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Gazzettino – Mose. Consorzio avanti con due commissari

Posted by Opzione Zero in Rassegna stampa | 0 Comments

20

nov

2014

MOSE – Si attende la decisione dell’Anac e del prefetto di Roma. Potrebbero essere due tecnici

L’ipotesi è ancora allo studio. Ma sul tavolo del prefetto di Roma, Giuseppe Pecoraro pare che ormai il progetto stia piano piano prendendo piede. Con ogni probabilità, non ci sarà un solo commissario, ma due. Pare questa l’ipotesi più accreditata per il “trasferimento di poteri” dall’attuale governance del Consorzio Venezia Nuova a quella nuova sorta dopo il diktat di Raffaele Cantone, presidente dell’Autorità nazionale anticorruzione. La scelta di due commissari anzichè uno solo, ma neanche fino ad un massimo di tre, come prevede il decreto 90, sarebbe dovuta alla volontà di Cantone e Pecoraro di distinguere le attività del Consorzio Venezia Nuova che, proprio per la loro ampiezza e diversità di argomenti, rischierebbe di ingolfare l’attività di un solo commissario. Quindi, proprio nell’ambito delle numerose competenze, ma anche dell’ampiezza delle opere e delle sfaccettature (amministrative, burocratiche, operative ed ingegneristiche) con le relative competenze necessarie, si sarebbe giunti alla decisione di scegliere una sorta di “coppia al comando”, dove ognuno dei rappresentanti possa avere competenze specifiche e adeguate.

L’identikit potrebbe essere più o meno questo: da una parte, un tecnico di area per le questioni idrauliche (un esperto di settore, ma anche un professore universitario con competenze specifiche); e dall’altra, un funzionario statale che in qualche modo possa (e debba) destreggiarsi nei meandri della pubblica amministrazione ma anche nei rapporti con le numerose imprese della galassia del Consorzio Venezia Nuova e dell’indotto. Insomma, una sorta di “prefetto” in grado di gestire la parte pubblica e/o politica, un po’ sulla falsariga di quello che sta accadendo a Ca’ Farsetti con il commissario prefettizio.

Intanto, proprio la complessità dell’operazione – sostanzialmente la prima nel suo genere – trova la completa disponibilità dell’attuale staff del Cvn che, già nelle scorse settimane, aveva fatto capire che, puntando sul fattore discontinuità rispetto alla gestione Mazzacurati, aveva dimostrato fin da subito la massima collaborazione.

 

SCANDALO MOSE, IL “COMUNE SENTIRE”

Non sono un avvocato e quindi la domanda che pongo può essere ingenua. Ho letto le motivazioni della sentenza a carico di Giancarlo Galan (“Galan, corruzione provata e pena giusta”, così il Gazzettino di martedì 18) e apprendo che la congruità della pena deriva dall’”incensuratezza dell’imputato e l’aver atteso in Italia l’autorizzazione della Camera dei Deputati anziché riparare all’estero”.

Quindi, se ho capito bene, se una persona compie un reato di questa portata ma è la prima volta che lo compie e non scappa, può contare su almeno due opportunità: prima volta che delinque e mancata fuga, senza contare, come terza opportunità, la possibile prescrizione grazie all’elasticità della nostra giustizia.

Mi domando: ma il reato lo ha commesso o no? E se l’ha commesso perché non viene perseguito anche se non scappa?

Evidentemente non è così perché, secondo la dottoressa Galasso “l’adeguatezza della pena va stimata non certo in base a quello che potrebbe essere il comune sentire”.

Sarà anche giusto così, ma soprattutto per reati di questa portata non riesco a liberarmi dal “comune sentire”.

Renato Pestriniero – Venezia

 

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