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Gazzettino – Mose. Per i corrotti niente prescrizione.

Posted by Opzione Zero in Rassegna stampa | 0 Comments

28

nov

2014

PROCESSO MOSE – La Corte di Cassazione ha depositato la sentenza che conferma il carcere

I reati di Galan e Chisso considerati non episodici ma collegati fra loro

Nessuno degli episodi di corruzione contestati nell’inchiesta sul “sistema Mose” è prescritto. Lo ha sancito la Corte di Cassazione nelle motivazioni della sentenza, depositate ieri, con cui lo scorso 25 settembre rigettò il ricorso dell’ex assessore regionale Renato Chisso, confermando per lui la misura cautelare in carcere.

Secondo la sesta sezione penale, presieduta da Antonio Agrò, non siamo di fronte a singoli atti di corruzione, ma ad un reato permanente: dall’inchiesta è emerso, infatti, che Chisso – e con lui l’ex presidente della Regione, Giancarlo Galan – erano al soldo del Consorzio Venezia nuova e della società Mantovani, cioè si erano messi a loro disposizione.

Di conseguenza, il termine di prescrizione non va calcolato su ciascuna singola “mazzetta”, bensì partendo dall’ultimo pagamento illecito in ordine di tempo. Ovvero, per l’ex assessore di Forza Italia, dal febbraio del 2013.

Questa sentenza smentisce radicalmente la decisione del Tribunale del Riesame di Venezia, che dichiarò prescritti tutti gli episodi precedenti al 31 maggio del 2008, provocando uno “scossone” all’inchiesta e, con molte probabilità, contribuendo alla scelta dei pm di percorrere al più presto la strada dei patteggiamenti a pene contenute, pur di non correre il rischio di trovarsi con un pugno di mosche in mano. La Cassazione parla di «doppio errore di diritto» da parte dei giudici lagunari.

La sentenza della Suprema Corte è stata depositata alla vigilia dell’udienza nel corso della quale, questa mattina, davanti al gup Massimo Vicinanza, saranno discusse le istanze di patteggiamento presentate da Chisso (2 anni e 6 mesi) e dal suo segretario, Enzo Casarin (1 anno e 8 mesi), nonché dall’ex collaboratore di Giovanni Mazzacurati, Federico Sutto (2 anni).

Dal punto di vista della pena non dovrebbe cambiare nulla, considerato che accusa e difesa hanno già raggiunto un accordo complessivo e che i pm non sembrano intenzionati a chiedere aumenti. Ma l’ammontare delle somme sottoposte a confisca potrebbe lievitare sensibilmente in quanto il prezzo del reato va calcolato anche sui contestati episodi di corruzione precedenti al maggio del 2008.

Galan ha già patteggiato a metà ottobre (2 anni e 10 mesi con la confisca di 2.6 milioni) considerando soltanto i reati successivi al 22 luglio del 2008: cosa succederà per quelli precedenti che, secondo la Suprema Corte non sono prescritti?

Questa mattina il difensore di Chisso, l’avvocato Antonio Forza, contestualmente alla richiesta di patteggiamento (con l’accordo della Procura), chiederà al giudice di valutare preliminarmente la possibilità di assolvere l’ex assessore ai sensi dell’articolo 129 del codice di procedura penale, ovvero per evidente insussistenza dell’accusa. Eventualità che appare piuttosto improbabile, tanto più alla luce della sentenza della Cassazione che riconosce la sussistenza di gravi indizi di colpevolezza nei confronti di Chisso per tutte le accuse che gli vengono rivolte. Anche per quelle più datate.

 

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