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L’ex ministro all’Ambiente indagato per corruzione si dice estraneo alle accuse

Audizione di 40 minuti, il parlamentare presenta una memoria di 50 pagine

ROMA – La Giunta per le Immunità del Senato ha ascoltato oggi l’ex ministro delle Infrastrutture e dell’Ambiente, ora senatore di Forza Italia, Altero Matteoli, coinvolto nell’inchiesta sul Mose di Venezia. Il parlamentare, nei confronti del quale i magistrati veneziani hanno chiesto al Senato che gli venisse concessa l’autorizzazione a procedere, aveva domandato di essere audito dalla Giunta per spiegare la sua estraneità ai fatti che gli sono stati contestati.

Matteoli è stato ascoltato per circa 40 minuti e ha depositato una memoria di una cinquantina di pagine. Ha spiegato di essere totalmente «estraneo alla vicenda ed ha sostenuto come contro di lui ci sia un «fumus persecutionis evidente». Ha, infine, affermato che le dichiarazioni di Giovanni Mazzacurati, l’ex presidente del Consorzio Venezia Nuocva che lo ha accusato, siano del tutto «infondate».

Matteoli, all’uscita dall’aula dove si riunisce la Giunta, non ha voluto rilasciare alcuna dichiarazione ai cronisti. Ora toccherà al relatore e presidente della Giunta, Dario Stefano (Sel) decidere la proposta da avanzare agli altri componenti dell’organismo parlamentare. La proposta dovrà poi essere sottoposta al voto della Giunta e quindi al vaglio dell’aula.

Matteoli è indagato per corruzione, dopo che il Tribunale per i ministri del Veneto ha dato il via libera all’inchiesta sul suo conto. «Le indagini eseguite hanno dimostrato l’asservimento del politico Matteoli Altero alle politiche del Consorzio Venezia Nuova, nella veste di ministro dell’Ambiente e di ministro delle Infrastrutture.

Il Tribunale dei ministri del Veneto dispone la trasmissione degli atti al procuratore della Repubblica per l’immediata trasmissione al presidente del Senato che ha la competenza». Queste sono le ultime righe dell’ordinanza di 200 pagine con la quale la presidente Monica Sarti e i giudici Priscilla Valgimigli e Alessandro Girardi avevano sciolto la riserva. Gli atti, oltre all’ordinanza contengono gli accertamenti svolti dai pubblici ministeri Paola Tonini, Stefano Ancilotto e Stefano Buccini.

C’è anche il verbale d’interrogatorio di Mazzacurati, quelli di alcune segretarie dell’anziano ingegnere, dell’ex presidente del Magistrato alle acque Patrizio Cuccioletta, dell’imprenditore romano di «Condotte d’acqua» Stefano Tomarelli e dell’ex direttore vicario del Consorzio Roberto Pravatà. Inoltre, tutta la documentazione che la Guardia di finanza ha acquisito presso la sede della società romana «Socostramo» di Erasmo Cinque.

 

Ambiente Venezia scrive alla Ue: «Riaprire la pratica». Oggi assemblea sull’Arsenale

Zappalorto elogia il Mose: «Complimenti»

«Tecniche raffinate e altissima specializzazione. L’ingegneria italiana è una delle eccellenze del nostro Paese». Così il commissario Vittorio Zappalorto ha commentato ieri l’esperimento del Consorzio Venezia Nuova con il sollevamento delle 21 paratoie della schiera di Treporti. L’associazione Ambiente Venezia la pensa diversamente. «Abbiamo scritto alla commissione Petizioni del Parlamento europeo», dice il portavoce Luciano Mazzolin, «per chiedere che la pratica del Mose venga riaperta e vengano riesaminati i vari passaggi tecnici alla luce dell’inchiesta sul sistema Mose e la corruzione». C’è anche chi punta il dito sulle vernici e i costi della manutenzione. «Chiaro che si sono sollevate, è il principio di Archimede», dice la docente Iuav Andreina Zitelli, «aspettiamo». L’architetto Fernando De Simone chiede se la tolleranza di un centimetro tra i cassoni «abbia tenuto conto della dilatazione termica che può essere di qualche centimetro». Oggi intanto in sala San Leonardo (17) assemblea pubblica dei comitati per decidere sul futuro dell’Arsenale.

(a.v.)

 

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