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La denuncia dell’architetto De Simone dopo l’emersione di quelle di Treporti

«Se dopo un anno sono così, i costi di manutenzione sono destinati a esplodere»

È allarme sulla futura manutenzione delle paratoie del Mose e in particolare sui loro costi, che potrebbero salire notevolmente rispetto alle previsione fatte dai tecnici del Consorzio Venezia Nuova, alla luce delle condizioni in cui si presentano le prime otto sollevate l’altro ieri a Treporti, dopo circa un anno di permanenza in acqua.

A sollevare il problema è l’architetto Fernando De Simone, con esperienze professionali specifiche in costruzioni sotterranee e sottomarine. «Dalle foto si vede chiaramente che a un anno di stanza dalla loro installazione – spiega – le paratoie mostrano già i segni dell’aggressione, salina, che ha attaccato la vernice protettiva soprattutto nella parte centrale. E stiamo parlando della parte meno esposta all’azione del mare. Mi chiedo perciò in che condizioni siano – e mi piacerebbe che il Consorzio Venezia Nuova diffondesse le immagini fotografiche anche delle parti subacquee dei moduli – i gruppi di aggancio alla cerniere, perché ricordiamo ancora, quando fu realizzato il prototipo del Mose, la rapida aggressione alla parte inferiore di esso di cozze e altri mitili».

Secondo l’architetto De Simone, su questa base, è prevedibile una crescita esponenziale dei costi di manutenzione delle paratoie rispetto alle previsioni del Consorzio Venezia Nuova. «Ho visto che pochi giorni fa il direttore del Consorzio Hernes Redi – spiega ancora – parlava in un’intervista televisiva di costi di manutenzione previsti tra i 30 e i 40 milioni di euro ogni cinque anni nei cantieri dell’Arsenale, quando dovrebbe scattare la pulitura. Ma se queste sono le condizioni delle paratoie dopo un anno, è chiaro che la pulitura dovrà essere effettuata forse anche su base annuale, moltiplicando per cinque quei 40 milioni di euro previsti. D’altra parte, per la realizzazione delle paratoie, al posto del più costoso acciaio inossidabile, si è preferito utilizzare la lamiera zincata a protezione catodica, che rilascerà tra l’altro in mare, ogni anno, 12 tonnellate di zinco. Il “vantaggio” della protezione catodica è che, a causa del costante distacco dello zinco, per non fare arrugginire rapidamente le paratoie, bisognerà smontarle tutte, a rotazione, portarle in cantiere, rivestirle e, con il mare calmo, rimontarle, per cento anni, quando si prevede debba durare il sistema Mose secondo lo stesso Consorzio Venezia Nuova. E così i costi di manutenzione rischiano letteralmente di esplodere».

Interrogativi indubbiamente interessanti e meritevoli di risposte, quelli che pone l’architetto De Simone, e in vista del commissariamento del Consorzio Venezia Nuova, annunciato in questi giorni sulla base della richiesta del responsabile dell’Autorità Nazionale Anticorruzione Raffaele Cantone, anche la questione degli effettivi costi di manutenzione del sistema Mose è destinata a entrare sotto la lente d’ingrandimento del nuovo commissario, tanto più che si prevede che la responsabilità di gestione dei costruttori cessi due anni dopo il collaudo delle opere, lasciando a chi resta l’onere del funzionamento delle dighe mobili.

Enrico Tantucci

 

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