi disse che avrebbero potuto fare due riserve: una di Fincosit e una di Condotte, fittizie, che, sommate 2 milioni l’una, 2 milioni l’altra, avrebbero fatto 4 milioni».
In sostanza Mazzacurati suggeriva di far lievitare falsamente i costi di alcuni lavori del Mose: il ricavato (proveniente dagli stanziamenti statali per l’opera) sarebbe stato poi girato all’ex ministro. E voilà. Con i soldi spillati allo Stato, Lunardi avrebbe potuto risarcire il danno all’Erario.
Tomarelli ha raccontato ai pm Paola Tonini e Stefano Buccini, di essersi opposto: «Mi rifiutai di aderire come Condotte… Per un periodo non ne seppi più nulla, poi combinarono un Comitato tecnico in cui portarono una riserva unica di Mantovani per 4 milioni di euro, e l’approvammo lì…»
Il racconto di Tomarelli si aggiunge a quanto già messo a verbale nel 2013 da Mazzacurati e da Piergiorgio Baita, il presidente di Mantovani, i quali hanno parlato di una consulenza ad hoc – del valore di 500mila euro – concessa alla società dell’ex ministro, sempre per aiutarlo a pagare la Corte dei conti.
Lunardi rimase ai Lavori pubblici fino al 2006 e fu lui ad inserire il Mose nella Legge obiettivo. Poi non si occupò più del progetto per la difesa di Venezia dall’acqua alta. Ma Mazzacurati era solito non dimenticarsi mai degli amici, come precisò allo stesso Tomarelli: «Mio padre – che era imprenditore – mi ha sempre insegnato che i funzionari dello Stato vanno comunque sempre aiutati, anche quando sono fuori dalla zona di potere».
Così Mazzacurati avrebbe fatto anche in altre occasioni. È sempre Tomarelli a riferire un episodio riguardante un altro ministro, questa volta di sinistra: «Mazzacurati mi disse che Nesi (Nerio, di Rifondazione comunista, ndr) aveva un problema e lui mi disse “Io glielo risolvo”, ma non era più ministro…»
Sia Nesi che il ministro Alessandro Bianchi (governo Prodi) avevano posizioni non favorevoli al Mose: «Bianchi era proprio contrario e voleva spezzettare i fondi del Cipe in mille rivoli… – ricorda Tomarelli – Mazzacurati sicuramente riuscì ad incontrali, sicuramente riuscì ad ottenerne la benevolenza…». Nessuno di questi esponenti politici risulta indagato nell’inchiesta sul Mose.
Nel suo interrogatorio Tomarelli parla a lungo anche dei due presidenti del Magistrato alle acque finiti sotto inchiesta con l’accusa di essere stati al soldo del Cvn. Di Patrizio Cuccioletta ricorda che fu proprio il ministro Nesi a cacciarlo, nel 2001, dopo lo scandalo per alcuni lavori a Torcello, sostituendolo con Maria Giovanna Piva. Nel 2008 fu Mazzacurati a volere nuovamente Cuccioletta in laguna. Tomarelli racconta che il presidente del Cvn aiutò il presidente del Magistrato alle acque anche a risolvere una questione con la Corte dei conti per le spese “allegre” sostenute nel restauro dell’appartamento di servizio: «Intervenne sicuramente, o pagandogliela al posto suo… insomma, chiudendo la questione».

 

SALVAGUARDIA E POLEMICHE Andreina Zitelli, ex Commissione Via attacca

«Stop ai lavori e indagine sul Mose»

Chiesta la revisione delle procedure che hanno fatto partire l’opera

L’ACCUSA «Da chiarire i collaudi e la scelta delle cerniere»

