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Gazzettino – Trieste “ruba” la logistica a Venezia

Posted by Opzione Zero in Rassegna stampa | 0 Comments

9

nov

2014

ECONOMIA – Il Porto ha aggiudicato un appalto per costruire una piattaforma merci da 25 ettari

Nel gruppo di privati la noalese Cosmo Ambiente e l’Interporto di Bologna che ora punta all’Est Europa

LO SCALO GIULIANO – Senza terreni strapperà aree al mare

MARGHERA AL PALO – I 90 ettari “Montesyndial” sono ancora inutilizzati

Il porto di Trieste ora ruba la logistica a Marghera. Se la nostra laguna dovesse disgraziatamente perdere anche il traffico crocieristico, a Venezia nel giro di pochi anni andrebbe in fumo uno dei settori economici più importanti, la portualità.

Mentre il governatore del Friuli Venezia Giulia, nonché vice segretario del Pd nazionale, Debora Serracchiani non perde occasione per bocciare il nuovo porto offshore di Venezia come inutile e controproducente per gli interessi degli altri porti dell’alto Adriatico, a Trieste l’Autorità portuale agisce per rilanciare lo scalo giuliano.

Ha da poco aggiudicato un appalto per creare un nuovo centro logistico su un’area di ben 25 ettari, dove tra l’altro verranno formati treni-blocco per portare i prodotti italiani nell’est Europa e viceversa. In buona sostanza Trieste si candida a diventare il porto di riferimento dell’alto Adriatico per le merci che vengono dall’Oriente o dalla pianura Padana e vanno verso l’Europa dell’Est. Con buona pace del porto offshore che l’Autorità portuale di Venezia (Apv) vuole costruire a 8 miglia al largo di Malamocco per ospitare le grandi navi che in laguna non riescono ad entrare e per fare da scalo di riferimento per tutti i porti dell’alto Adriatico, Trieste, Fiume, Capodistria, Ravenna.

E Marghera? A Marghera l’Apv ha speso oltre 60 milioni di euro per acquistare 90 ettari dove sviluppare la logistica avanzata (lo stoccaggio delle merci e anche la loro lavorazione finale prima di inviarle ai distributori) ma ormai sono passati anni dai rogiti con Montefibre e Syndial (Eni) e quei terreni sono ancora vuoti.

Si era sempre detto che Trieste ha il grande vantaggio dei fondali profondi, per cui può ospitare anche le navi più grandi di ultima generazione, ma per contro ha il grande handicap della mancanza di aree per la logistica nel retroporto.

Ora sta ponendo rimedio anche a questo problema: l’appalto appena aggiudicato, che voci informate dicono sia solo il primo, prevede che l’Autorità portuale concederà ai privati vincitori della gara un’area, appunto, da 25 ettari, 14 dei quali sono aree attualmente occupate dal mare che verranno rese disponibili grazie alla rettifica artificiale della linea della costa esistente e sulle quali verrà realizzata una piattaforma su sedime marino, che include nuovi raccordi ferroviari e stradali, e un nuovo attracco per navi traghetto.

Trieste, insomma, sta rubando “terra” al mare e costruendo le sue aree logistiche. Così, alla fine, avrà i fondali, che Venezia non ha, e pure le aree logistiche, che Venezia ha ma ancora vuote.

Penultimo particolare importante: il gruppo che si è aggiudicato l’appalto è capitanato dalla I.Co.P Spa, impresa di costruzioni di Basiliano Udine, e costituito dalla casa di spedizioni triestina Francesco Parisi, dalla veneziana Cosmo Ambiente (di Noale) e dall’Interporto di Bologna che, assieme a Verona, è la più grande struttura d’Italia. E siccome storicamente Bologna ha sempre operato con i porti del Tirreno e spedito direttamente via Brennero in Europa del Nord, significa che ora punta sull’altro ricco mercato, l’Est Europa, e che per raggiungerlo ha scelto Trieste, e non Venezia.

Dulcis in fundo, l’appalto è da 132 milioni di euro per una sorta di project financing: 102 di quei milioni di euro sono finanziati dal pubblico. Cosa rara in Italia e che dimostra come il pubblico in Friuli Venezia Giulia conti molto più che altrove.

 

A proposito di…

IL PORTO AL LARGO DI MALAMOCCO

Leggo gli articoli a proposito della polemica sull’utilità o meno del porto off shore al largo di Malamocco. Mentre la vicesegretaria del Pd ha sostenuto l’inutilità del faraonico progetto di porto d’altura, Costa la accusa in sostanza di disinformazione (“disinformazia”) e di faziosità pro Trieste. La accusa anche di essersi sottratta a sue richieste di incontro-confronto. In realtà Serracchiani e Costa si sono ben incontrati al convegno proprio sulla “portualità alto-adriatica” organizzato dal Pd veneziano il 4 ottobre a Mestre. Quattro ore e mezza di densissimo dibattito con contributi assai qualificati (concentrate nella sola mattinata, causa indisponibilità proprio di Paolo Costa ad intervenire, come era previsto, in una sessione pomeridiana). In quell’occasione molti intervenuti hanno messo in evidenza le criticità di quel progetto (dove sarebbero poi i finanziatori privati?), e l’opportunità piuttosto di rafforzare nel suo complesso il sistema portuale italiano dell’alto Adriatico con relative infrastrutture di comunicazione alle spalle. Le conclusioni di Debora Serracchiani in quel convegno, sono dunque risultate in linea con molti interventi, ma non hanno evidentemente fatto piacere a Costa.

Marco Zanetti – Venezia

 

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