Altro che finire il Mose nel più breve tempo possibile, come chiedono un po’ tutti in questi giorni. Qui si impone una riflessione immediata sul progetto complessivo e un’inchiesta per capire come siano state aggirate le conclusioni della Valutazione di impatto ambientale (Via) negativa del 1998.
Andreina Zitelli, già docente allo Iuav proprio in materia di Via ed ex membro della Commissione nazionale Via, attacca il pensiero comune secondo il quale ora l’unica emergenza dopo il commissariamento sarebbe la conclusione dell’opera in tempi rapidi.
«Dopo il commissariamento – dice – la prima cosa da fare è sottoporre a revisione il progetto complessivo del Mose sul piano prima funzionale e poi tecnico. Questa analisi critica serve per capire dove la corruzione è intervenuta per far avanzare le decisioni e i finanziamenti di un’opera che non ha mai avuto un progetto esecutivo unitario. Bisogna anatomizzare – continua Zitelli – il processo decisionale di approvazione del Mose: capire la responsabilità scientifica di coloro che si sono prestati ad affossare la valutazione di impatto ambientale negativa del 1998».
Per Zitelli uno stop con riflessione sarebbe necessario anche per capire “le implicazioni future della intrusione irreversibile rappresentata dall’ affondamento degli enormi cassoni di cemento a traverso i canali di porto e a profondità definite per sempre”.
Insomma, sarebbe il momento buono per far venire al pettine nodi mai sciolti con la decisione governativa di cantierare l’opera senza analizzare le alternative in campo e senza considerare le osservazioni presentate dal mondo scientifico, ambientalista e accademico.
«È decisivo sapere chi ha validato la funzionalità del sistema di previsione – attacca la docente ora in prima linea anche contro il canale Contorta – stabilito la quota di chiusura, fissato la batimetria delle bocche, fatto gli studi del monitoraggio ambientale, ignorato i segnali dell’innalzamento del livello marino in rapporto alla vita stimata dell’opera in 50-100 anni».
Un’ultima menzione riguarda l’aspetto costruttivo.
«Va fatta luce definitiva sui collaudi dei lavori male eseguiti – conclude Zitelli – e sulle responsabilità delle più recenti approvazioni, al Magistrato alle Acque, del sistema delle cerniere e del sistema delle paratoie a rischio di risonanza e collasso».

M.F.

 

IL CASO MOSE – I VINTI SIAMO NOI CITTADINI

La questione degli scandali legati al Mose si è alfin risolta, a quanto pare, con soddisfazione di tutti. Se la son cavata con qualche spicciolo gli imputati, che vedono svanire l’ipotesi delle sbarre; soddisfatta la Procura, che vanta un forte attivo economico grazie ai patteggiamenti e dà prova con orgoglio di una vicenda conclusasi in tempi brevissimi, contraddicendo la diffusa opinione di una giustizia-lumaca. In realtà è a mio avviso perdente lo Stato, e quindi noi contribuenti perché:
1.Non è del tutto vero che la giustizia abbia agito in questo caso con rapidità. Di possibili scandali si vociferava già verso il 2000, ma esistono altri indizi e riscontri certi successivi che evidentemente sono stati sottovalutati. Mi limito a ricordare, anche per conoscenza diretta, la questione delle cerniere, risalente al 2010, che ha visto l’affido diretto alla Mantovani-Fip di una commessa di decine di milioni di euro grazie al rifiuto da parte del Magistrato alle acque della mia proposta di bandire una gara internazionale che ponesse in competizione più tecnologie e offerte economiche.
2. I quattrini incamerati rappresentano una quota modesta delle presunte tangenti, pagate con soldi pubblici.
Penso perciò che questa triste vicenda veda solo dei vinti: noi cittadini.

Prof. ing. Lorenzo Fellin – Padova

 

La riflessione

QUANTI SCANDALI IN QUESTA CITTÀ

Cadono le braccia! Ieri le prime otto pagine del Gazzettino locale occupate da articoli su scandali, ruberie e malversazioni varie.
Mose, bonifiche ambientali, Ater, case abbandonate alla Giudecca, Campo Marte, con blocco delle costruzioni e sprechi vari.
La somma delle supposte cifre mal spese e spesso rubate ammonta a vari milioni di euro, finiti in tasche sbagliate. Il cittadino comune, specie quello che fatica ad arrivare alla quarta settimana, cosa deve pensare?
Quando i colpevoli vengono scoperti, oltre a dichiararsi sempre innocenti, patteggiano. Sarebbe il meno, ma le cifre che risarciscono sono sempre naturalmente molto inferiori a quelle rubate, e questo è una presa in giro per chi continua a credere nell’onestà e nel lavoro corretto (il caso Mose insegna in tal senso) e per chi indaga.
Anche chi ha ripetutamente rubato, per anni o decenni, alla fine viene perdonato, si gode gran parte del maltolto, e spesso dopo qualche anno ritorna nell’agone politico-affaristico, come se niente fosse. Alcuni addirittura ci fanno la morale da vari programmi di “approfondimento”.
Attenzione che la china è pericolosa. Non sappiamo che succederà quando il cittadino medio sarà davvero stufo, avrà eroso anni di risparmi e riterrà che lavorare onestamente non abbia più senso alcuno davanti agli esempi che arrivano dall’alto. Attenzione perchè allora nessuna classe politica-amministrativa ce la farà a garantire l’ordine sociale e scivoleremo in un avventurismo senza ritorno.

Mirka Rossetto, Francesco Sinisi – Venezia

 

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